Boom di green pass. A Salvini e Meloni 82 milioni di schiaffi

Claudio Cerasa

L'impennata dei certificati verdi, i pochi trasgressori, la crescita delle dosi di vaccino (Inghilterra superata), il rientro a scuola (più deleghe ai docenti, meno whatsapp). Piccoli appunti da un paese normale

Tu chiamale se vuoi piccole tracce di un paese normale. Tracce di un paese che nonostante tutto, nonostante la stanchezza, nonostante la paura, nonostante l’incertezza, in un anno e mezzo di pandemia si è fatto in quattro non per tornare a vivere una vita normale, che chissà quando succederà di nuovo, ma per fare della vita nella nuova normalità un piccolo miracolo di efficienza quotidiana. Le scuole riaprono e green pass a parte, ché i primi giorni sono difficili, i ragazzi entrano diligentemente scaglionati, in aule organizzate, con insegnanti rassicuranti, presidi pazienti, bambini mascherinati, genitori ben distanziati dalle aule dei propri figli (più peso alla delega agli insegnanti e meno peso alle chat su whatsapp ai genitori) e il personale scolastico che tranne qualche caso minoritario è ormai vaccinato all’89 per cento.

 

Le scuole riaprono, i figli si adattano, le classi si organizzano, gli insegnanti si vaccinano. E mentre in politica e nei talk-show e nei giornali c’è chi tenta in tutti i modi di dar voce a una minoritarissima Italia complottista, c’è un’altra Italia maggioritaria che  offre una buona ragione per essere ottimisti sul presente e sul futuro. E’ l’Italia che ogni giorno fa un passo in avanti nella vaccinazione (domenica sera, come numero di prime dosi rispetto alla popolazione, ha superato anche l’Inghilterra, dopo aver superato da tempo anche gli Stati Uniti). E’ l’Italia che ogni giorno fa un passo in avanti nella capacità di inoculazioni quotidiane (il generale Figliuolo ha detto la scorsa settimana al presidente del Consiglio che la potenzialità di vaccinazione del paese si aggira attorno alle 650 mila inoculazioni al giorno). E’ l’Italia che ogni giorno prende a schiaffi i furbetti del green pass sia sul lato politico sia su quello sanitario. Negli ultimi tre giorni, sul primo fronte, ad aver tirato per esempio buffetti al leader della Lega Matteo Salvini sul tema del green pass sono stati, nell’ordine, i governatori leghisti di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia, oltre al ministro Giancarlo Giorgetti, tutti convinti che il green pass sia uno strumento di libertà e tutti convinti che più verrà adottato il certificato verde meno possibilità ci saranno di tornare al passato delle chiusure.

 

Sul secondo fronte, sul tema dell’uso del green pass, i dubbi alimentati dal Pudcc, il partito unico dei cialtroni complottisti, sono dubbi che più passa il tempo e meno fanno presa nella testa degli italiani. Lo dice il numero di vaccinati per fascia d’età (gli over 80 vaccinati sono il 92 per cento, la fascia tra i 70 e i 79 anni è vaccinata all’89 per cento). Lo dice il numero di persone controllate e sanzionate dalle forze dell’ordine nell’ambito del monitoraggio dei servizi di controllo per il contenimento del Covid-19 (dati dell’11 settembre: 86.570 persone controllate, 137 sanzionate, 9 denunciate; 5.719 esercizi commerciali controllati e 10 attività sanzionate e 5 chiuse). Ma lo dicono anche i numeri raccolti dal Foglio sul tema dell’uso del green pass. Salvini e Meloni fanno i furbetti, un giorno dicono di essere a favore, un giorno dicono di essere a sfavore, ma la loro confusione non sembra aver condizionato gli italiani. Nelle ultime due settimane, il numero di certificati scaricati in Italia è passato da 71  a 82 milioni, il che vuol dire che ci sono, a seconda dei giorni, 46, 48, 50 milioni di persone che hanno almeno un green pass. E più la stragrande maggioranza del paese tenta di muovere un passo nella stagione della responsabilità più i politici, i commentatori, gli opinionisti, i conduttori che tentano di alimentare l’Italia meno responsabile appaiono simili al mitico Enrico Ghezzi di “Fuori Orario”: immagini che scorrono e voce fuori sincrono. C’è un paese che frena, che giogioneggia, che gioca con i complottismi e che trova molto spazio nella rappresentazione mediatica. C’è un paese che corre, che va veloce, che cerca di tornare alla normalità e che trova invece poco spazio nella rappresentazione mediatica. I problemi ci sono, ovvio, ma il piccolo miracolo di efficienza quotidiana merita forse qualcosa in più di un piccolo box a pagina venti.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.