Foto Michele Nucci/LaPresse

Governare il presente senza avere l'illusione di prevedere il futuro. Lettera al virologo collettivo

Claudio Cerasa

L’unico mezzo che si ha per generare ottimismo è offrire l’unica sicurezza possibile: dimostrare di essere in grado di governare ciò che potrebbe andare storto. Contro la quarta ondata del cialtronismo

L’imminente riapertura delle scuole in Italia, oltre che terrorizzare chiunque si ritrovi ad avere figli in età non vaccinabile, figli costretti cioè ad andare presto in aule dove le lancette e le regole della pandemia si sono drammaticamente fermate a più di un anno fa, proietta il nostro paese in una nuova dimensione, all’interno della quale i cittadini vivono una consapevolezza diversa rispetto a un anno fa. La consapevolezza è quella di chi si rende conto che nella nuova fase della pandemia occorre mettere da parte il sogno dell’imminente fine del Covid-19 e occorre dimenticare che sia possibile immaginare un futuro rapido in cui tutti i nostri incubi resteranno solo un lontano ricordo. Al contrario di quello che si potrebbe credere, la nuova consapevolezza non è lì per portarci dosi immani di pessimismo, ma è lì per portarci in un nuovo mondo dove la sicurezza di ciascuno di noi dipenderà sempre più da un concetto chiave: governare il presente senza avere l’illusione di poter prevedere il futuro.

 

Intorno a noi, lo vediamo, tutto o quasi va per il meglio, certo. Ogni giorno l’economia ci offre una buona ragione per essere ottimisti. Ogni giorno il numero di dosi somministrate agli italiani ci offre una ragione per non essere negativi. Ogni giorno la scienza ci offre una buona ragione per avere fiducia nel futuro. Ma la verità è che mai come oggi le istituzioni in grado di alimentare un senso di affidabilità sono quelle che riescono nel miracolo di offrire le uniche certezze oggi disponibili: dare risposte veloci a problemi non sempre prevedibili. I problemi non prevedibili sono purtroppo sotto gli occhi di tutti – chi avrebbe mai pensato che a inizio settembre 2021 ci sarebbero stati in Italia così tanti morti per Covid, ieri sono stati 71, un anno fa i morti furono 12 – ma di fronte all’incertezza del futuro è ormai un fatto che le autorità sanitarie per rassicurare i propri cittadini hanno più che mai bisogno di parlargli da adulti, non trattarli da bambini, spiegando i problemi e offrendo prontezza.

 

Un caso da manuale, se vogliamo, è quello della famosa terza dose. Il cialtronismo no vax, da giorni, tenta di trasformare la necessità dell’uso della terza dose nella prova provata del fallimento dei vaccini, ma in realtà la necessità di rintuzzare i propri anticorpi con una dose di vaccino in più ha avuto un effetto diverso su un termometro che misura bene il grado di fiducia nelle democrazie: i mercati. Due giorni fa, le borse hanno accolto con rialzi sostanziali la notizia che l’Ema darà nelle prossime settimane il via libera alla terza dose del vaccino Pfizer e Moderna. E in uno dei pochi paesi in cui la terza dose è già diventata un’opzione reale, Israele, all’indomani dell’annuncio da parte delle autorità sanitarie dell’estensione per tutti gli over 12 dell’ulteriore richiamo i segnali più tangibili registrati sul taccuino sono stati quelli legati al boom delle prenotazioni dei biglietti aerei: con una terza dose, in Israele, di ritorno dai viaggi internazionali si sarà esentati dalla quarantena, e il numero di viaggi acquistati all’indomani dell’annuncio è schizzato non a caso su del 50 per cento.

 

Nella nuova stagione pandemica, durante la quale almeno nelle scuole un ruolo cruciale lo giocheranno i genitori dei figli non vaccinati che per proteggere i propri figli avranno una ragione in più per smetterla di cazzeggiare con i vaccini, il compito delle autorità sanitarie sarà quello di dimostrare ogni giorno che avere più regole non significa togliere altra libertà. Ma significa offrire quella protezione necessaria per essere il più liberi possibile. Due anni di pandemia ci hanno insegnato che provare a prevedere il futuro è impossibile, oltre che sbagliato, e l’unico mezzo che si ha per generare ottimismo è offrire l’unica sicurezza possibile: dimostrare di essere in grado di governare ciò che potrebbe andare storto. Si comincia lunedì. Si comincia dalle scuole. Dita incrociate e risposte pronte, grazie.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.