Il sindaco di Prato Matteo Biffoni (foto Ansa)

l'intervista

Biffoni (Anci): "Pronti ad accogliere gli afghani. Ora il governo ci dia le risorse"

Luca Roberto

Tra pochi giorni terminerà la quarantena delle 4.832 persone evacuate dall'Afghanistan. "No all'uso delle soluzioni emergenziali. Chi arriva qui ha bisogno di essere integrato. E' il momento di rivedere la Bossi-Fini". Parla il sindaco di Prato, delegato all'immigrazione 

Accogliere sì, ma come? “Scansando le soluzioni di emergenza, e preparandoci già da ora a dare una risposta degna di questo paese. Perché tra pochi giorni finirà la quarantena cui sono sottoposti i profughi afghani e ci aspettiamo che il governo licenzi un decreto sin dalle prossime ore per rifinanziare l'accoglienza diffusa”. Matteo Biffoni è sindaco di Prato, delegato all’immigrazione dell’Anci, l’associazione dei comuni che subito, sin da quando è deflagrata la situazione a Kabul, s’è detta pronta a fare la propria parte nella gestione della crisi mediorientale. Gran parte dei sindaci di tutta Italia ha detto di essere disposta ad accogliere. “E abbiamo anche inviato una lettera al ministro Lamorgese per indicare qual è a nostro giudizio la soluzione migliore”, spiega Biffoni al Foglio

 

“Le oltre 4 mila persone che sono arrivate nel nostro paese hanno cercato un futuro migliore collaborando con il nostro contingente. Ora sono a rischio di morte e abbiamo l’obbligo morale di farcene carico. Sono principalmente bambini non accompagnati, donne e interi nuclei familiari”. Per questo motivo soluzioni pasticciate, rincorrendo gli umori contingenti, devono essere accantonate a favore di uno sforzo di responsabilità. Qual è la chiave per affrontare i mesi a venire? “Quel che abbiamo chiesto al ministro è di non far transitare i profughi afghani, che per lo più diventeranno automaticamente rifugiati, nel sistema di accoglienza d’emergenza, che ha un’altra portata e un’altra valenza. La soluzione migliore è rappresentata dal Sai (Sistema Accoglienza Integrazione), che prevede per ogni singolo individuo percorsi differenziati di inserimento. I numeri di questi anni ci dicono che è un sistema che ha funzionato nel trasformare i rifugiati in veri e propri cittadini. E’ chiaro che costa di più, ma offre un servizio migliore”. E del resto sono le statistiche stesse degli ex Sprar a spingere per privilegiare questo modello che ha un impatto più contenuto sulle comunità locali. “Se prendiamo ad esempio il caso di Prato – dice ancora Biffoni – con il Sai sono impegnati a livello locale 80 posti su una popolazione di 200 mila abitanti. Si capisce subito che in questo modo l’accoglienza diventa una faccenda praticabile. Riesci a seguire tutti in un reale percorso di accompagnamento, insegnando la lingua, facendo formazione, iscrivendoli a scuola. Altro è l’esempio, non so se ricordate, del Centro di accoglienza straordinaria a Bagnoli di sopra, in provincia di Padova. Oltre mille profughi a contatto con un paese di 3 mila anime: è lì che nascono gli attriti, che dobbiamo assolutamente evitare perché si ritorcono direttamente su noi sindaci, che siamo quelli più esposti nella gestione dell’ordine sociale”.

 

Anche perché il tema immigrazione, lo abbiamo visto durante scorci di questa estate, non è tramontato nelle arrampicate dei leader sovranisti. Ci sono già alcuni sindaci che si sono schierati contro l’accoglienza come reazione emotiva. “Ma la gran parte di loro, di qualsiasi schieramento politico, ha capito la drammaticità di questa fase. Credo che le dichiarazioni di due sindaci leghisti come quelli di Ferrara e Treviso, e in Toscana di quelli di Pisa, Pistoia e Grosseto, tutti di destra e tutti pronti ad accogliere, siano emblematiche”, aggiunge Biffoni. Che in questo colloquio lo dirà apertamente più volte. “Il tema immigrazione non scomparirà di punto in bianco, ma è epocale, ha bisogno di essere affrontato a livello europeo se non mondiale. Non ci si può contentare di slogan o ricette semplicistiche. Forse sarebbe il caso anche di rimettere mano alla Bossi-Fini, uno strumento inadeguato a fronteggiare le migrazioni nel 2021”. 

 

A proposito di strumenti normativi inadeguati, non vogliamo farla litigare con nessuno ma ha visto che l’ex premier Conte s’è lamentato dei decreti sicurezza votati all’epoca del governo gialloverde? “Forse si era distratto. Quando da sindaci dicevamo che migliaia di clandestini non regolarizzati avrebbero rappresentato un problema non fummo ascoltati. Ma è meglio esserci arrivati oggi piuttosto che mai”. 

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