Per volere del sindaco di Treviso sul palazzo del Comune sventola la bandiera a mezz'asta, in solidarietà con il popolo afghano

L'intervista

"Treviso è pronta ad accogliere. Vicini al popolo afghano". Parla Mario Conte, sindaco della Lega

"Chi vuole ricominciare, troverà qui una comunità pronta ad accogliere"

Carmelo Caruso

Bandiera a mezz'asta in solidarietà del popolo afgano. "La città è pronta ad aiutare chi ha voglia di ricominciare", ci dice il primo cittadino

Chi ripete che la solidarietà e l’accoglienza sono valori esclusivi di sinistra sta dicendo una banalità di sinistra. C’è un sindaco che di fronte alla tragedia dell’Afghanistan ha voluto abbassare la bandiera del suo comune. E’ un amministratore della Lega che “è pronto a fare la sua parte”. Assicura “che chi scappa dalla guerra è nostro fratello”, che “le porte del suo comune sono sempre aperte per chi fugge e per chi ha voglia di ricominciare”. Si chiama Mario Conte ed è il sindaco di Treviso. Adesso che si dice? Si dice forse che è diversamente leghista o si riconosce invece che un partito è sempre tante cose? Sindaco, perché ha deciso di abbassare la bandiera? “Perché ho interpretato il sentimento della mia comunità. Perché le immagini che arrivavano dall’aeroporto di Kabul, non possono lasciarci indifferenti. Perché con il nostro gesto, che è solo simbolico, vogliamo esprimere tutta la vicinanza alle donne afghane sottomesse e vittime della violenza”.

 

Solo le donne? “Non solo donne, ma le donne in particolar modo. E’ una pagina buia per uomini e bambini. Per tutto il popolo afgano. E’ una pagina buia che ci riguarda”. Quando si scrive che la Lega non ha una politica estera si omette di dire che esiste anche “questa” politica estera. C’è infatti una diplomazia dei municipi che vale più di tanti seminari internazionali, riviste pensose. Dice Mario Conte: “A Kabul non abbiamo visto sbriciolarsi solo una missione durata vent’anni. La decisione di abbandonare l’Afghanistan ha smascherato una debolezza occidentale, ci impone di interrogarci, come ha spiegato Mario Draghi, sul nostro ruolo, sulle relazioni internazionali future. L’Europa si è riscoperta sola ma l’Europa si può e si deve affiatare. Ha un’occasione irripetibile per farsi carico di questa tragedia. Distribuire in parti uguali questa umanità che scappa. Deve insomma farsi trovare pronta con strumenti adeguati”. Accoglierete i rifugiati? “Forse a Treviso non lo abbiamo mai fatto? Allo stato diciamo ‘i sindaci ci sono’ ma questa nostra disponibilità non deve mai diventare ‘sindaci, vedetevela voi’. C’è qualcosa che è passata e che è passata male. E’ l’idea che la Lega insegua i migranti. Non è vero. La Lega dice che una immigrazione controllata si traduce in una accoglienza di qualità. Una immigrazione incontrollata significa migranti tenuti in condizioni non dignitose. Dovrebbe farci arrossire”.

 

Cosa si fa dunque con chi scappa dall’Afghanistan? “Un migrante che scappa dalla guerra si accoglie. I migranti che scappano dall’Afghanistan, ripeto, sono un’urgenza europea. Dire invece che tutti i migranti si possono accogliere significa scaricarli in qualche stanzone. E’ un bel pensiero dire venite tutti, ma è una menzogna e gli amministratori non amano le menzogne. Ma tutto questo non c’entra niente con la tragedia dell’Afghanistan”. La Lega è il partito dal cuore piccolo? “Venite a Treviso e vedrete che sono etichette e scorciatoie. Non c’è un sindaco o una città che vuole accogliere e un’altra che vuole espellere. Ci sono città e sindaci che chiedono qualcosa di semplice: regole, numeri sostenibili, migranti che hanno voglia di rialzarsi e rimettersi in piedi”. A Treviso è possibile? “E’ possibile. C’è una comunità che è pronta a tendere la mano”. E’ anche lei un nostalgico del fascismo? “Nella Lega non c’è nessun nostalgico del fascismo. Claudio Durigon, che conosco personalmente, non è un fascista. Non scherziamo. Ha detto qualcosa di non condivisibile di cui sono sicuro si è già pentito”. Perché lei non l’ha detta? “Perché non posso perdere tempo con argomenti che non valgono il mio tempo da sindaco”.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.