Green pass: meno Meloni, più Macron

Claudio Cerasa

Zero restrizioni con il green pass e campagna porta a porta per gli indecisi (come Biden). L’essere liberi di non vaccinarsi non implica il diritto di danneggiare gli altri. E’ ora di seguire il metodo francese

La formidabile idea di Emmanuel Macron di imporre alcune restrizioni ai non vaccinati per evitare di estendere nuove restrizioni a tutti i cittadini francesi ha avuto alcuni effetti immediati che meritano di essere analizzati. Il primo effetto è quello più importante. Poche ore dopo l’annuncio del presidente francese – relativo alla necessità di avere a partire dal 21 luglio un pass sanitario per svolgere più o meno ogni genere di attività, dall’andare ai bar al salire sui mezzi pubblici, dal frequentare i ristoranti al passeggiare nei centri commerciali – circa un milione di persone, nella notte tra lunedì e martedì, ha scelto di prenotarsi per vaccinarsi il più presto possibile. Dunque il messaggio funziona: nessun obbligo di vaccinazione, tranne che per gli operatori sanitari, ma una presa di coscienza generale rispetto al fatto che l’emergenza non è finita, che il virus è ancora lì e che per proteggere il proprio paese, oltre che se stessi, occorre fare di tutto per incentivare la popolazione a vaccinarsi, a vaccinarsi e a vaccinarsi.

 

Perfetta la sintesi offerta ieri da Roberto Burioni: “Non è giusto far portare il peso dei disagi causati da chi per ignoranza ed egoismo non si vaccina a coloro che hanno avuto il senso civico di vaccinarsi”. Il secondo effetto interessante generato dalla proposta del presidente francese (by the way: per avere un pass sanitario occorre avere due dosi di vaccino o un tampone negativo nelle 48 ore precedenti e in Francia i tamponi saranno gratuiti) è quello di aver scatenato le reazioni avverse dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra (c’è anche Marine Le Pen), convinti che difendere il diritto di essere no vax sia l’ultima frontiera della difesa farlocca della libertà. Lo stesso è successo in altri paesi come l’Italia dove a essere scesi in campo per il diritto di non vaccinarsi sono stati gli alfieri della famigerata nuova destra italiana. Partiti come quello guidato da Giorgia Meloni, che ieri l’ha messa così: “L’idea di utilizzare il green pass per poter partecipare alla vita sociale è raggelante ed è l’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana. E’ una follia anticostituzionale che Fratelli d’Italia respinge con forza. Per noi la libertà individuale è sacra e inviolabile”.

Giorgia Meloni, come Marine Le Pen, sembra incapace di comprendere che l’essere liberi di non vaccinarsi non implica anche il diritto di danneggiare gli altri, di mettere in pericolo le persone più fragili e di concedere al virus la libertà di circolare sempre di più, di contagiare ancora di più e di tornare a distruggere l’economia. Ed è curioso che un leader politico che si autopresenta come il nuovo faro della libertà (liberali con Orbán e Vox: oh yeah) non si renda conto di un fatto elementare: il modo migliore per aggredire nuovamente le nostre libertà è quello di non fare tutto ciò che è necessario fare per proteggere il più in fretta possibile la popolazione più fragile. Chiedere un green pass per poter accedere a tutti i luoghi al chiuso in cui i contagi potrebbero nuovamente diffondersi è l’esatto contrario di un atto illiberale: è, piuttosto, un atto che punta a incentivare l’utilizzo dell’unico scudo che oggi può permettere di fermare la pandemia e che può dunque aiutare i cittadini a ritrovare finalmente una piena libertà.

Seguire la strategia di Macron, anche per l’Italia, appare come una scelta non solo giusta, ma persino doverosa, visto e considerando il fatto che il nostro paese, nonostante gli appelli del generale Figliuolo alle regioni, conta ancora la bellezza di 2,5 milioni di over 60 che pur avendo avuto la possibilità di vaccinarsi non ha ancora fatto richiesta della prima dose. Ma seguire la strada di Macron potrebbe non essere sufficiente senza miscelare la giusta e sacrosanta presa di posizione del presidente francese con un’altra giusta e sacrosanta idea lanciata pochi giorni fa in America dal presidente Joe Biden.

Biden, parlando in conferenza stampa, ha ammesso che ci sono “milioni di americani ancora non vaccinati e ancora non protetti”, ha ricordato che “per questo motivo le nostre comunità sono a rischio”, ha affermato che “dall’inizio di maggio praticamente ogni ricovero e ogni decesso per Covid-19 negli Stati Uniti è avvenuto tra i non vaccinati” e per questa ragione ha detto che la priorità della campagna vaccinale ora è “andare comunità per comunità, quartiere per quartiere e, spesso, porta a porta” per convincere chi ancora non si è vaccinato a vaccinarsi. Vaccinazioni porta a porta e zero restrizioni per i vaccinati. La difesa della libertà passa anche da qui. Meno Meloni, più Macron: che aspettiamo?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.