Grillo sostiene ancora le balle della propaganda cinese

Un appello che finge di essere un articolo scientifico (anonimo, ma mica tanto) diffonde la versione di Pechino sullo Xinjiang. E l'atlantista Di Maio che dice?

Giulia Pompili

Vito Petrocelli, senatore del M5s e presidente della commissione Affari esteri del Senato, ha annunciato la sua firma. Ma quello che Petrocelli chiama “sensazionalismo”, per la commissione Affari esteri della Camera è una “repressione grave, sistematica ed istituzionalizzata da parte della Repubblica popolare cinese nei confronti della minoranza uigura di religione musulmana nello Xinjiang”

Martedì scorso Vito Petrocelli, senatore del Movimento 5 stelle e presidente della commissione Affari esteri del Senato, ha annunciato di aver “aggiunto la sua firma” a sostegno di “una iniziativa” pubblicata sul blog di Beppe Grillo. L'iniziativa, in realtà, è ufficialmente pubblicizzata come un “rapporto scientifico” (e già la contraddizione è evidente). Il rapporto presenterebbe “la questione dello Xinjiang in maniera sistematica ed equilibrata”. Secondo Petrocelli, “la situazione sociale e politica nella Xinjiang” sarebbe “più complessa del sensazionalismo della stampa generalista occidentale”, ma quello che Petrocelli chiama “sensazionalismo”, una settimana fa, ha portato la commissione Affari esteri della Camera ad approvare all'unanimità – quindi anche con i voti del suo stesso partito – una risoluzione che condanna la “repressione grave, sistematica ed istituzionalizzata da parte della Repubblica popolare cinese nei confronti della minoranza uigura di religione musulmana nello Xinjiang” e che impegna il governo italiano “a esprimere una ferma presa di posizione nei confronti delle autorità cinesi” dopo le sanzioni imposte da Pechino contro “numerosi membri e funzionari del Parlamento europeo in ragione delle opinioni da questi espresse a proposito del rispetto dei diritti umani in Cina”.

 

Il documento pubblicato sul Sacro blog del fondatore del Movimento cinque stelle, invece, dà molto risalto alla contro-narrazione sulle violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, e per temi ed espressioni usate non si discosta di una virgola dalla propaganda dei funzionari di Pechino su questo tema.

 

Nella pagina del sito beppegrillo.it titolata “Per un’iniziativa di pace”, si rimanda a un file pdf di 38 pagine, in italiano e in inglese, dove si legge che il rapporto “è stato realizzato da un gruppo di ricercatori ed esperti che hanno potuto visionare personalmente quei centri di rieducazione e reinserimento per ex affiliati a formazioni terroristiche”. Questi “ricercatori ed esperti” non sono identificati nel rapporto. Al contrario, sia nell'introduzione sia nel testo si dà molto risalto ad alcuni temi che ricorrono sempre nella disinformazione cinese: 1) come la Cina combatte l'estremismo e il fondamentalismo religioso non è affar nostro; 2) voi occidentali che non avete mai messo piede nello Xinjiang non potete dire nulla sullo Xinjiang – come se gli studi e le analisi internazionali con autori non anonimi valessero meno di una gita turistica; 3) Tutti quelli che vengono qui sono felici – il motivo per cui il controllo del Partito su chi entra ed esce dallo Xinjiang è a dir poco paranoico; 4) le continue accuse contro la Cina sono solo di natura politica. Il documento si avvale di alcune fonti specificate nelle note, soprattutto da articoli del Global Times, tabloid in lingua inglese legato al Partito comunista, e a Russia Today.

 

A pagina 30 il report riporta “alcune immagini dei 'centri di istruzione e formazione professionale'. Le foto sono state scattate sul campo da nostri ricercatori”. Quelle 5 fotografie sono le stesse pubblicate sulla sua pagina Facebook da Fabio Massimo Parenti il 21 maggio scorso. In uno dei commenti alle foto, Parenti scrive: “Queste foto le ho scattate personalmente nel settembre 2019”. Sembra quindi che tra “i ricercatori” del report ci sia proprio Parenti, professore associato dell'Istituto Internazionale “​Lorenzo de' Medici”, che pubblica regolarmente sul sito di Beppe Grillo – da quando Beppe Grillo, dopo aver incontrato nel novembre del 2019 l'ambasciatore cinese in Italia, da difensore dei diritti umani e del Dalai Lama si è convertito all'autoritarismo cinese – e sui media cinesi, firmando articoli in cui difende la versione di Pechino contro “la campagna mediatica occidentale”.

La foto pubblicata da Grillo dopo la visita all'ambasciatore cinese a Roma Li Junhua, novembre 2019

L'appello/articolo poi si frega del logo del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, un centro di ricerca triestino poco noto ma molto attivo, a giudicare dal suo sito, nel promuovere la Russia e le attività cinesi. Il CeSEM scrive di aver solo “promosso” il report di Grillo, in collaborazione con l'Eurispes, nel suo “laboratorio Brics”, e l'Istituto Diplomatico Internazionale. L'Eurispes deve crederci davvero in questo progetto, perché se l'Idi si è limitato a condividere il rapporto sui propri canali di comunicazione, Marco Ricceri, segretario generale dell'ente di ricerca, compare anche tra i firmatari del poco chiaro appello.

 

Ed è proprio leggendo l'elenco delle firme che si intravede il posizionamento del rapporto. Tra i firmatari compare ovviamente Beppe Grillo, ma poi anche Adriano Màdaro, “giornalista e scrittore, uno dei massimi esperti mondiali della Cina” - così si descrive sul suo sito personale. Màdaro ha da poco dato alle stampe “Capire la Cina” per Giunti, stessa casa editrice che pubblica i discorsi e le agiografie di Xi Jinping. C'è poi Daniela Caruso, docente di “studi sinologici” alla Università Internazionale per la Pace di Roma – nel suo curriculum c'è naturalmente la partecipazione alla desaparecida Task Force Cina fondata da Michele Geraci al Mise. Maria Morigi, presidente della ICLA Italy- China Link Association, lobby di promozione dei rapporti commerciali Roma-Pechino. E poi Thomas Fazi, figlio dell'editore Elido Fazi, che su questo giornale si è definito “socialista sovranista” ed è amico personale di Alessandro Di Battista (a cui aveva perfino affidato la collana saggistica di Fazi). Dibba, quello che un po' di tempo fa disse che la Cina avrebbe “vinto la terza guerra mondiale”, e che l'Italia doveva scegliere da che parte stare.

 

C'è una parte del Movimento cinque stelle che continua a sostenere l'autoritarismo cinese con iniziative propagandistiche, non si sa bene per quale ragione, se per ideologia o per ragioni economiche. E' un problema serio e urgente per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che da uomo della Via della seta è ormai diventato un atlantista di ferro.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”. È terzo dan di kendo.