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Un pugno in una carezza: cosa non torna nelle proposte di Cartabia, secondo FdI

Per Alberto Balboni, componente della commissione Giustizia di Fratelli d'Italia, restano molti nodi da sciogliere. E manca collegialità. Ma la fine dell'era Bonafede è un buon segno

Roberta Benvenuto

"Almeno dalle intenzioni, Fratelli d’Italia giudica in modo positivo la ministra. Un conto sono però le intenzioni e un altro sono i risultati, ancora tutti da verificare". Di fronte alle proposte della ministra della Giustizia Marta Cartabia sulla riforma del processo penale, Fratelli d’Italia rimane in attesa.

 

 

Un’attesa che tradisce però un certo scetticismo, se non un’aperta diffidenza, espressa per bocca di Alberto Balboni, componente della commissione Giustizia del Senato, di fronte alla quale la Guardasigilli ha illustrato il suo disegno questo pomeriggio. "Come s’intende riformare il Csm? Ancora non si sa. Come si vuole riformare il processo civile? Siamo ancora in attesa di saperlo. Per quanto riguarda la riforma della giustizia penale, si tratta ancora d’intenzioni: sul tavolo non ci sono emendamenti. Quando arriveranno, li esamineremo".

 

Il sollievo per la fine dell’era Bonafede e del giustizialismo 5 stelle è evidente, ma non basta. Nel nuovo corso manca collegialità: "Trovo strano che s’istituiscano commissioni tecniche presso il ministero quando, invece, le leggi si formano in Parlamento: sarebbe stato più corretto confrontarsi lì". Le critiche riguardano il luogo del confronto, ma pure la scelta degli interlocutori: "La ministra aveva promesso di coinvolgere nel dibattito anche le opposizioni, invece ha riunito tutti i capigruppo della commissione Giustizia di Camera e Senato e gli unici a non essere chiamati siamo stati noi, che rappresentiamo l’unica opposizione a questo governo". E il merito: "Venuto meno l’impegno di far entrare in vigore la riforma Bonafede insieme alla riforma del processo penale, noi avevamo proposto di sospendere l’efficacia della prima fino all’entrata in vigore della seconda e questo continuiamo a chiedere".

 

 

E sul referendum sulla giustizia proposto dai Radicali e appoggiato da Matteo Salvini, arriva la stoccata agli alleati di centrodestra: "Trovo singolare proporre una consultazione su questi temi quando si è in una maggioranza insieme al 90 per cento delle forze politiche, senza passare dal Parlamento. Che sarebbe il luogo più adatto a discuterne, visto che un referendum può solo abrogare, e non modificare, le norme".

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