editoriali

Se un giudice commissaria il M5s

Redazione

La potestà dei partiti spetta ai partiti e basta. Una lezione da Cagliari 

La Corte di appello di Cagliari, dove è in corso una causa per contestare l’espulsione dal M5s della consigliera regionale Carla Cuccu, ha respinto il ricorso di Vito Crimi, perché non è ritenuto legittimo rappresentante del partito. L’argomento usato è che la decisione presa con l’avallo della piattaforma Rousseau era quella di dare vita a un comitato direttivo collegiale, che invece non è mai stato costituito perché nel frattempo è maturata l’ipotesi di conferire a Giuseppe Conte il ruolo di guida politica.

 

 

Che in questa vicenda Beppe Grillo ne abbia combinate di tutti i colori è indiscutibile, che abbia violato più volte lo statuto che aveva scritto con Casaleggio padre, senza mai provvedere a cambiare le regole invece di scavalcarle allegramente è altrettanto evidente. Però che per dirimere questa matassa aggrovigliata sia permesso a un giudice di nominare un “commissario” che rappresenti in giudizio il M5s, seppure solo per la questione specifica dell’espulsione contestata (che però se ne potrebbe portare dietro altre) è ancora più incredibile.

 

 

Chissà come farà il signor Silvio Demurtas, commissario ad acta dei 5 stelle, a rappresentare gli interessi di un movimento politico che non gli ha mai conferito alcun incarico. L’avvocato sardo ha affermato che “ora il curatore speciale è per tutto… In linea teorica potrei essere io a indire votazioni, nel caso in cui la procura di Cagliari dovesse decidere così”.

 

 

Basta questo a far capire che razza di intrusione nella politica sia stata e possa ancora essere la decisione del tribunale di Cagliari sostanzialmente avallata in appello. Nessuna delle scorrettezze procedurali interne al M5s può giustificare il fatto che siano soggetti estranei a deciderne le scelte, o a decidere a chi spetta indire le votazioni e chi le deve gestire e controllare. Se da una parte si può ridacchiare della fine che fa il principio dell’uno vale uno, di un movimento giustizialista commissariato dai giudici, è intollerabile che la potestà politica di un partito sia decisa al di fuori dello stesso, che peraltro è quello che detiene la maggioranza relativa in Parlamento.