Romano Prodi e Sergio Mattarella (Ansa)

Passeggiate Romane

Dopo Mattarella

Il Pd punta a un M5s pacificato e a guida Conte. Anche per riuscire a portare Prodi al Colle

 

Al Nazareno c’è una certa preoccupazione per le fibrillazioni, le divisioni e le polemiche in atto tra i Cinque stelle. Il Pd tifa perché Giuseppe Conte si insedi presto e senza troppi scossoni alla guida del Movimento. I grillini guidati dall’ex premier rappresentano infatti un tassello importante del puzzle che Enrico Letta sta, pazientemente e tenacemente, componendo. E non solo perché l’apporto dei pentastellati è importante per vincere le elezioni amministrative di ottobre. E non tanto perché il neo segretario del Pd sta lavorando alacremente alla costruzione di una grande coalizione in vista delle elezioni politiche, come dimostra anche la sua decisione di forzare sul maggioritario, su un sistema elettorale, cioè, che obbliga le forze politiche ad aggregarsi se vogliono avere chance di vincere. No, c’è anche un’altra ragione per cui il Nazareno punta alla leadership di Conte sul Movimento. Il prossimo anno bisognerà votare per l’elezione del nuovo capo dello stato. Chi sarà il successore di Sergio Mattarella? Il candidato naturale fino a qualche tempo fa era Mario Draghi. Ma ora che è diventato presidente del Consiglio in molti sperano che vada avanti fino alla fine della legislatura, cioè fino al 2023, portando così a termine i compiti che il suo governo si è assunto.

 

In questo caso potrebbe tornare alla ribalta una candidatura evergreen, quella di una personalità che già una volta tentò la salita al Colle, ma che trovò poi la strada sbarrata da 101 ostacoli. Ovviamente, si sta parlando di Romano Prodi. Sia chiaro, il diretto interessato nega, ma nei corridoi del Nazareno da una settimana in qua non si fa altro che parlare di questa ipotesi. Per mandare in porto un’operazione del genere, però, è necessario l’apporto di un Movimento 5 stelle pacificato e a guida Conte. Solo così il Partito democratico potrebbe sperare di portare al Quirinale quello che nell’immaginario del centrosinistra è il leader dell’Ulivo, l’unico che ha portato quell’area politica alla vittoria. Ma come si diceva Enrico Letta è bene attento anche alla partita delle elezioni politiche. Per questo motivo si è intrattenuto per ben due ore in un incontro via web con alcuni esponenti delle Sardine. Anche quel movimento è utile per costruire quel Nuovo Ulivo che è nella mente del neo segretario dem. La partita delle amministrative, invece, allo stato si presenta ancora abbastanza complicata. Soprattutto sulla piazza romana che è la più difficile.

 

Enrico Letta ha lasciato intendere di poter convincere Carlo Calenda a partecipare alle primarie per il candidato sindaco. In questo modo il leader di Azione sarebbe vincolato da un patto con il centrosinistra e non potrebbe candidarsi da solo togliendo voti al Partito democratico. Ma l’ex ministro dello Sviluppo economico sembra intenzionato ad andare avanti e ieri ha presentato il primo punto del suo programma elettorale: Pulizia e rifiuti. Sempre a proposito della disfida capitolina. Ancora non è stata presa una decisione definitiva in casa dem anche se a questo punto appare scontata la candidatura dell’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. David Sassoli infatti è tornato a smentire un suo interessamento alla corsa per il Campidoglio. “Devo finire il mio mandato”, ha detto riferendosi al suo ruolo di presidente del Parlamento europeo. Parole, queste, che sono state notate alla Regione Lazio, dove continua il pressing su Nicola Zingaretti per farlo dimettere e metterlo in corsa per la poltronissima di sindaco di Roma. “Giustissima la precisazione di Sassoli – dicono i collaboratori dell’ex segretario – ma anche Nicola deve finire il suo mandato e onorare l’impegno con sei milioni di cittadini laziali”. E così la palla passa nuovamente nelle mani di Letta, che al momento ha solo Gualtieri a disposizione.

 

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