Linguistica politica

L'aggettivo della crisi di governo? "Raccogliticcia". Da Moravia a Jannacci

Come una parola è diventata un tormentone. Ma è poi vero che "raccogliticcio" sia così negativo?

Carmelo Caruso

Da destra a sinistra. Non basta una maggioranza "raccogliticcia". Aggettivo amato dallo scrittore Alberto Savinio. Indica la fretta, il raffazzonato. Insomma, l'Italia

L’aggettivo della crisi? "Raccogliticcia". Il Quirinale non può accettare una maggioranza “raccogliticcia”. La senatrice di Italia Viva, Donatella Conzatti, data in questi giorni in procinto di lasciare il suo leader, Matteo Renzi, si è tirata fuori: “Eh, no. Grazie. Non ci sto a passare tra le file raccogliticce dei responsabili”. Studiamo.

 

Per il dizionario Tommaseo-Bellini “dicesi per lo più di soldati levati senza scelta e ordinati in fretta”. E infatti è sinonimo di raffazzonato, sta a indicare che è il momento di muoversi anche a costo di radunare il peggio perché l’ora è grave, la selezione impossibile. Alberto Sordi e Vittorio Gasmann ne la Grande Guerra cosa erano? Eh, beh, soldati raccogliticci. Se la cavavano raccogliendo un po’ di coraggio. E’ dall’unità che il nostro italiano è un po’ raccogliticcio, la nostra fede nello stato molto raccogliticcia, la sanità raccogliticcia. Lo abbiamo purtroppo visto.

 

Dunque perché adesso questa avversità? Il centrodestra ne ha fatto la sua parola manifesto: “Non ci serve un esecutivo che si regge su una maggioranza raccogliticcia”. E pensare che, con il raccogliticcio, Silvio Berlusconi ha governato per anni. Anche Pier Luigi Bersani, che pure difende gli ultimi, i raccogliticci, è stato costretto ad ammettere che serve un “patto politico e non una maggioranza raccogliticcia” mentre Davide Faraone, che è capogruppo al Senato di Iv, avverte: “Con una maggioranza raccogliticcia non si evitano i problemi”.

 

Aggettivo piccolo, senza pretese. Che male vi ha fatto? Raccoglietevi e non punite tutto ciò che è raccogliticcio. Parola amatissima dallo scrittore Alberto Savinio come da Alberto Moravia, (“passava il tempo con gente raccogliticcia: ragazze del varietà, giocatori di professione, giovani oziosi…) molto utilizzata negli anni ’20 per indicare tutte quelle redazioni giornalistiche di squinternati ma di talento che si mettevano insieme convinti che in più si potesse essere qualcosa.

 

Ebbene, è probabile che Giuseppe Conte non riesca a trovare quella piccola batteria di anime raccogliticce. Clemente Mastella si è tirato indietro, Bruno Tabacci non dispera ma riconosce la difficoltà. E però, perché questa ostilità verso tutto ciò che laterale, dimenticato, irregolare? Vista dal Pd anche Iv con i suoi senatori è un partito raccogliticcio di compagni che sbagliano (“Tornate a casa…”) e anche Renzi, e si capisce, rimane dell’opinione che Conte rimanga un leader raccogliticcio, strappato alla cattedra.

 

Si vuole dire che raccogliticcio è sempre l’aggettivo dei senza casa, dei disordinati. Il M5s all’inizio era definito un partito di “ragazzotti raccogliticci da Beppe Grillo”. E’ meno bello della parola costruttori ma raccogliticci è sicuramente più vero. Sembra una canzone di Jannacci. A proposito. Anche il jazz è un torrente di note raccogliticce. Il genio sta nel saperle suonare.

 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.