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Il discorso di Salvini al Senato sul Recovery fund è un manifesto di incompetenza. Proviamo a smontarlo
Sette errori e informazioni false che il leader leghista ha detto a Palazzo Madama la scorsa settimana, in risposta alle comunicazioni del presidente del Consiglio
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27 JUL 20

Foto LaPresse
Il discorso di Matteo Salvini in Senato la scorsa settimana, in risposta alle comunicazioni del presidente del Consiglio sull’accordo per il Recovery fund, ha mostrato la corda del leader leghista. Salvini ha parlato sì del Consiglio europeo, ma ha inanellato una serie di imprecisioni e bufale lunga anche per lui. Ed è finito a parlare di ponte sullo Stretto, magistrati, ponte di Genova, di Carabinieri. Non sapeva più cosa dire per nascondere il successo politico di Conte. Di seguito sette errori e informazioni false del suo discorso.
Questo è il primo caso in cui – rapportandolo alla vita reale del nostro Paese – un imprenditore (in questo caso, il Governo italiano o il Paese Italia) va in banca a chiedere un prestito, che dovrà restituire nell’arco di qualche anno; gli concedono, dopo quattro giorni di trattative, di insulti, di tira e molla, questo prestito però gli dicono: “Amico mio, i soldi del prestito – che sono peraltro tuoi i soldi, perché me li hai pagati tu negli anni – li spendi come ti dico io”.
Non sappiamo che proprietari di azienda conosca Salvini. Ma quando un imprenditore va in banca per chiedere un prestito può succedere che sia vincolato nell’utilizzo dei fondi, per esempio per i mutui ipotecari che possono finanziare solo la casa per cui il finanziamento è stato concesso. Oppure altri casi, in cui la banca valuta – oltre i conti dell’impresa – anche i suoi progetti futuri di investimento per capire se può essere solvibile. Non è la stessa cosa di dire come spendere i soldi prestati? Se così non è, e il prestito lascia le mani più libere all’imprenditore, solitamente si richiede un interesse più alto o una garanzia. Non sarebbe un grande affare per l’Italia.
E c’è un altro errore, decisamente più grave: affermare che i soldi del Recovery fund sono stati “pagati dall’Italia negli anni”. Salvini qui si riferisce al contributo netto con cui il paese ha finanziato l’Unione europea per una manciata di miliardi di euro ogni anno. Ma è un errore da matita blu. È vero: l’Italia è contributrice netta all’Ue, ma non sono i soldi del passato a finanziare il Next Generation Eu, bensì quelli dei prossimi venti o trent’anni. E quelli – se sarà scelta la via di finanziamento attraverso il bilancio europeo – ce li metteranno soprattutto tedeschi, francesi, olandesi e altri paesi ricchi. Lo faranno per diverse decine di miliardi di euro, mentre al contrario l’Italia dovrebbe uscirne con 20-30 miliardi di tesoretto gratis (dopo aver ripagato circa 50 degli 80 miliardi di “grants”). Ci fanno sostanzialmente un prestito a tasso negativo (e sulle lunghe scadenze non ci è mai capitato): “prendi subito 80 miliardi, e non solo non ti chiedo gli interessi ma entro il 2050 mi dovrai restituire due euro su tre; il resto tienitelo”. E’ per questo che gli alleati di Salvini in Europa sono arrabbiati neri. Il “Capitano” non ci parla?
Siccome sono soldi nostri, penso che gli italiani con i soldi da loro pagati possano fare quello che ritengono, nel loro interesse.
Aridaje. N-o-n-s-o-n-o-s-o-l-d-i-n-o-s-t-r-i. Altrimenti che senso avrebbe il Recovery fund? Sarebbe bastato andarli a prendere sul mercato. La Commissione ci fornisce prestiti a un tasso che l’Italia non può permettersi e soldi gratis, su cui non dobbiamo nemmeno pagare interessi e che dobbiamo restituire solo in parte. E per diversi anni infatti diventeremo beneficiari netti del bilancio europeo (allargato al piano fiscale). Essere andato per anni al ristorante con dieci amici e aver pagato la cena a cinque di loro che non potevano permettersela, oggi che sei caduto in disgrazia e che questa volta sei te a non poterti permettere la pizza, non ti autorizza a pretendere da tutto il gruppo di prestarti i soldi per ordinare un’aragosta perché “l’hai pagata te”.
Questo non per sovranismo, ma per buon senso, visto che i soldi all’Europa li abbiamo dati noi.
Basta, ho perso le speranze.
Se lei la settimana prossima porta in quest’Aula la proposta di taglio dell’Iva, i voti della Lega ci sono tutti, dal primo all’ultimo, ma porti una proposta di taglio delle tasse in quest’Aula, non sui giornali. Peraltro, c’è depositatala proposta della Lega sulla flat tax per famiglie e imprese con redditi fino a 70.000 euro, al costo di 13 miliardi. Avete portato a casa 209 miliardi, 13 miliardi di questi 209 li usiamo per tagliare le tasse agli italiani o stiamo chiedendo troppo?
Come è stato più volte chiarito, i soldi del Recovery fund non potranno essere utilizzati per tagliare le imposte. Il tema fiscale non trova spazio nelle ultime raccomandazioni della Commissione europea all’Italia (c’è invece, per esempio, nel documento inviato alla Francia). L’Europa ci chiede di spendere quei soldi per una svolta green e digitale del paese, e poi come slancio per fare le riforme della giustizia, della scuola, dell’università, del welfare, della pubblica amministrazione, ecc.
Salvini ritira fuori dal cappello anche la “flat tax” (in realtà il nome è improprio): costo stimato 13 miliardi in questa versione 2.0. Secondo Armando Siri, la nuova proposta consiste in “un’aliquota unica per le famiglie monocomponente con reddito fino a 30 mila euro, famiglie monoreddito fino a 60 mila euro, le famiglie con reddito fino a 70 mila euro”. Ma per fortuna che ci sono economisti indipendenti a valutarla: Massimo Baldini e Leonzio Rizzo più di un anno fa avevano fatto i conti su un piano simile. Si trattava di una proposta precedente della Lega, che prevedeva il 15 per cento di tasse se il reddito totale della famiglia fosse inferiore a 50 mila euro. Quindi una proposta più cauta rispetto all’ultima. Costo stimato: 17 miliardi di euro, comunque di più di quanto riferito da Salvini. I numeri non tornano.
Insomma, i paesi del Nord Europa ci regalano soldi perché stiamo messi male e la Lega propone di usarli per finanziare una “flat tax” (con numeri sbagliati), che gli stessi paesi ricchi che ci finanziano non possono permettersi (e nemmeno noi, senza i quattrini europei). Mi sembra geniale, per instillare fiducia nei nostri partner comunitari.
Sulle pensioni c’è un’altra proposta della Lega sul modello europeo, portoghese. Signor Presidente del Consiglio, ci sono in questo momento 373.000 pensionati italiani che hanno preso la residenza all’estero, ad esempio in Portogallo, dove per i primi dieci anni non si tassa la pensione di chi si trasferisce lì. La proposta della Lega è di usare una parte di questi millemila miliardi per copiare il Portogallo e rendere esentasse la vita dei pensionati nelle Regioni del Sud del nostro Paese: la Calabria, la Puglia, la Sicilia, la Campania, la Sardegna, che sono anche più belle, con tutto il rispetto per il Portogallo...
In realtà il Portogallo nell’ultima legge di bilancio ha aumentato la tassazione sui pensionati stranieri che vi si trasferiscono, dallo 0 al 10 per cento per il primo decennio. Nella proposta della Lega non si capisce se al Sud sarebbero esentasse solo gli stranieri o anche i pensionati italiani. In entrambi i casi chi lavora in Italia dovrebbe sobbarcarsi sulle spalle le spese di finanziamento dei servizi utilizzati da chi è più tutelato di loro dalla crisi. Il lavoro si può perdere, la pensione no: i dati dal 2008 a oggi – che mostrano come i pensionati sono tra quelli che meno hanno perso in termini di reddito e ricchezza – sono lì a dimostrarlo.
Sulle pensioni, vi prego di non tornare alla legge Fornero, non occorre uno scienziato per intuire che in base a questo accordo c’è la cancellazione di quota 100 e il ritorno alla legge Fornero. Quota 100 ha restituito vita, speranza e futuro a 300.000 donne e uomini in questo Paese, ha permesso a tanti giovani di cominciare a lavorare in questo Paese, se qualcuno pensa di cancellare quota 100 e tornare a quella gabbia che è la legge Fornero, la Lega farà le barricate dentro e fuori il Parlamento, perché alla legge Fornero, per quello che ci riguarda, non è possibile tornare, sarebbe un’ingiustizia sociale assolutamente inaccettabile.
Per tornare alla “legge Fornero” non ci servirà l’Europa, ma faremo tutto da soli. La sperimentazione di “Quota 100” durerà infatti fino a dicembre 2021, come Salvini sa bene essendone stato promotore. Nel 2019 la Commissione ci consigliava infatti di “attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica favorevole alla crescita”. “Quota 100” non ha trovato posto ai giovani nel mercato del lavoro per quel rapporto promesso di 1:1 (un anziano va in pensione, un neoassunto entra) che a un certo punto era diventa 1:2 o addirittura 1:3. Come ha scritto Luciano Capone su queste pagine la misura ha fatto diminuire l’occupazione e i giovani assunti grazie alla staffetta sono stati pochi. A fronte di tanti miliardi spesi, ripagati proprio dai giovani a suon di interessi sul debito.