C'è il Quirinale (e un po' di paura) dietro la lettera di Conte a Salvini e Meloni

Domenico Di Sanzo

Il premier scrive ai leader del centrodestra per invitarli a un incontro. Sullo sfondo il tramestio della maggioranza in Senato sul Mes e l'insofferenza del Pd nei confronti del presidente del Consiglio

E al decimo giorno Conte è resuscitato. Sì, perché risale proprio a dieci giorni fa il primo abboccamento tra il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente del Consiglio. L'obiettivo era arrivare a un incontro con l'ex ministro dell'Interno e gli altri leader dei partiti di centrodestra, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, per provare a imbastire quella che anche dall'opposizione chiamano "un'agenda per il rilancio del paese" dopo l'emergenza del coronavirus. Una svolta che è arrivata nel pomeriggio, con una lettera del premier Giuseppe Conte ai capi dell'ex Carroccio, di Fratelli d'Italia e di Forza Italia. Lo annunciano fonti leghiste in serata, dopo una giornata in cui Salvini aveva fatto fatica a trattenere la rabbia per il silenzio dell'inquilino di Palazzo Chigi in questi dieci giorni. "Lo aspettiamo da dieci giorni l'incontro con il presidente Conte, evidentemente gli hanno rubato il telefonino", aveva detto il segretario della Lega stamattina durante la conferenza stampa di presentazione di un ddl sul rilancio delle Infrastrutture e sulla sburocratizzazione. Aggiungendo: "Abbiamo le tasche piene delle chiacchiere di Conte".

 

Poi l'accelerazione nel pomeriggio. E l'uscita della notizia in serata. Ancora non si sa molto del timing del vertice. Che, però, pare sia brevissimo, nella prossima settimana. E nel gruppo parlamentare leghista la notizia ancora non sta circolando. Il capogruppo a Montecitorio Riccardo Molinari dice al Foglio di "non sapere ancora niente". E ancora: "Ho visto Matteo stamattina ed era arrabbiato perché Conte non si faceva sentire da dieci giorni". E c'è il sospetto, manifestato da fonti parlamentari della Lega, di un pressing del Quirinale per costringere Conte a coinvolgere le opposizioni, almeno in questa fase. "L'avrà obbligato Mattarella", ci dice un peso massimo di Via Bellerio.

 

 

Meloni si dichiara "disponibile" a un incontro, confermando che anche Fratelli d'Italia lo sta aspettando da tempo. Continua la presidente del partito, polemizzando: "Se Conte ci mandasse un documento elaborato alla fine di questi Stati Generali... così parleremo non del sesso degli angeli ma di cose concrete, su cui Fdi è sempre disponibile". Claudio Durigon, ex sottosegretario leghista al Lavoro e deputato, al Foglio ribadisce la linea: "La Lega è disponibile a un incontro in una sede istituzionale, a Palazzo Chigi, ma temo che sia un'altra presa in giro di Conte". Ricordiamo infatti che il centrodestra compatto aveva rifiutato di partecipare agli Stati Generali di Villa Doria Pamphilj, adducendo la motivazione che non si trattava di un luogo "istituzionale".

 

A parte il sospetto su un'opera di convincimento da parte di Mattarella nei confronti di Conte, nel centrodestra vedono il cedimento di Palazzo Chigi anche come una dimostrazione della "debolezza" del premier, preoccupato da un eventuale voto sul Mes in estate e dai numeri incerti del Senato, dove abbondano i malumori tra i grillini, soprattutto tra quelli ancora in ritardo con le restituzioni.

 

Forza Italia, tirata per la giacchetta come possibile ancora di salvataggio per la maggioranza rossogialla, ha diramato una nota, senza accenti polemici: "Consegneremo al governo un corposo dossier di proposte ideate per far ripartire il Paese e per utilizzare al meglio le ingenti risorse europee messe a disposizione dell'Italia". Compreso il Mes, su cui Conte continua a tentennare.

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