Nuovi documenti dimostrano che Parisi è incompatibile come presidente dell'Anpal

Luciano Capone

A confermarlo una lettera della Mississippi University al ministero

Mimmo Parisi, il professore venuto dal Mississippi e messo da Luigi Di Maio al vertice dell’Agenzia per le politiche attive, è incompatibile con il suo ruolo di presidente dell’Anpal. La questione è stata sollevata più volte, in diverse interrogazioni parlamentari, in particolare da parte di Chiara Gribaudo e Tommaso Nannicini del Pd, ma mai affrontata se non con risposte evasive del governo e del ministro del Lavoro. Il problema riguarda il suo rapporto di lavoro con la Mississippi State University, dove è professore di Demografia e Statistica, che può essere causa di incompatibilità con la presidenza dell’Anpal. Lo statuto dell’agenzia, infatti, all’art. 5 dice molto chiaramente che il ruolo di presidente è “incompatibile con altri rapporti di lavoro subordinato pubblico o privato, nonché con qualsiasi altra attività di lavoro autonomo, anche occasionale, che possa entrare in conflitto con gli scopi e i compiti dell’Anpal”. La ratio della norma è che il capo dell’Anpal debba dedicarsi a tempo pieno all’agenzia statale, senza avere rapporti subordinati con altri. 

 

 

Parisi ha sempre comunicato al ministero che il suo rapporto con la Mississippi State University si “caratterizza per il ruolo di consulenza”. Insomma, il “padre dei navigator” non sarebbe più un dipendente, ma un semplice consulente dell’università americana e questo (entro certi limiti) sarebbe compatibile con il ruolo di presidente dell’Anpal. La versione di Parisi è stata confermata da un parere, sollecitato dallo stesso Parisi, espresso dal magistrato Mario Oliviero della Corte dei conti e da un parere del Dipartimento affari giuridici e legislativi (Dagl) di Palazzo Chigi richiesto – non si è capito bene perché – dal sottosegretario Riccardo Fraccaro.

 

Ma a seguito di una richiesta di accesso agli atti da parte del Foglio (a cui Parisi si era opposto), emergono dei documenti che smentiscono la versione di Parisi e del Dagl di Palazzo Chigi. Per dimostrare di non avere più un rapporto di lavoro subordinato in America, Parisi invia al ministero del Lavoro due lettere della sua università datate 9 marzo che affermano:

1) che Parisi è stato in aspettativa (“leave of absence”) da professore e direttore del centro Nsparc della Mississippi State University dal 1 marzo 2019 al 29 febbraio 2020;

2) che attualmente è “Senior advisor for european development” presso la medesima università. La descrizione del nuovo incarico è molto generica, non si capisce bene cioè che rapporto di lavoro abbia, e così il 7 aprile il ministero del Lavoro chiede chiarimenti alla Mississippi University per risolvere il problema dell’incompatibilità.

 

Il ministero chiede al presidente dell’università esplicita conferma di due punti dirimenti:

1) confermate che Parisi non è più un dipendente (“employee”) dell’Università, né full time né part time?

2) Confermate che nella nuova posizione di Senior advisor Parisi è un mero consulente autonomo (“self-employed consultant”)? 

 

La risposta dell’Università arriva il giorno seguente, l’8 aprile, e non lascia spazio a interpretazioni: Parisi è un nostro dipendente (“employed”) part time, dice la Mississippi University. E questo, da statuto, è incompatibile con il ruolo di presidente dell’Anpal.

  

  

Ciò che non è chiaro è cosa stia facendo il ministero del Lavoro. Se avesse voluto chiudere gli occhi, avrebbe potuto fingere di credere alla iniziale versione vaga e ambigua di Parisi. Ma non l’ha fatto. Ha voluto vederci chiaro e per questo ha posto domande specifiche alla Mississippi State University, ricevendo come risposta proprio ciò che sospettava: Parisi non si è dimesso né è più in aspettativa, ma ha un rapporto di lavoro subordinato in America. Ma non si capisce perché, a distanza di quasi due mesi da questa risposta inequivocabile, il ministro Nunzia Catalfo non abbia preso le decisioni conseguenti. Chi è che ora le sta chiudendo gli occhi?

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali