Come sta la politica

Prevalgono le azioni corsare, rivolte alla conquista di investiture popolari. C’è il governo, manca il governare

Un persiano che venisse in Italia oggi, in quali condizioni troverebbe le istituzioni pubbliche?

Sarebbe, innanzitutto, colpito dalle contraddizioni. Quasi tutti i problemi aperti sono globali, ma ci sono politici che propugnano sovranismo e chiusure delle frontiere: sbarrare i confini per fermare i virus serve a qualcosa? Poi, gli anni dopo il 2018 sono all’insegna del populismo, ma le Camere sono divenute organi di ratifica, lavorano in attesa di decisioni prese altrove, il governo a sua volta attende i contatti tra le forze che lo compongono, approva proposte “salvo intese”, cioè approva le copertine dei fascicoli. Insomma, la politica si allontana dal popolo. La conseguenza è che c’è il governo, manca il governare.

 

Anche se il potere è sempre più concentrato, piuttosto che essere diffuso come promesso dai populisti, non le pare che la campagna elettorale permanente e i continui sondaggi consentano di prendere la temperatura dell’elettorato ogni giorno?

Ma il fatto che tutti ritengano di avere diritto di conquistare una parte dell’elettorato non apre soltanto la porta ai “riders”, crea sconcerto nell’opinione pubblica, che ritiene di aver diritto di esser governata, cioè che i problemi collettivi siano affrontati e risolti, mentre i politici battono il terreno in cerca di voti. Questo produce incertezza e blocco dell’azione di governo. C’è il governo, manca l’azione di governo. Dominano le divisioni, piuttosto che la ricerca della coesione. Prevalgono le azioni corsare, continuamente rivolte alla conquista di investiture popolari. Il governo appare sempre in bilico.

 

Dovrebbe servire anche a questo la riduzione dei parlamentari, che semplifica un Parlamento pletorico.

Ma è più importante diminuire la quantità dei parlamentari o piuttosto aumentare la qualità dei nostri rappresentanti? Perché la forza politica che ha mandato in Parlamento la classe politica più debole e improvvisata ha scelto come cavallo di battaglia la riduzione del numero dei componenti delle Camere? Si può vedere nelle due decisioni una logica comune, quella di ridurre le assemblee parlamentari in condizioni di minorità?

 

Non vede anche in questo uno spostamento della politica dal Palazzo alla Piazza, che è proprio quello che ha promesso la Costituzione e cerca di realizzare il M5s?

Sarebbe vero se si discutesse di politiche. Si discute e si promettono, invece, soltanto redistribuzioni. I temi sono pensioni e tasse, non scuole, sanità, servizi assistenziali, infrastrutture, sostegni all’occupazione.

 

C’è però il tema dei vitalizi, sul quale anche gli acerrimi nemici di oggi, Italia viva e M5s, erano una volta d’accordo.

Senza dimenticare che i vitalizi non esistono più e che si discute soltanto del taglio illegittimo a quelli che esistevano, ricordo che il M5s è andato in piazza per bloccare la decisione di un organo di giustizia interna delle assemblee parlamentari, al quale si erano rivolti coloro che erano stati colpiti dal taglio fatto da un organo che non aveva il potere di farlo. Quindi, il M5s è giustizialista a giorni alterni. In questo caso, intralcia in vario modo l’attività dell’unico organo al quale dei cittadini ex parlamentari possono rivolgersi. Questa è denegata giustizia e prevedo che qualche corte sovranazionale condannerà l’Italia.

  

Questo apre il problema dei giudici.

Anche qui dominano le contraddizioni. Era scoppiato un caso giudiziario che riguarda giudici e Csm: nessuno se ne dà cura e le cose continuano ad andare avanti nel modo conosciuto. Ci si accapiglia sulla prescrizione, mentre il problema è un altro, la durata dei processi, solo che il primo è di breve durata, il secondo di lungo periodo, e viene periodicamente rinviato. Si discute dei sintomi, si lasciano da parte le cause della malattia della giustizia. Pochi si rendono conto del fatto che, per salvaguardare l’indipendenza dei giudici, bisogna impedire che alcuni magistrati si costruiscano carriere politiche sfruttando i propri compiti istituzionali e preoccupandosi dei loro echi mediatici.

 

Ma la classe politica è attenta: ad esempio, c’è chi propone di accelerare le opere pubbliche, cosa necessaria perché c’è carenza di infrastrutture e di loro manutenzione.

Vengono, però, proposti rimedi che sono peggiori del male. Nominare, ad esempio, commissari straordinari. Dove si trovano centinaia di commissari straordinari? Chi vuole prendersi responsabilità così gravi e correre tanti rischi, tra i pochi che potrebbero rispondere all’appello avendone i titoli? E non insegna nulla l’esperienza già fatta con il ricorso a strutture straordinarie, che finiscono per bloccare quelle ordinarie e per allungare i tempi dell’esecuzione di opere pubbliche?

 

Resta l’amministrazione.

Con tutti i suoi antichi vizi, interni ed esterni. Per esempio, il M5s ha fatto ricorso al vecchio sistema del riciclaggio di ex ministri nelle cariche di sottogoverno. O la Corte dei conti mira ad ampliare le sue competenze, senza saperle svolgere (dovrebbe interessarsi dei conti, ma al suo interno non ha economisti e ragionieri, che sono gli esperti di conti).

 

Ma non dobbiamo disperare: lo spread dà una ragionevole speranza.

Purché si capisca che gli investitori sono attratti dai titoli del debito pubblico italiano soltanto perché offrono un rendimento che altrove non potrebbero avere, pronti a rivolgersi altrove in caso di pericolo o di modificazioni dei rendimenti. Pensi piuttosto a quante imprese straniere sono interessate a investire in industrie italiane, con le incertezze della politica e del diritto, nel nostro paese.

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