Lo strano caso del M5s che caccia chi vuole allearsi con il Pd

David Allegranti

A Pesaro, fuori un’assessora di Ricci. In Puglia, fuori un consigliere regionale che voleva l’accordo con il centrosinistra

Roma. Il M5s, alleato di governo del Pd, caccia chi governa con il Pd. E’ un abbaglio? Un refuso? Una supercazzola? No, è il partito di Beppe Grillo, che ha appena cacciato Francesca Frenquellucci per essere entrata, oltre due settimane fa, nella giunta di centrosinistra di Pesaro guidata dal sindaco Matteo Ricci. “Ho ricevuto una mail dove il M5s mi ha annunciato l’espulsione”, scrive l’assessora in un post su Facebook. “Ora farò ricorso al Comitato di Garanzia, perché sono sicura di aver fatto tutto pensando agli argomenti e ai temi proposti in campagna elettorale”. Oltretutto, dice Frenquellucci, “non capisco su che basi è stata presa questa decisione, in quanto il link della mia memoria difensiva non è stato nemmeno aperto. Spero di essere ascoltata, perché ho sempre fatto tutto pensando al bene comune. Preciso che non sono entrata in nessun partito politico”.

 

Stupefatto pure il sindaco Ricci, che osserva: “E’ come cacciare i ministri Cinque Stelle perché governano col Pd. Ci vuole coerenza. Davvero incredibile l’espulsione di un’attivista storica del M5s che ha portato avanti coerentemente il suo programma, che oggi è diventato parte del programma della città. Con Frenquellucci stiamo lavorando benissimo ed è grande il suo impegno”.

 

Insomma, persino il sindaco Ricci, che è del Pd, sottolinea che le idee del M5s sono entrate a far parte del programma della sua amministrazione. Ora, che i Cinque stelle abbiano un’idea ben precisa di democrazia (è diretta perché la dirige Casaleggio) è chiaro. Ma che le regole d’ingaggio cambino ogni settimana appare quantomeno pittoresco. Ne sanno qualcosa anche i militanti pugliesi. Mario Conca, consigliere regionale uscente del M5s, è stato escluso dalle liste con un’email: “Ciao Mario, ti comunichiamo che a seguito della decisione del capo politico, la proposta di candidatura per le elezioni regionarie non è stata accettata. Un saluto. Lo staff”. L’immaginifico staff non spiega perché, naturalmente. E’ un arcano custodito gelosamente da Vito Crimi. Di certo però si sa che Conca negli ultimi tempi aveva espresso posizioni in dissenso con il M5s, a partire dall’idea di un accordo con il Pd alle prossime elezioni regionali (ma senza Michele Emiliano, aveva precisato; un film che sarebbe stato difficile da realizzare ma tant’è). “Mario si è sempre battuto come un leone e senza mai abbassare la testa per i diritti dei cittadini pugliesi. Lo dico chiaramente, se Mario non verrà riammesso io non considererò valida la lista del M5s in Puglia”, dice il deputato Piernicola Pedicini. “Sono arrabbiato e deluso da questa scelta, non mi ci riconosco e la trovo politicamente dannosa per modalità, tempi e ratio”, dice il deputato Paolo Lattanzio.

 

Di recente Conca ha duellato alle “regionarie” per decidere il candidato presidente ed è stato battuto 1.571 a 1.171 da Antonella Laricchia, attuale sfidante di Emiliano alle elezioni di primavera. Ora, chiunque si aspetterebbe un minimo di eleganza da parte di chi ha appena battuto un avversario. Invece no: Laricchia dice che il mitologico capo politico ha fatto bene a buttare fuori Conca: “Ne condivido la necessità”, spiega. E perché? “Non candidandolo, il Movimento 5 Stelle, che ha dei valori, dei principi e dei metodi alternativi a quelli dei vecchi partiti, dice che non se la sente di garantire per lui. Condivido queste preoccupazioni, anche se non posso conoscere le motivazioni che hanno portato a questa decisione”.

 

Ma è stupendo: Laricchia è d’accordo con l’espulsione di un candidato anche se non conosce le motivazioni della sua espulsione. In realtà, Laricchia qualcosa sa, come ovvio, e aggiunge: “Non è un mistero che in occasione del dibattito sull’alleanza o meno con il Pd in Regione Puglia, Mario Conca ha scelto pubblicamente e ripetutamente di aprire a questa possibilità nonostante tutto il resto del gruppo fosse d’accordo e impegnato a ribadire il concetto della ‘terza via’ con o senza Emiliano candidato alla presidenza”. Poi, “durante la discussione del provvedimento a favore della prevenzione dell’azzardopatia mediante il distanziometro, mentre il resto del gruppo a fatica gestiva il malcontento dei gestori delle slot machine avendo a cuore la prevenzione e la tutela della salute, lui scendeva dai gestori delle slot che manifestavano davanti al Consiglio per dire loro che ci avrebbe fatto cambiare idea e per rilasciare interviste a riviste del settore in cui definiva inutile il distanziometro”. Inoltre “in maniera incauta, mentre il M5s stava lavorando con provvedimenti contro la violenza verso gli operatori sanitari, ha esordito contro le guardie mediche finendo per aizzare il clima di rabbia che genera violenza”. Laricchia insomma dice di non sapere niente, ma conserva un bel dossier sul “ribelle” Conca. Se Carlo Sibilia fosse ancora nei suoi cenci, come ai bei tempi delle dirette Facebook sul Bilderberg, si sarebbe già buttato sul complotto.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.