L'ex governatore di centrodestra in Piemonte benedice le sardine

Marianna Rizzini

Stasera il flash mob a Torino. "Non demonizzano nessuno, non parlano di rottamazione, non fanno qualunquismo becero a suon di vaffa", dice Enzo Ghigo

Roma. Il flash mob delle sardine arriva stasera a Torino, la città (che fu) delle Olimpiadi invernali (2006) ma anche la città della mancata assegnazione dei giochi per il 2026; la città che ha detto “Sì Tav” (in piazza, circa un anno fa), ma con un persistente sostrato di agitazione “No Tav” e con un sindaco a Cinque stelle, Chiara Appendino, che sulle contraddizioni tra linea M5s e realpolitik ha avuto più di un momento difficile. E a Torino, questa sera, scenderanno a manifestare gli autoconvocati che si sentono “senza nessuno alle spalle”, come dice uno degli organizzatori, Alessandro Cannavacciuolo, e senza linee guide definite (quelle dovrebbero essere definite a Roma, il prossimo weekend, nel primo incontro nazionale). Francesca Penotti, una tra le sardine “numero zero” di Torino, ricorda l’eterogeneità di un gruppo che si ritroverà oggi attorno a regole d’ingaggio fissate dal vademecum di convocazione, dal no allo stile e al messaggio di Matteo Salvini al rifiuto delle idee sovraniste e razziste: “Siamo stufi delle tante sfaccettature d’odio che ci sommergono”, dice Francesca, “stufi della falsità. Questo clima non lo reggiamo più. Abbiamo bisogno di una ventata positiva e, poiché questa, a oggi, non è ancora giunta, è arrivato il momento che la creiamo direttamente noi. Basta fake news, basta generatori di terrore”. La priorità è “essere il punto di riflessione della politica italiana attuale, non il punto di arrivo, non la soluzione”, dice Francesca: “Esempio pratico: quando noi ci ammaliamo il nostro corpo fa trasparire dei sintomi e, in base a quelli, il nostro medico cercherà la cura più efficace e immediata. Noi sardine siamo anche questo, siamo il sintomo di un’Italia ammalata, appesantita dal modo di svolgere l’attività politica di questi ultimi anni. Ma spetta ai nostri ‘medici’, a coloro che ne hanno le vere competenze, di ‘curare’ il nostro paese”. 

 

 

Non hanno paura di essere scalate da chi vuole riciclarsi, le sardine torinesi: “Non siamo un partito”. Si tratta dunque di scendere in piazza a favore di competenza (i politici con la P maiuscola invocati nel manifesto originario delle “6000 sardine”), dopo anni di piazze in cui la competenza era vista quasi come nota di demerito. Questo l’intento, dice Giovanna Giordano (già anima, un anno fa, con le altre cosiddette “madamine pro Tav”, della manifestazione torinese a favore dell’alta velocità) e oggi attiva sul fronte sardine, con il gruppo “sardine arancioni” (colore delle madamine). “Partivamo da un obiettivo concreto, un anno fa; oggi gli obiettivi sono più ampi. Ma in entrambi i casi c’è una società civile che richiama all’azione la politica, le chiede di assumersi delle responsabilità. E noi lo faremo portando in piazza bandiere europee e italiane: si può parlare di italiani in modo diverso da Salvini”. E’ invece critico Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti nel governo Berlusconi IV e candidato con la lista “Sì Tav” alle regionali del maggio scorso: “Noi ci siamo mossi con un preciso contenuto, senza paura della violenza che poteva colpirci; abbiamo rischiato e vinto in nome del no al declinismo e abbiamo salvato un’opera che porterà molto al paese. E poi a me pare che queste piazze di sardine – contro cui di per sé non ho nulla in contrario, perché quando si muovono le persone è sempre un fatto positivo – siano però molto connotate a sinistra. Hanno raccolto consenso con il ‘contro Salvini’, evitando di schierarsi su contenuti che potrebbero essere divisivi”.

 

L’ex rettore del Politecnico torinese Gianmaria Ajani vede nelle nuove piazze una componente “molto forte di giovani che faticano a trovare un riferimento, e che continuano – per la seconda volta in pochi anni – a mobilitarsi oltre gli steccati destra-sinistra. E però stavolta chi scende in piazza non segue parole d’ordine disfattiste, non è astensionista per partito preso. Sarebbe importante, ora, che queste piazze aiutassero il paese a riprendere coscienza della necessità di una sana divisione di compiti tra chi governa e chi ha la passione per mobilitarsi”. Per Enzo Ghigo, ex presidente del Piemonte con il centrodestra tra il 1995 e il 2005, è positivo “il contributo di chi evita qualsiasi demagogia: le sardine non demonizzano nessuno, non parlano di rottamazione, non fanno qualunquismo becero a suon di vaffa. Certo, tra il dire e il fare c’è differenza. E in democrazia, a un certo punto, bisogna presentarsi a elezioni, farsi votare e magari criticare. Ma l’ascolto è importante. Cito Luciano Violante, che parlava di democrazia decidente: ecco, nel paese è mancata la fase della decisione. Ben venga quindi chiunque manifesti in modo pacifico perché si arrivi alla fase della decisione”.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.