Salvini non si combatte con l'antifascismo. Calenda risponde a Sofri

Carlo Calenda

“L’alibi dell’antifascismo aiuta il Pd a dare senso all’alleanza con il M5S, ma non dobbiamo confondere fascismo e illiberalismo”

Al direttore - Adriano Sofri sabato sul Suo giornale mi rimprovera perché “non mi schiero” e descrive una ipotetica equidistanza di Azione da Lega e Pd. Non è cosi. Azione è schierata convintamente a difesa della democrazia liberale e dunque, per definizione, non può essere equidistante da un partito, quello democratico, che vi si riconosce pienamente e dalla Lega che si ispira invece ai modelli di democrazia illiberale di Orban e Putin. Questa è stata la principale ragione di rottura con il movimento di Stefano Parisi che considera questa equidistanza come una necessaria premessa per poter lavorare insieme.

  

Sofri desume l’equidistanza di Azione dal passaggio, ricorrente nei miei discorsi, in cui prendo le distanze da un dibattito politico diviso tra chi dice “votatemi perché altrimenti ci sarà l’invasione dall’Africa” e chi risponde “votateci perché altrimenti arrivano i fascisti”.

   

Ritenere che una discussione pubblica polarizzata e semplificata in questo modo sia sbagliata e dannosa non vuol dire essere equidistante dai “soggetti” ma solo dai “predicati”. Non è pensabile che ogni volta che in Italia si affaccia un contendente di destra si gridi al fascismo. È successo con Berlusconi e riaccade con Salvini. In entrambi i casi si tratta di destre che hanno elementi anomali rispetto a quelle tradizionali, per il conflitto di interessi del primo, e per i modelli internazionali del secondo, ma non certamente di fascismo. Ovviamente esiste una profonda differenza tra Salvini e Berlusconi. Laddove il primo indulge in un linguaggio che legittima indirettamente fascisti e razzisti e persegue una collocazione internazionale dell’Italia nel campo dei regimi illiberali, mentre il secondo è pienamente inserito nella tradizione atlantica ed europea del Partito popolare. Ma resta il dato di fatto che “illiberalismo” e fascismo sono cose molto differenti. Equipararli aiuta la destra, perché radicalizza i tanti elettori moderati che vi si rifugiano per ragioni molto differenti dalla richiesta di instaurazione di un regime autoritario.

  

La verità è che l’alibi dell’antifascismo aiuta il Pd a dare un significato e una ragione all’alleanza con il M5s. Un movimento illiberale quanto la Lega e altrettanto pericoloso in termini di legami internazionali. Sostituire la Cina alla Russia non è un gran passo avanti per l’Italia ed è anzi persino più insidioso. La Russia è un nano economico, la Cina è il leader indiscusso dello schieramento dei regimi autoritari e ha la forza finanziaria e politica per svolgere pienamente un ruolo egemonico. La penetrazione cinese attraverso acquisizioni mirate nei paesi europei “deboli”, e la possibilità di condizionare tramite questi la governance dell’Unione, rende la Cina ben più pericolosa degli esercizi muscolari digitali di Putin.

   

Azione nasce per diventare il perno di un Fronte Repubblicano composto da popolari, liberali e social democratici, sottraendoli all’abbraccio mortale con sovranisti e populisti illiberali. Come sapete questa è sempre stata la mia prospettiva politica. Per un anno ho pensato di poterla perseguire dentro il Pd. Ma l’alleanza con i 5s ha reso questa strada impercorribile. Non ho preparato l’uscita dal Pd e il lancio di Azione. Al contrario sono passati tre mesi tra il primo e il secondo passo. Non ho cercato parlamentari e non ho come obiettivo politico quello di distruggere il Pd. Pensavo e ritenevo che questo esecutivo “contro natura” avrebbe rafforzato la destra illiberale e fallito la prova di governo. Pensavo e ritenevo che Matteo Renzi, primo promotore del governo Conte 2, avrebbe usato il tempo guadagnato per provocare una scissione motivata esclusivamente da ragioni di potere e di ego. Queste cose le ho dette pubblicamente e per tempo. Lascio ai vostri lettori giudicare la validità di quelle affermazioni.

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