Calenda, una risorsa futurista

Redazione

Un bel manifesto per Azione. Occhio a non fare la retorica dell’antipopulismo

“Ora basta!” l’abbiamo già sentita in qualsiasi fronte insurrezionale del secolo scorso, “l’Italia è un grande paese” non è esattamente nuova da queste parti. Ma fermarsi alla prima frase, al profumo un po’ populista e adatto ai tempi, sarebbe sbagliato. La lingua del manifesto fondativo di Azione, il nuovo partito (ma sarà permessa la doppia tessera, non intende essere divisivo) presentato ieri da Carlo Calenda con Matteo Richetti ha invece un sapore frizzante di futurismo, da avanguardie del Novecento.

 

“Azione è il luogo di mobilitazione dell’Italia che lavora, produce, studia e fatica”, “i mali che affliggono l’Italia e l’occidente sono le fratture tra progresso e società, tecnica e uomo, libertà e conoscenza, crescita e sostenibilità, mercato e giustizia sociale”. Sono frasi che guardano in avanti, con un bel tono di frusta, manca solo il megafono dei manifesti di Malevic. Sono condivisibili tutti i punti programmatici: dal primo comandamento, “nessuna maledizione ci condanna a dover scegliere tra i disastri dei populisti e quelli dei sovranisti”, alla critica dello stato diventato ingiusto “con i giovani, con le donne, con le persone bisognose di assistenza, con chi vive al sud, con chi vuole svolgere la sua attività”, alla necessità di rafforzare scuola, sanità, giustizia. Un programma liberale ma anche sociale, tanto che si legge che “le nostre radici culturali e politiche sono quelle del liberalismo sociale e del popolarismo di Sturzo”, forse un po’ acrobatico.

 

Non sono certo le buone idee che mancano a Calenda, ciò che sarà interessante verificare è se saprà evitare il rischio di diventare il populista dell’antipopulismo, quello che dà di “rammolliti” ai possibili interlocutori e di “bullo” as usual a Renzi, e disegna rivoluzioni copernicane in un paese che necessita anche del cacciavite. Se riuscirà a trovare rapporti di mediazione con chi può professare idee simili alle sue (e con cui ha fatto bene al governo) Calenda sarà una risorsa, né di destra né di sinistra. Il manifesto conclude dicendo che “Azione diventerà il pilastro di un grande fronte repubblicano e democratico capace di ricacciare populisti e sovranisti ai margini del sistema politico”. Si punta al 10 per cento, ma forse è un po’ futurista.

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