Piantala, sinistra romanocentrica: vieni a vedere il modello Livorno

David Allegranti

Simone Lenzi, assessore alla Cultura che si è messo “in ascolto” della città, chiede a Pd e Renzi di smetterla con liti e giochetti

Roma. “Questo centrosinistra è troppo romanocentrico”, dice al Foglio Simone Lenzi, scrittore, frontman dei Virginiana Miller e da qualche mese assessore alla Cultura del Comune di Livorno nella giunta di Luca Salvetti, un “civico” che ha battuto Lega e Cinque stelle. Esiste un “modello Livorno”, dice Lenzi, che ha appena inaugurato una mostra su Modigliani (“è bellissima, venite a vederla”) che il centrosinistra nazionale “in affanno” dovrebbe studiare. “E questo mi dispiace, perché mai come in questo momento l’identità sarebbe facile da trovare. Mi sembra che ci sia una vasta sottovalutazione del pericolo di una svolta autoritaria. La sinistra ha amato gridare ‘al lupo, al lupo’ affibbiando spesso a casaccio l’epiteto di fascista per anni. Ora che i fascisti sono tornati per davvero, vedo una sottovalutazione. Si continua a rimestare in piccole beghe di parte, senza invece capire che mai come ora sarebbe necessario fare fronte comune. Sto parlando della sinistra, ma anche di un centro autenticamente democratico, compresi quei liberali che mi pare stiano facendo lo stesso errore che fecero i liberali alla vigilia del Ventennio. Insomma, posso dirlo? Tutte queste chiacchiere fra Renzi e il Pd e il Pd e Renzi le trovo stucchevoli. C’è un avversario comune, quindi le energie e gli sforzi andrebbero concentrati lì non sui piccoli regolamenti di conti”.

 

Chi sono gli avversari? “Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Non dimentichiamo che Fratelli d’Italia è cresciuto molto. Ci sono due destre che fanno gara a chi è più truce. Per questo consiglio di studiare il modello Livorno. Qui abbiamo cercato di rimetterci in ascolto vero di la città che stiamo governando, e questo è stato possibile perché i partiti tradizionali come il Pd si sono messi a disposizione facendo un passo indietro. Cito un piccolo dato che riassume bene la questione: Salvetti ha sciolto il nodo delle nomine degli assessori il giorno prima della direzione del Pd. Solitamente si faceva il giorno dopo. E’ un dato simbolico ma significativo”. Lenzi invita davvero a “smetterla d’avere paura dei mal di pancia, a smetterla con le correnti e le correntine. Perché non è più il tempo. Sono cose che diciamo spesso e sono vere soprattutto oggi: c’è una difficoltà diffusa da parte dei corpi intermedi a selezionare la classe dirigente. Una capacità di cui si sente molto la mancanza. Il fallimento del grillismo peraltro sta esattamente in questo. Sono stati incapaci di esprimere una classe dirigente. Lo si è visto a Livorno ma anche Toninelli non scherzava”.

 

A livello nazionale il centrosinistra governa con i grillini, le sembrano cambiati? “Non si è mai gli stessi, essendo passati da esperienze di governo secondo me hanno preso le misure con la realtà. Mi ricordo molto bene la diretta televisiva sotto il Campidoglio quando vinsero a Roma. C’era una signora che gridava mo’ è finita, mo’ se c’è sta un problema chiamo er Comune. Ecco, l’idea che i romani avrebbero invaso il Campidoglio in caso di problemi mi pare sia svanita nel nulla. Oggi vorrei chiedere a quella signora che cos’è cambiato a Roma in questi tre anni. Purtroppo passare attraverso la realtà è un passaggio estremamente doloroso. Quindi, insomma, se il centrosinistra di Roma, che è troppo romanocentrico, vuole qualche consiglio noi glielo diamo volentieri”, dice Lenzi, che da assessore alla Cultura in questi primi mesi è stato soprattutto impegnato nell’organizzazione della mostra su Modigliani. “In quattro mesi abbiamo rappacificato la città con una storia lunga e travagliata. Questa è una delle mostre più importanti che ci sono in Italia ora, e nel mondo al momento è la celebrazione di Modigliani più importante. Insomma, per essere una piccola città di provincia il risultato mi pare importante ed è stato l’innesco per fare altro. Luogo Pio, piazza meravigliosa del quartiere della Venezia, era un parcheggio e ora è tornata a essere una piazza”.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.