Il Pd dei sospetti: chi vorrebbe fare il premier, chi cambiare segretario

Dem infastiditi da Conte, che si tiene lontano dalla mischia. Nel partito occhi puntati su Orlando, Franceschini e due sindaci

In casa Pd si inizia a registrare un certo fastidio nei confronti del premier Giuseppe Conte. Finora il Partito democratico a cominciare dal suo leader Nicola Zingaretti aveva sostenuto senza dubbi l’operato del presidente del Consiglio. Ma le cose stanno cambiando perché l’atteggiamento dell’inquilino di palazzo Chigi che si tiene volutamente lontano dalla mischia e dagli scontri politici per non perdere la popolarità nei sondaggi ha cominciato a innervosire il Pd. “Tocca sempre a noi sostenere l’esecutivo e lavorare per la stabilità, ma questo lavoro dovrebbe farlo il capo del governo”, si lamentano ormai sempre più spesso al Nazareno.

 

Sempre rimanendo dalle parti del Partito democratico si stanno notando diversi movimenti. Intanto le mosse di Andrea Orlando sono sotto osservazione: il vice segretario unico viene visto come uno che potrebbe voler succedere a Nicola Zingaretti nel caso in cui, persa l’Emilia Romagna, la poltrona dell’attuale leader sarebbe a rischio (cosa che Orlando ieri ha smentito sul Foglio). In realtà l’ex ministro della Giustizia sta lavorando, di concerto con Goffredo Bettini, per puntellare Zingaretti non per farlo fuori, ma i sospetti ormai sono il pane quotidiano del Pd. Altre ombre riguardano Dario Franceschini e il presunto piano di Matteo Renzi per portarlo a Palazzo Chigi una volta fatto fuori Giuseppe Conte. In realtà il ministro dei Beni culturali aspirerebbe a un’altra poltrona (quella del Quirinale) ma comunque in ogni caso non si metterebbe mai a trattare sotto banco con il leader di Italia viva. Di questo è convinto anche Nicola Zingaretti che ha fiducia in Franceschini, ma altri big del Pd vicini al segretario non la pensano nello stesso modo.

 

Di sospetto in sospetto si parla poco invece degli unici veri movimenti che stanno avvenendo dentro il Partito democratico. Chi guarda alla possibile sostituzione del segretario è gran parte dell’aera di Base riformista che fa capo a Luca Lotti. La sensazione è che l’offensiva sempre più pressante di Matteo Renzi stia portando il Pd a ripiegarsi in se stesso e gli stia togliendo consensi. Perciò c’è chi ipotizza un cambio della guardia. “Ci vuole una faccia meno conosciuta e più fresca”, si sente dire sempre più spesso nei capannelli dei parlamentari. Ma chi? Già si è scritto dell’ipotesi di Giorgio Gori. Il sindaco di Bergamo vorrebbe lanciare la sua opa sul Pd. Ma dalle parti di Base riformista si fa anche un altro nome. Si tratta sempre di un sindaco: il primo cittadino di Bari Antonio De Caro, ex renziano.

Nicola Zingaretti, comunque, guarda a tutti questi movimenti senza scomporsi. E’ forte di una solida maggioranza, al momento, e siccome il rischio di elezioni è sempre dietro l’angolo sa bene che tutti quelli che vogliono essere candidati o ricandidati staranno bene attenti a far e le loro mosse perché non vogliono correre il rischio di essere fatti fuori.