Che Dio ci conservi la normalità

Giuliano Ferrara

Salvini senza potere, Conte con Landini, i ministri che risolvono problemi. Non c’è Metternich né l’assolutismo, ma in azione c’è il frutto della volontà generale. E se per caso sentite la voce di Tina Pica, pensate all’anglosfera e godetevi il momento

Con questo fatto che i parlamenti se la passano mica male, e ne sa qualcosa BoJo, lo stalker di Elisabetta II, e ne sa qualcosa il senatore Salvini, tornato un sans-pouvoirs dopo lo stalking ai sans-papiers, bè, va detto: qualcosa è successo. E’ tornata la normalità. Conte o Bisconte va a Lecce d’accordissimo con Landini (ve l’avevo detto che l’urlatore Cgil era diventato grande!), poi si fa un burger a New York prima che il governo ci metta su una gabella, intanto Di Maio viaggia, il buon Gualtieri imposta i conti, il prefetto Lamorgese fa il mestiere di ministro dell’Interno, e la Tav va anche senza bisogno di un italiano taglianastri, il Pd si scinde, in quella terra di santità ch’è l’Umbria verdeggiante nascono “nuovi e più avanzati equilibri”, secondo la formula della Prima Repubblica, intanto riprendono i corsi dalemiani alla Link University e i liberali per Salvini continuano a pontificare alla Luiss. Non che si sia conquistato un nuovo orizzonte, del quale peraltro chissà se ci sia mai stato un autentico bisogno, e non hai la sensazione di una forte ricomposizione della classe dirigente, basta pensare alle ciarlatanerie in verde pisello denunciate dalla requisitoria spietata di Capone ieri, ma tira un’aria buona di restaurazione.

 

Si parla di forme o formalismi, e poco più. Non c’è Metternich né l’assolutismo, c’è in azione il frutto della volontà generale, ma rappresentativa, alla quale si è associato anche Rousseau, c’è la poca ma buona legna necessaria a fare il fuocherello democratico secondo le scelte provvisorie degli italiani, inverate dopo il 4 marzo 2018 da due operazioni trasformiste, quella gialloverde prima, quella rossogialla poi, con la differenza che siamo scampati alla nevrosi dei pieni poteri, alla megalomania, alla caccia al negher, e a effimeri orizzonti di gloria. E’ poco? E’ tanto? Giudicate voi. Ma non perdetevi gli effetti benefici della fine del chiasso dei superbi, transitoriamente debellato e punito, non perdetevi gli effetti pubblici e privati di questa modestia ritrovata senza forche, senza patiboli, con un semplice cambio di abito, un saggio e miracoloso voltar gabbana, procurato in parte dall’uomo mascherato che si vestiva da pompiere a scopi incendiari.

  

Molti sono amareggiati. Volevano di più. E si capisce. Ma la triste funzione indispensabile dei vecchi è ricordare loro che si poteva avere di meno, molto di meno, e che intransigenza non è puntiglio. La normalità è un balsamo raro, la si apprezza figurandosi i guasti che ci hanno comminato nel secolo scorso i vari gradi dello stato di eccezione. Pensate anche agli Stati Uniti d’America, che si ritrovano con un presidente il quale ha voluto fare un piacere a Putin e uno a sé stesso, e ha telefonato al presidente eletto dell’Ucraina, comico dignitoso, per ricattarlo: o mi combini una truffa contro il mio rivale politico oppure ritiro soldi e armamenti per fronteggiare l’espansionismo russo che ti propone ormai da anni una guerra interna strisciante. E pensate a Johnson, supercompetente etoniano tutto d’un pezzo, si fa per dire, obbligato a ributtarsi nella piscina di Westminster, e senza nemmeno un salvagente. Quando sentite la voce di Tina Pica, timbro vocale di un amabile Conte molto di sinistra, o esaminate la dichiarazione giornaliera di qualche analfabeta di ritorno, ecco, pensate alla condizione eccezionale dell’anglosfera, e consolatevi con la nuova normalità euroitaliana. Che Dio ce la conservi.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.