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Le cinquanta sfumature della sinistra alle elezioni europee di maggio

L’arrivo di Zingaretti nel Pd potrebbe frenare qualche intenzione frazionista. Con lo sbarramento al 4 per cento e l’atmosfera pulviscolare, ci può essere salvezza fuori dal centrosinistra?

14 Marzo 2019 alle 06:09

Le cinquanta sfumature della sinistra alle elezioni europee di maggio

Foto LaPresse

Roma. Il sovranismo salviniano ha i suoi canoni e pure i suoi alleati in vista delle Europee. E la sinistra invece che fa? Da quelle parti ci sono unionisti che sognano un fronte popolare, ma già iniziano i distinguo: con il Pd o senza Pd? Con l’Europa o senza Europa? Alla fine, insomma, ci sono gli euroscettici di sinistra e gli europeisti critici ma comunque desiderosi di spingere indietro le pulsioni nazionaliste. Elly Schlein, per dire, spera in un fronte che unisca le forze di sinistra fuori dal Pd a eccezione però di quelle euroscettiche. I nazionalisti di sinistra, che hanno in uggia il governo di Bruxelles, non le interessano.

 

Il problema è che mettere d’accordo tutti è impossibile, a sinistra ci sono troppe linee di frattura ma soprattutto di microfrattura. Sicché c’è il segretario di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo che vuole creare uno “schieramento di sinistra e popolare alternativo a tutti i poli esistenti”, una  “lista unitaria  in Italia che raccolga tutte le soggettività di sinistra e di movimento che si collocano sul piano della critica radicale dei trattati europei e dell’Ue. Portiamo avanti questo orientamento nel Partito della sinistra europea, nel Gue/Ngl e sul piano nazionale”.

  

Questo schieramento è alternativo tanto al Pd quanto al centrodestra e fa appunto riferimento al Gue, Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea composto di  52 deputati, tra i quali gli italiani Curzio Maltese e Barbara Spinelli, che nel 2014 si erano presentati alle elezioni con L’Altra Europa con Tsipras. L’idea iniziale di Rifondazione era costruire un’alleanza con tutti, da DeMa (la creatura di Luigi de Magistris) a Diem25 (il partito transnazionale fondato dall’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis), da Sinistra Italiana (dove a vigilare sulla correttezza identitaria c’è Stefano Fassina con la sua associazione “Patria e costituzione”) a Potere al Popolo. Ma non sono mancati i bisticci. Il risultato è alla fine della coalizione faranno parte Sinistra italiana, Rifondazione comunista e quel che rimane di Altra Europa. Il partito di Varoufakis lancerà invece in Italia il 21 marzo “Primavera Europea”, alla quale parteciperanno anche i cosiddetti “autoconvocati di Leu”, Francesco Laforgia e Luca Pastorino. Potere al Popolo ha spiegato invece che “non ci sono le condizioni”  per un’alleanza con altri soggetti di sinistra in vista delle elezioni europee e dopo aver avviato un dialogo con DeMa alla fine la trattativa è saltata per vari motivi, tra questi il fatto che De Magistris ha annunciato che non correrà alle Europee. Da solo, PaP difficilmente riuscirà a raccogliere 180 mila firme in tutta Italia per presentarsi alle elezioni, quindi molto probabilmente salterà un turno.

 

Federico Pizzarotti, leader di Italia in Comune, ha già siglato un’alleanza con i Verdi ma anche Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Articolo1-Mdp, Deputato di Leu, ha proposto una “lista socialista, progressista, del lavoro, ecologista”. Pare che Mdp stia raccogliendo le firme ma anzitutto vuole capire che succede adesso nel Pd con Nicola Zingaretti segretario di fresca nomina. E’ d’altronde la stagione dei ritorni, quindi tutto è possibile.

 

Ah già, e Possibile? Questo sabato si terrà l’assemblea degli iscritti e da domenica 17 a martedì 19 si terrà la consultazione online, alla quale possono partecipare gli iscritti, per decidere il da farsi sulle alleanze in Europa. Insomma, come si vede, la faccenda a sinistra è complicata come al solito. L’arrivo di Zingaretti nel Pd, però, potrebbe frenare qualche intenzione frazionista. Con lo sbarramento al 4 per cento e l’atmosfera pulviscolare, ci può essere salvezza fuori dal centrosinistra?

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    14 Marzo 2019 - 13:01

    Tanto se non fanno casino fuori dal Pd, coi partiti dello 0 virgola, lo fanno dentro, quindi non si sa cosa augurarsi.

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