La lezione di macroeconomia di Barbara Lezzi vista attraverso le facce di Cottarelli

Inutile tentare un debunking del profluvio di parole del ministro per il Sud a DiMartedì. Basta una carrellata di espressioni dell'ex Commissario alla revisione della spesa pubblica

Luciano Capone e Enrico Cicchetti

Ieri a DiMartedì su La7 è andato in scena un surreale confronto tra l'economista Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui Conti pubblici italiani, e il ministro per il Sud Barbara Lezzi, che ha sostenuto che le clausole di salvaguardia programmate per il prossimo anno sono l'eredità del governo precedente (ma va?) e che l'esecutivo felpastellato non ha niente a che fare con quelle misure, prese a partire dal 2011 per cercare di “salvaguardare” i vincoli Ue di bilancio dalle spese previste, in sostanza per tutelare i saldi di finanza pubblica. Lezzi si è poi contraddetta, sostenendo che le clausole sono state rinviate rispetto all'anno precedente. Cottarelli a quel punto cerca di chiarire che non è così: le clausole di salvaguardia con i governi precedenti servivano per far scendere il deficit, mentre quelle del prossimo anno servono a non far salire il deficit e per questo servono nuove clausole di salvaguardia. La Lezzi sbotta: “Ma lei sta scherzando?”. Una frase che ha ricordato a molti il “Questo lo dice lei” rivolto dal sottosegretario Laura Castelli a Pier Carlo Padoan a Porta a Porta. Inutile tentare un debunking del profluvio di parole, spesso poco puntuali (per usare un eufemismo), del ministro grillino. La migliore risposta alla propaganda Cinque stelle in prima serata è una carrellata delle facce di Cottarelli.

  

  

Il ministro Lezzi dice poi di aver letto il libro di Cottarelli, e sostiene che la soluzione del professore sarebbero le “gabbie salariali” da applicare al sud per aumentarne la produttività. Citazione smentita da Cottarelli, che spiega di aver scritto esattamente il contrario: “Forse il ministro non ha letto il mio libro”, risponde. Forse l'avrà pure letto, ma non a 370 gradi.