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Dietro al razzismo c'è un altro problema: la libertà

Se non sai come governare i processi, l’unica possibilità che hai è far credere ai tuoi elettori che l’unico modo per risolvere i problemi del tuo paese è chiudere tutto

31 Gennaio 2019 alle 16:30

Dietro al razzismo c'è un altro problema: la libertà

Migranti a bordo della Sea Watch diretti a Catania. Foto LaPresse

Al direttore - Caro Cerasa, non sono gli scafisti a costringere eritrei, siriani, somali o egiziani a imbarcarsi per raggiungere l’Italia, ma sono le guerre, la fame o semplicemente, la speranza di poter vivere meglio. Lampedusa è la porta d’Europa e non è solo il confine d’Italia e per questo l’Unione europea è colpevole per la totale assenza di una politica comunitaria sul tema e si deve sentire addosso la responsabilità primaria di affrontare un problema che è umanitario e sociale, globale e non solo italiano. Queste persone non cercano di venire in Europa sfidando la morte per capriccio e salvare ogni vita umana in pericolo dovrebbe essere la priorità assoluta. I migranti non sanno quale può essere il loro futuro, ma hanno ben chiaro cosa stanno lasciando: terre talmente prive di qualsiasi speranza, da essere pronti a rischiare una fine tragica. Meditiamoci sopra prima di chiudere i porti.

Andrea Zirilli

     

Francesco Costa, vicedirettore del Post, ieri ha scritto un commento molto interessante sul dibattito legato alle politiche migratorie del governo. Le aggressioni contro le persone non bianche – ha scritto Costa – sono aumentate verticalmente, e quando un nazista è andato per strada a sparare a dei neri a caso hanno fatto a gara a giustificarlo. Hanno provato a escludere i bambini non bianchi dalle mense scolastiche e a togliergli i buoni libro, hanno passato settimane a capire come evitare che il reddito di cittadinanza potesse andare agli stranieri regolari e come togliergli le case e le chiese, hanno proposto norme ad hoc per i negozi ‘etnici’, hanno raddoppiato le tasse sul volontariato, hanno dato della scimmia a una ministra nera, hanno parlato apertamente di un complotto contro la razza bianca”. Conclusione di Costa: “Discutere di politiche migratorie e confutare gli argomenti di cui sopra serve fino a un certo punto, perché il problema non è questo governo e non è l’immigrazione: il problema è il razzismo”. Costa ha ragione quando dice che nella cultura del governo esiste una vena di xenofobia presente tanto nella Lega quanto nel M5s e sarebbe un errore non riconoscerlo. Ma il razzismo, in realtà, non è il motore ma è la conseguenza di un atteggiamento che ha contribuito a trasformare la politica degli incapaci in una nuova virtù. Vale quando si parla di infrastrutture, vale quando si parla di globalizzazione, vale quando si parla di immigrazione: se non sai come governare i processi, l’unica strada che hai di fronte a te è far credere ai tuoi elettori che l’unico modo per risolvere i problemi del tuo paese è chiudere tutto. Il problema numero uno del governo, dunque, non è il razzismo ma è la sua capacità di giocare con l’unica parola con cui si potrà creare un giorno un’alternativa allo sfascio populista: la libertà.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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