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Pattinare stanca (specie tra gialli e verdi). Equilibrismi da prima linea grillina

Non si può dire tutto e il contrario di tutto, come a volte è capitato nei cinque anni di opposizione a Cinque stelle e come pareva ovvio a molti attivisti e anche a molti eletti. Bonafede, Ruocco e Toninelli alle prese con la realtà

20 Luglio 2018 alle 12:26

Pattinare stanca (specie tra gialli e verdi). Equilibrismi da prima linea grillina

Foto Imagoeconomica

Roma. Pattinare stanca, pattinare tra gialli e verdi ancora di più, e se ne stanno accorgendo soprattutto i ministri e gli uomini e donne di vertice dei Cinque stelle, che a tutt’altro erano avvezzi: non si può più, infatti, insultare l’universo mondo e gridare al complotto senza conseguenze – e si è visto che cosa è capitato quando, qualche giorno fa, il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio ha evocato la presenza di una misteriosa “manina” capace di inserire nella relazione tecnica a corredo del Decreto Dignità numeri allarmanti sulla possibile perdita di posti di lavoro (ne è scaturita guerra diplomatica con l’Inps e guerra fredda con altre personalità governative). Né si può dire tutto e il contrario di tutto, come a volte è capitato nei cinque anni di opposizione a Cinque stelle e come pareva ovvio a molti attivisti e anche a molti eletti, orgogliosi di far parte di un movimento “dal basso” e quindi per forza di cose ibrido (su immigrazione, bioetica, diritti si è sfiorato più volte lo scontro di civiltà addirittura con Beppe Grillo). E dunque chi si trova in prima linea (non soltanto Di Maio) sperimenta i tormenti dell’essere improvvisamente di Palazzo senza poter dismettere l’armatura da combattimento. Ma la linea ibrida su temi sensibili vacilla quando la realtà assale.

 

Ecco dunque il ministro della Giustizia: oltre a dover rispettare il contratto Lega-M5s in tema di carceri (il concetto è: se c’è sovraffollamento se ne costruiscano di più, altro che pene alternative), nonostante Grillo in persona, via blog, dica che si “deve tendere a un mondo a carceri zero, o almeno, al minimo possibile”, Alfonso Bonafede si trova oggi a dover contenere l’irruenza dell’alleato Matteo Salvini in tema di legittima difesa. L’11 luglio, infatti, in audizione senatoriale sulle linee programmatiche del ministero e sul processo civile, il ministro se n’è uscito con una frase non tranchant, suscettibile di varie interpretazioni: per il governo “ci sono alcune priorità”, tra cui la “legittima difesa”. Motivo per cui, diceva il ministro, “elimineremo le zone d’ombra che oggi rendono difficile difendersi e dimostrare la propria innocenza”. Poi però Salvini era parso più aggressivo (difesa “senza se e senza ma”) e qualcuno ci aveva visto addirittura l’intenzione di viaggiare verso la liberalizzazione delle armi. Bonafede, a quel punto, aveva fatto intendere che no, alla liberalizzazione non ci pensava nessuno, e il premier Giuseppe Conte aveva sottolineato che il governo non aveva in mente “di incentivare una giustizia privata o l’uso delle armi”. Arrivava allora, ex post, l’alleggerimento di Salvini: “Sono in perfetta sintonia con il ministro Bonafede”. (Fino a quando non si sa).

 

Ma c’è anche il pattinare sottile di chi, come la deputata e presidente della Commissione Lavoro e Finanze Carla Ruocco, deve destreggiarsi tra diverse “sensibilità” in tema di tassazione presso l’elettorato di Lega e Cinque Stelle: l’urgenza grillina del combattere l’evasione fiscale, infatti, potrebbe, se non maneggiata con cura, andare a cozzare contro l’idea di fisco leggero e “amico” che molto piace agli imprenditori di impostazione salviniana. E dunque, intervistata dal Corriere della Sera, Ruocco da un lato dice che bisogna “aiutare i cittadini a far pace con questo sistema”, ma dall’altro ribadisce che “ogni debito fiscale dovrà essere saldato” (no condoni), e che “si potrà andare incontro a cittadini e imprese con misure ad hoc”, ma intervenendo “con azioni che contrastino l’evasione, sia quella che io chiamo la parte micro sia la parte macro, costituita di grandi evasori che nella maggior parte portano capitali all’estero”. Ma la pace fiscale non diventerà altro? le chiede il Corriere. “Capisco che il confine sembri molto sottile, ma la logica del condono non ci appartiene…”, risponde Ruocco.

 

Per non dire degli equilibrismi cui sarà costretto il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli nel caso in cui i Cinque stelle del Trentino Alto Adige vogliano tenere fede alla vecchia linea del “no” alla Tav del Brennero, su cui il ministro è parso più morbido. Poca cosa? Chissà. Intanto le contrapposte spinte sono già percepibili su Alitalia, autostrade e soprattutto porti (argomento-chiave anche dei dossier-immigrazione).

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