Seregno, incontro in piazza con Matteo Salvini (foto LaPresse)

Così Salvini usa i due forni con M5s e Forza Italia per andare a comandare

David Allegranti

La Lega dimostra una certa flessibilità e il suo capo una certa abilità nel mantenersi in equilibrio. Peraltro senza fare troppa fatica. Semplicemente dettando l’agenda politica e anche mediatica

Roma. La spregiudicatezza di Matteo Salvini produce i primi risultati: la Lega, secondo un sondaggio SWG pubblicato lunedì 18 giugno dal tg di La7, ha superato il M5s: 29,2 contro 29 per cento. Il leader leghista è in piena campagna elettorale pur essendo al governo con l’incarico, pesante, di ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio.

 

A Roma governa con i Cinque stelle, ma nel resto d’Italia la coalizione di centrodestra è solida, come si vede anche dalle elezioni amministrative (domenica prossima ci sono i ballottaggi e la coalizione Salvini-Berlusconi-Meloni potrebbe confermare l’ottimo stato di salute, specie in Toscana, dove la sfida è aperta a Massa, Pisa e Siena). Non è la prima volta che la Lega sperimenta un doppio binario; solo che prima era “di lotta e di governo”, adesso è solo di governo. Anzi, di bi-governo. E’ lo stesso Salvini a sottolinearlo: “Sto lavorando benissimo con Di Maio, ma mi sento e mi vedo spesso anche con Berlusconi. Lavoriamo negli interessi di tutti”. Proprio lunedì il segretario leghista e il capo di Forza Italia si sono visti ad Arcore, dopo settimane dall’ultimo incontro. Il Cav. ha capito che non conviene avere Salvini come avversario. Gli conviene piuttosto cercare un rilancio del suo partito dopo la sberla del 4 marzo. Giorgio Mulè, portavoce di Forza Italia, in un’intervista a Libero ha spiegato che adesso “deve nascere per forza un soggetto nuovo, si chiami L’Altra Italia o in un altro modo, entro fine estate”. Prima delle elezioni europee, insomma, “sennò non facciamo in tempo, politicamente, a mangiare il panettone”, dice Mulè.

 

La Lega dunque sta dimostrando una certa flessibilità e il suo capo una certa abilità nel mantenersi in equilibrio. Peraltro senza fare troppa fatica. Semplicemente detta lui l’agenda politica e anche mediatica in queste settimane. Non solo: insieme all’avanzata della Lega e all’apertura dei due forni si assiste anche all’oscuramento dell’altro vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, che è costretto a rincorrere l’alleato di governo. E i risultati, come detto, arrivano. Secondo una proiezione di YouTrend, oggi “il centrodestra conquisterebbe la maggioranza assoluta dei seggi: con il 42,4 per cento dei voti (questo il dato aggregato odierno di Lega-FI-FdI secondo SWG), otterrebbe ben 334 seggi alla Camera e 162 al Senato, rispettivamente 18 e 2 seggi in più della maggioranza assoluta. Considerando che la simulazione non include i 12 seggi della Camera e i 6 del Senato assegnati nelle circoscrizioni estere (di cui un terzo potrebbe andare proprio al centrodestra), si capisce come l’ipotetica maggioranza potrebbe essere effettivamente più ampia”.

 

E con questi numeri, aggiunge Salvatore Borghese nella sua analisi, il centrodestra sarebbe in condizione di governare senza il M5s: “L’assenza di una maggioranza all’indomani del voto non è stata determinata dal sistema elettorale bensì dall’assetto tripolare del nostro sistema partitico. I nostri calcoli ci hanno consentito di stimare che per ottenere una maggioranza, a legge elettorale invariata e con le stesse alleanze che si presentarono agli elettori il 4 marzo, sarebbe necessario raggiungere almeno il 42 per cento dei voti. Al di sotto di tale soglia, il raggiungimento della maggioranza dei seggi sarebbe stato a rischio, quale che fosse stata la coalizione più votata”.

 

La strategia salviniana e le difficoltà di Berlusconi, peraltro, non danno molte speranze al Pd, privo di leadership solida e di capacità di organizzare un’alternativa al governo Lega-M5s. Una parte del Pd infatti sperava che potesse nascere un dialogo con Forza Italia per mettere nell’angolo Salvini. Non è così. Non può nascere insomma un’opposizione composita ed eterogenea ma unita, per il semplice fatto che Salvini è l’azionista di maggioranza del governo ma anche del centrodestra. “Non siamo mai stati politicamente isolati come adesso. C’è una lunga strada da fare per ricostruire un’alternativa”, ammette Alfredo Bazoli, deputato bresciano, che lunedì ha partecipato a un’assemblea con i consiglieri regionali e i parlamentari della Lombardia, regione in cui la compattezza del centrodestra è bene evidente. Il Pd non ha sponde, per il momento. Neanche tra i vecchi contraenti del patto del Nazareno.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.