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“Siamo un talk, qui ci si confronta e le regole le facciamo noi”. Parla Gaia Tortora

“Omnibus” contro il “Codice Rocco” per le ospitate tv. Se altri seguiranno la scelta della trasmissione di La7 allora si imporrà un nuovo standard, altrimenti il talk mattutino si sarà semplicemente imposto uno svantaggio competitivo

7 Giugno 2018 alle 10:38

“Siamo un talk, qui ci si confronta e le regole le facciamo noi”. Parla Gaia Tortora

Roma. “Sono stupita dello stupore, ho detto cose che dovrebbero essere normali”, dice Gaia Tortora al Foglio. Ma in realtà, se c’è stato tanto stupore e se c’è stato bisogno di specificare il nuovo corso nella diretta televisiva di “Omnibus” su La7, evidentemente la cosa non è così scontata: “La linea di questo programma, a maggior ragione adesso che Lega e M5s sono al governo, è che o i loro esponenti vengono nel talk e partecipano con tutti o altrimenti ne facciamo a meno, perché le regole le stabiliamo noi”. Si tratta, in tutta evidenza del primo pubblico proclama contro il “Codice Rocco”, l’insieme di regole che il responsabile della comunicazione del M5s Rocco Casalino – ora portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte – è riuscito a imporre a tutti gli spazi televisivi di informazione e approfondimento politico. L’articolo 1 – che è anche l’articolo unico – del “Codice Rocco” per le ospitate televisive dice una cosa molto semplice: “Decide tutto Rocco”.

 

Questo vuol dire che qualsiasi autore o conduttore deve contrattare con Casalino le modalità della partecipazione che, quasi sempre, a parte una breve fase, non prevedono il contraddittorio con esponenti politici di altri partiti. Al massimo, se ci sono persone di altri partiti, il politico del M5s interviene in collegamento, ma sempre evitando un confronto diretto. La contrapposizione tra politico tradizionale in studio e “cittadino” grillino collegato “tra la gente” è stata molto efficace, si ricordino soprattutto le performance di Di Battista dalle piazze d’Italia con tanto di tifo da stadio dietro durante la campagna elettorale del referendum costituzionale. Quindi niente dibattito con gli avversari, ma neppure la presenza di altri giornalisti, che all’ingresso di un parlamentare del M5s spesso devono abbandonare lo studio, perché una condizione generalmente richiesta è il confronto con il solo conduttore. Anche sugli inviti il meccanismo è centralizzato: si può chiedere un nome, magari sondando direttamente la sua disponibilità, ma alla fine è sempre Casalino che decide, in base all’argomento, chi mandare in studio. In questo modo, sia durante tutta la campagna elettorale che durante questi logoranti mesi di trattativa per formare il governo, i dirigenti del M5s sono sempre riusciti a evitare il confronto.

 

Pur di avere qualche esponente del movimento in puntata, con un occhio agli ascolti e uno al fatto di dover comunque garantire visibilità a un grande partito dell’opposizione, progressivamente quasi tutte le trasmissioni si sono adeguate. La qualità del dibattito pubblico e del suo pluralismo è nettamente peggiorata anche perché, visti gli ottimi risultati, anche altri partiti hanno iniziato ad assumere il “modello Rocco”, centralizzando la comunicazione per ottenere le medesime condizioni dei Cinque stelle. Della questione si è interessata l’Agcom che, come riportato dal Foglio un mese fa, sta pensando a nuove regole per favorire il contraddittorio e il pluralismo.

 

Dopo l’ennesimo invito al M5s a discutere con gli altri, a cui è stata opposta la solita richiesta di un collegamento esterno con solo il giornalista, qualcosa è scattato. A Omnibus da questo momento si farà diversamente: “Oggi al governo ci sono Lega e M5s – dice Gaia Tortora – ma è un discorso che vale per tutti i partiti. Siamo un talk, qui ci si confronta e le regole del confronto le stabiliamo noi. Naturalmente tutti restano liberi di accettare o meno gli inviti”. Adesso bisognerà vedere cosa succede. Se altri seguiranno la scelta di Omnibus allora si imporrà un nuovo standard, altrimenti il talk mattutino de La7 si sarà semplicemente imposto uno svantaggio competitivo rispetto alle altre trasmissioni.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    07 Giugno 2018 - 19:07

    Personalmente non guardo le trasmissioni televisive con politici e giornalisti sempre quelli che fanno passerella. Quanto a Casalino ignoro le sue esperienze giornalistiche, non avendo mai letto qualcosa scritto da lui. In ogni caso per la tv, enfatizzata all' inverosimile dalla carta stampata, si dovrebbe tornare alle vecchi tribune con giornalisti estratti a sorte e che non praticano il "politicamente corretto" di veltroniana memoria.

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  • studio.falco

    07 Giugno 2018 - 16:04

    Rispetto Gaia Tortora. Se è vero, come dice, che le regole del confronto "le stabiliamo noi" allora - a mio giudizio - risulta confermato che le trasmissioni di Floris, Formigli, Lilli Gruber ( in parte) Paragone ( la Gabbia) ed altri siano state da loro organizzate con la precisa volontà di favorire una determinata parte politica ( ossia i cinque stelle). Quando vedevamo all'inizio della trasmissione ( ossia alle ore 9,00 quando il pubblico è in maggioranza) parlare da solo un esponente grillino per poi vedere un esponente "governativo" solo alle ore 11,30 di sera quando la maggior parte del pubblico era andata a letto possiamo ritenere questa una tecnica portata avanti con precisa volontà, con costanza, trasmissione dopo trasmissione allo scopo di favorire una parte politica? Perchè Lilli Gruber invita sempre Travaglio la cui opinione è arcinota e non invita, per esempio, un giornalista del "Resto del Carlino" la cui opinione mi piacerebbe conoscere? Sarà l'Editore? chissà?

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    • Dario

      Dario

      07 Giugno 2018 - 19:07

      Ma il 5S di turno, mi pare di capire, imponeva il "codice Rocco" in tutte le reti. Il fatto che proprio La7 si ribelli mi sembra un indizio di autonomia, che mal si concilierebbe con una partigianeria pregressa.

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    • andreacat

      07 Giugno 2018 - 16:04

      condivido parzialmente. un punto fondamentale è l'audience, e le assicuro che Marco Travaglio, per la sua oratoria, attira di più di un giornalista bravissimo e integerrimo del Resto del Carlino. Inoltre, e qui le do ragione, per indottrinare bene servono facce familiari con cui gli spettatori si possano identificare. Riproporre Marco Travaglio, Andrea Scanzi, Paolo Mieli (il mio preferito /s) significa dare una dimensione familiare al dibattito e permettere di sviluppare empatia verso di essi. Soprattutto se vengono posti dalla parte "buona" contro i cattivi. Infine, stare in televisione non è facile, si deve fondamentalmente recitare e dubito che persone che lavorano e abbiano posizioni di responsabilità si divertano, o riescano, a stare a questo gioco.

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