Salvini, Di Maio, il dramma del contratto con la figura terza

Perché per non tradire i propri elettori gli unici presentabili sono gli incompetenti

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

16 Maggio 2018 alle 06:13

Salvini, Di Maio,  il dramma  del contratto con la figura terza

L'incontro tra parlamentari M5s e Lega Nord al Pirellone (foto LaPresse)

La disperata e comica ricerca di una figura terza che possa mettere magicamente d’accordo i vincitori del 4 marzo – e che possa permettere ai due gemelli diversi del populismo italiano di trovare un modo per rendere presentabili le proprie impresentabili idee, come raccontiamo a pagina tre nel primo editoriale – è forse il romanzo più spassoso di questa fase (speriamo) finale delle consultazioni politiche. Lo spasso deriva dal vedere i nemici del compromesso impegnati a trovare un forse impossibile...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Maggio 2018 - 13:01

    Attualmente, i politici, l’informazione, i toni della comunicazione, hanno perso il vero significato delle parole, la loro successione logica, il loro obbligato concatenarsi. Tutto si dipana su parole suggestive, sul piano dell’emotività, dell’impressione, dell’impatto immediato. Caratteristiche proprie del linguaggio degli imbonitori. Se non abbiamo altro modo di interfacciarsi con gli elettori, siamo messi male. Vedi gli sviluppi dei due mesi che partoriscono il “contratto alla tedesca” e “riscriviamo la storia”.Il cerchio si chiude perché i destinatari dei messaggi sono abituati a non porsi mai il “come”, la soddisfazione dei loro bisogni e desideri, possano realizzarsi. La cifra culturale che ci portiamo tenacemente dietro è quella della divisioni in fazioni. Non abbiamo, anzi rifiutiamo di capire il valore essenziale del “viribus unitis” L’espressione, “i nostri elettori” è ostacolo al concetto di bene comune e a compromessi nobili e fecondi. Non può essere diversamente? Bah.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    16 Maggio 2018 - 12:12

    Come si fa ancora a sostenere che Lega e 5S siano "gemelli diversi"? Non sono neanche lontani parenti, e lo dimostrano tutte le difficoltà trovate nello stilare una sintesi dei 2 programmi, al 90% contrapposti e con dubbi a questo punto pure sull'euro. Per non parlare della scelta del premier: in Germania ci hanno messo 6 mesi di tempo ma il ruolo della Merkel non è mai stato in discussione. Qui si vuole mettere il carro davanti ai buoi posponendo sine die la scelta del premier e cercando di mettere insieme acqua e olio: un'amalgama non ne potrà mai venire fuori. Non ho tessere di partito, ma se nel mio paese vi sarà un gazebo leghista mi ci recherò per dire di no al programma, e anche al governo giallo-verde, che poi mi ricorda anche i colori della contrada senese del Bruco, a cui sono profondamente avverso tifando per la Giraffa, sua acerrima nemica. E' vero che non essendo di Siena non dovrei avere voce in capitolo, ma a me piace parteggiare a prescindere.

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