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E’ sparita la presidenza della Repubblica

Altro che governo Pella. Il Quirinale ha scelto di affrontare il complicato ricambio di governo senza decidere alcunché. La guida del paese è stata ora sostituita da un surreale negoziato ostaggio di barbari. Contro una democrazia dell’inganno

16 Maggio 2018 alle 06:14

E’ sparita la presidenza della Repubblica

Sergio Mattarella (foto LaPresse)

Forse la cosa non è di lancinante interesse, ma è scomparsa la presidenza della Repubblica. La disparizione non è avvenuta tra le lacrime, non indurrà nostalgia. Non è questo necessariamente un tempo di ricordi, tantomeno istituzionali, sebbene si celebri ogni momento le virtù della memoria. Ma due parole commemorative, se non altro per ragioni di garbo istituzionale, vanno scritte comunque.

 

Il Quirinale ha deciso di affrontare un complicato ricambio di governo senza decidere alcunché. Così a decidere sulle sue prerogative ormai sono altri. A molti incalliti laudatores, che si sono presi quotidianamente l’incarico di mettere il virtuale al posto del vero, è sembrata o è voluta sembrare una tecnica raffinatissima. Per questo hanno sfidato il ridicolo e non si sono accorti o hanno finto di non accorgersi di quanto è mestamente accaduto, divagando sulla tecnica della dilazione che compra il tempo, coscienzioso comportamento inteso – si è detto – a salvare la sovranità elettorale e un governo politico al quale Mattarella non vuole assolutamente rinunciare. Niente di più risibile.

 

In realtà dall’inizio di questa funesta vicenda ci sono le numerose consultazioni, siamo arrivati a quattro: le consultazioni sono una prassi e non un dovere costituzionale del capo dello stato, perché in diritto, nella giusta e sacrosanta astrazione del diritto costituzionale, la sua scelta di un incaricato per la formazione del governo è nuda, è funzionale e personale, corrisponde a un indirizzo politico nell’interesse generale del paese e in conformità alla norma fondamentale, è l’essenza stessa della formazione della volontà parlamentare nella definizione del potere esecutivo, accanto e in controbilanciamento con altri poteri. Convocarne a iosa o ad libitum, di consultazioni, è altro nome per la scelta di non scegliere, di inviare, di mettere la testa sotto la sabbia. L’orientamento degli elettori e dei partiti o gruppi parlamentari che dopo le elezioni li rappresentano è ovviamente il fonte battesimale di un governo, ma l’acqua santa la dispensa quel sacerdote o custode della Costituzione che ha poi il potere di equilibrare il “potere tra i poteri” eletto dai cittadini, tutelando diritti e doveri (è presidente del Consiglio superiore della magistratura), sicurezza (è capo delle Forze armate), dialettica tra i diversi centri di decisione che corrispondono a una sovranità divisa e sorvegliata da regole di reciprocità e di rispetto (istituzioni). Avesse vinto le elezioni una lista unica con il 79 per cento dei voti – e non è accaduto, al contrario non c’è stata maggioranza prefigurata nelle urne – sempre si sarebbe dovuti passare per la nomina presidenziale di un incaricato per la formazione del governo, che avrebbe poi scelto i ministri. Il nome e cognome del prescelto sarebbe stato di dominio pubblico e non ci sarebbe stata sorpresa, come è avvenuto più volte in epoca di elezioni secondo la regola elettorale maggioritaria. Anzi, ci fu sorpresa quando con il famigerato ribaltone fu sovvertito quel principio, e il Quirinale di Scalfaro raddoppiò la scelta del popolo con una sua propria, appellandosi alle regole della democrazia parlamentare senza concedere a chi aveva vinto e passava all’opposizione per manovre di palazzo nuove elezioni, varando governi illegittimi al posto di quelli dotati del consenso popolare maggioritario. 

 

Ma anche nel caso di un chiaro vincitore uscito dalle urne non sarebbe scomparsa la virtù legittimante dell’atto di nomina, da cui procedono i negoziati per un programma di governo e la scelta della sua composizione. Questa legittimazione è ciò su cui poi si fondano quelle funzioni importanti che fanno di una presidenza della Repubblica una cosa diversa da un ente inutile, da un Cnel per esempio o dall’Associazione delle Guardie Reali del Pantheon: tutelare la copertura finanziaria delle leggi, l’autonomia e la conformità alla legge della magistratura inquirente e giudicante, l’imparzialità e la correttezza della Pubblica amministrazione eccetera. Insomma, Einaudi.

 

Ecco. Procedendo di consultazione in consultazione, offrendo incarichi rigorosamente simbolici ai presidenti delle Camere per accertamenti altrettanto simbolici di maggioranze inesistenti, rifiutando di dare un incarico per la formazione del governo a chi era in testa, come numero di elettori e di parlamentari, il Quirinale ha preparato la fase terminale e poi il decesso della presidenza della Repubblica, altro che il governo Pella del 1953; decesso che è avvenuto infine quando, prendendo a richiesta altro tempo e rinviando sine die un incarico che avrebbe potuto sfociare in un esecutivo elettorale di minoranza, insomma facendo niente e lasciando ad altri fare tutto e il contrario di tutto, e magari segretamente tifando per una presidenza del Consiglio intitolata al signor Di Maio, come alcuni suggeriscono, la presidenza della Repubblica è stata sostituita da un confuso e balbettante negoziato governativo al quale naturalmente mancava, gravissima e invalidante pecca costituzionale, il capotavola, l’incaricato del presidente che rispondeva ai partiti e a lui, prima che alla cosiddetta piattaforma Rousseau e ai gazebo. Il tutto ha il sapore di una democrazia dell’inganno, di una democrazia non liberale, insomma di una pagliacciata. Così, mentre i barbari sguainavano le loro spade e agitavano in Roma le loro capigliature unte dell’unzione democratica, ma depilate meticolosamente con il capotribù Rocco Casalino, del “Grande Fratello”, tacquero le Oche del Quirinale. E questo fu cagione di rovina della presidenza e della Repubblica.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Maggio 2018 - 19:07

    Si vive di rumor, gossip, spifferi, ergo. L'incarico di formare un governo spettava, costituzionalmente, al Cdx, primo col 37,2%, cioè a Matteo Salvini. Fosse stato certo, sicuro che si sarebbe schiantato glielo avrebbero concesso. Sennonché lo staff e i consiglieri del Presidente Mattarella, non erano certi, sicuri che Salvini si schiantasse. Meglio non correre rischi. Se avesse trovato una maggioranza in Parlamento, tutto l'investimento politico, mediatico e di interessi, fatto sul M5S, sarebbe saltato. Molto meglio cercare di spaccare la coalizione. Gli ingredienti sembravano a portata di mano. Poi Giggino, s'è messo a fare le bizze come se la maggioranza relativa scaturita dalle elezioni, fosse la sua. Non era così. La fiction è partita ed è sfociata, ben dice Ferrara, nella scomparsa della Presidenza della Repubblica. Chiamare Marco Travaglio a farne supplenza, no?

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  • oliolà

    16 Maggio 2018 - 18:06

    Va be', ma non facciamoci usbergo del centrodestra. A ballare la tarantola con Di Maio sono scesi da Milano che pare non stia più a Nord e, da quel dì, Sesto San Giovanni non è più la Stalingrado d'Italia.

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  • PAOLO FRANCESCO PERRI

    16 Maggio 2018 - 18:06

    Paolo Francesco Perri Secondo la mia opinione il Presidente Mattarella è cominciato a sparire poco dopo la sua elezione che determinò la fine del "Nazzareno". A quel punto la legislatura era finita e addio alle riforme. La vittoria del no al referendum era da aspettarselo. Si doveva allora andare alle elezioni. Lo doveva capire pure Renzi. si è perso solo tempo

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    16 Maggio 2018 - 17:05

    "E' sparito.." ? No è sempre lì, silente: in "neutro silenzio" sul centro destra al quale non ha dato mandato. Ha preferito democristianamente decidere il bussolotto dei " 2 cantoni " ( 5stars -C.Dx.; 5stars P.D.) . E basta con questa D.C. travestita come 1.0, 2.0, 3. 0, 4.0... E così "morirete" democristiani: anche qualche ex " Radical Pancho Villa" come avrebbe detto Tom Wolfe se fosse vissuto in Italy e, così, avremmo avuto radical predicatori in meno, ma 1 intelligente giornalista-scrittore in più.

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