La grande restaurazione contro i giovani

L’intesa M5s-Lega passa dalla disastrosa abolizione di Jobs Act e legge Fornero

19 Marzo 2018 alle 20:50

La grande restaurazione contro i giovani

Il percorso per la formazione del nuovo governo è ancora lungo, tortuoso e imprevedibile. Ma se la trattativa e il quasi accordo raggiunto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini sulla presidenza di Camera e Senato sono il primo tempo di questo gioco di ruolo, vuol dire che all’orizzonte si inizia a delineare in maniera un po’ più definita l’ipotesi di un esecutivo a guida M5s-Lega. I due partiti vincitori delle elezioni hanno diversi punti programmatici e interessi politici in comune ma anche altri contrastanti. Questa incompatibilità è evidente per quanto riguarda le due principali riforme fiscali proposte in campagna elettorale: la Lega a trazione settentrionale non riuscirebbe a far mandare giù al suo elettorato il reddito di cittadinanza grillino e il M5s che ha fatto cappotto al sud non potrebbe permettersi di approvare la flat tax leghista.

  

A questo punto, se è difficile trovare un’intesa sulle riforme, è invece più semplice raggiungere un accordo sulle controriforme. La prima è la cancellazione della riforma Fornero – presente nei programmi di entrambi i partiti – e la seconda potrebbe essere l’abolizione del Jobs Act, riforma simbolo del renzismo da seppellire. Proprio ieri il Fmi ha affermato in un working paper che la riforma Fornero non basta, l’Italia dovrebbe ridurre ulteriormente la spesa pensionistica per spostare risorse su istruzione e investimenti. La controriforma delle pensioni M5s-Lega, secondo le recenti stime del presidente dell’Inps Tito Boeri, determinerebbe un aumento complessivo tra gli 85 e i 105 miliardi del debito implicito, circa il 5 per cento del pil, e una maggiore spesa annua di circa 20 miliardi. Al di là del mero dato contabile, una controriforma delle pensioni colpirebbe proprio i giovani che hanno votato in massa per i partiti anti sistema: secondo le stime di YouTrend, nella fascia d’età 18-25 anni M5s e Lega hanno preso insieme il 60 per cento (39 + 21) e il 55 per cento (40 + 15) in quella 25-34 anni. In Italia i giovani hanno un tasso di povertà più che doppio rispetto agli anziani, raccolgono le briciole della spesa sociale, hanno meno protezioni sul lavoro, meno opportunità e stipendi più bassi. I partiti tradizionali negli anni hanno ignorato il disagio generazionale, ed è stato naturale per i giovani indirizzare il loro voto verso i partiti anti sistema. Ma un conto è intercettare la protesta e raccogliere il consenso, un altro è trasformarlo in azione politica. Mettere altre decine di miliardi sulla spesa pensionistica, che già brucia un terzo della spesa pubblica, aumentando il debito o le tasse, vuol dire zavorrare ulteriormente il presente e il futuro delle giovani generazioni. Stesso discorso per quanto riguarda il Jobs Act e la restaurazione dell’articolo 18, tema in cima all’agenda del M5s e non osteggiato dalla nuova Lega salviniana. Il Jobs Act si inserisce in un lungo e travagliato percorso di riforma per rendere più fluido e dinamico il mercato del lavoro, in modo da unire alla maggiore flessibilità un aumento del tasso di occupazione. E’ vero che molto spesso questa flessibilità si è tradotta in precarietà soprattutto per i giovani, un po’ per la produttività e la crescita stagnanti e un po’ perché in tutte queste riforme è mancata la parte che riguarda la formazione e le politiche attive. Ma l’obiettivo, per dare risposte adeguate e non fuori dal mondo, dovrebbe essere il completamento delle riforme e non il loro smantellamento.

 

Come sosteneva Marco Biagi, di cui ieri ricorreva il sedicesimo anniversario dell’uccisione da parte del terrorismo brigatista: “In realtà l’art. 18 c’entra poco o nulla – scriveva nel suo ultimo editoriale uscito postumo sul Sole 24 Ore – Il vero terreno di scontro è più in generale quello riguardante un progetto di riforma dell’intera materia, da un lato, e la difesa strenua dell’impianto attuale, dall’altro”. La novità è che in questa fase bisogna conservare le riforme attuali dai progetti di restaurazione.

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