Il prossimo film (comico) sul Duce è il più efficace atto di accusa contro lo stile parafascista del M5s

“Sono Tornato” racconta sotto forma di commedia la storia di una resurrezione di Benito Mussolini nell’Italia del 2018. Cosa dice del grillismo

16 Gennaio 2018 alle 06:15

Il prossimo film (comico) sul Duce è il più efficace atto di accusa contro lo stile parafascista del M5s

Una scena del film

Il primo febbraio uscirà in Italia un film molto interessante, girato dal regista Luca Miniero, interpretato da Massimo Popolizio, prodotto dall’Indiana Production e da Vision Distribution, che prima ancora di finire in sala, visto il suo contenuto, l’oggetto della sceneggiatura, il protagonista della pellicola, ha cominciato a far discutere, ma purtroppo per le ragioni sbagliate. Il film si chiama “Sono Tornato”, racconta sotto forma di commedia la storia di una resurrezione di Benito Mussolini nell’Italia del 2018 e tutti gli spettatori che hanno avuto la possibilità di vedere in anteprima il film hanno concordato sul fatto che una trama di questo tipo, in piena campagna elettorale, non può che creare dibattito perché mai come in questo momento, si è detto, esistono nel nostro paese tracce visibili di fascismo che sarebbe un errore sottovalutare.

 

 

Sulla premessa tutti d’accordo, sullo svolgimento forse un po’ meno: quali sarebbero nel nostro paese le tracce visibili di uno nuovo stile fascista che sarebbe un errore sottovalutare? Buona parte dei giornali e buona parte dei talk-show tendono ad accreditare l’idea che lo stile fascista o parafascista che oggi bisogna combattere con tutte le forze è quello veicolato dai movimenti che portano in piazza il saluto romano, che giocano con i messaggi xenofobi e che alimentano in modo irresponsabile un sentimento d’odio nei confronti dei migranti (sentimento che come sappiamo fa però leva sulla paura percepita, alimentata spesso a tavolino dagli stessi media che poi si ritrovano a condannare chi cavalca l’onda della paura). Se quello di Miniero fosse solo un tentativo pigro di colpire la coscienza dei Curzio Maltese con uno dei giochini perbenisti alla “Fuocoammare”, non ci sarebbe ragione di perdere tempo a parlare del film.

 

La ragione per cui invece oggi ne parliamo (il Duce redivivo viene scambiato per un attore e diventa l’eroe dei talk-show) rischia di essere uno dei più efficaci atti di accusa contro due mostri che nell’indifferenza generale rischiano di dominare la nostra campagna elettorale: l’orrore dello stile para fascista incarnato dal messaggio grillino e la complicità dei media che scelgono supinamente di essere al suo seguito.

 

Il film di Miniero descrive con ironia le reazioni degli italiani che si ritrovano improvvisamente di fronte al ritorno del Duce ma con meno ironia permette di ragionare su una domanda che oggi è lecito porsi: per la stabilità democratica di un paese è più pericoloso chi vuol far goffamente rivivere il fascismo con qualche gesto folle o chi il fascismo lo vuole far rivivere con alcuni gesti concreti anche se senza intenzionalità? Su questo tema, le parole che possono far accendere una lampadina sono quelle di una donna anziana che osserva il Duce interpretato da Popolizio dicendo che no, “quegli occhi non si dimenticano, perché anche allora la gente rideva, anche allora credevano che fosse solo un comico”.

 

Nell’Italia di oggi ci si indigna giustamente per qualche residuale saluto fascista (davvero pensate che CasaPound vincerà le elezioni?) o per una gaffe di Attilio Fontana (davvero pensate che la Lega voglia eliminare la razza non bianca?) ma si fa finta di nulla quando in prima serata i talk sorridono di fronte a un partito guidato da un comico che gioca con il totalitarismo digitale, sopprime il dissenso, disprezza la democrazia parlamentare, sogna di far sparire gli altri partiti, promette di sciogliere i sindacati, agita la forca e usa il manganello virtuale contro gli avversari.

 

Il Movimento di Grillo, come ha scritto Alessandro Dal Lago in un libro che andrebbe imparato a memoria (“Populismo digitale”), non ha ovviamente nulla a che fare con il fascismo storico – anche se, dice Dal Lago, “la dipendenza dalla rete di un movimento neo peronista gestito in modo autoritario e la spinta democratica dal basso sintetizzata in una democrazia diretta che rischia di essere manipolata da politici spregiudicati e visionari” è l’esempio più cristallino di parafascismo che esiste in Italia. Ma se vogliamo ascoltare senza superficialità la lezione di Marx, secondo la quale nella storia le tragedie ritornano sempre in forma di farsa, il film di Miniero ci ricorda che quando parliamo di parafascismo ci sono due possibili approcci. Si può scegliere di aprire gli occhi solo di fronte a chi rappresenta il folclore o si può scegliere di aprire gli occhi di fronte a chi punta a guidare il paese. “Io – ricorda il Duce interpretato da Popolizio – non ho creato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani”. Vale per l’ismo di ieri, forse vale anche per quello di oggi.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    30 Gennaio 2018 - 17:05

    Il trailer della "Corazzata"? E poi immaginiamoci un "Sono tornato" del Gen.Lee (i miei jeans preferiti) alla Casa Bianca: un federale alla White House con Checco Zalone nella parte di Lee (con barba e capelli alla Emiliano ( Zapata?). Caro Direttore "siamo" alla frutta nel cinema e rimestiamo, rimestiamo che noiosi che siamo diventati.

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  • Saverio Gpallav

    17 Gennaio 2018 - 09:09

    non a caso esce sotto elezioni. Ultimo patetico tentativo di influenzare qualche voto ballerino cercando di creare parallelismi trai politici di allora e quelli di oggi, specialmente se appartenenti al campo avverso di chi ha girato il film. Si arriva a mettere in bocca a Mussolini frasi leghiste sulla immigrazione che non ha mai pronunciato per il semplice fatto che allora il fenomeno non esisteva e si invadeva l'Africa per il problema opposto. 'Faccetta nera sarai romana' è una frase che suona oggi più boldriniana e pdota che leghista o grillina. Ovviamente si eviteranno invece parallelismi col renzismo e la sua presa del potere con una legge elettorale peggiore della legge Acerbo. Che chi ha girato questo film neppure sa cosa fosse. Oppure si eviterà di ricordare come i reati di vilipendio, introdotti nel codice penale fascista, siano ancora in vigore ed usati come un manganello dalla casta per difendere se stessa.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Gennaio 2018 - 17:05

    Al direttore – Uno sguardo oltre i nominalismi non guasta. Il far finta di nulla è solo opportunismo dei gestori delle platee. Le stesse che, gira e rigira, sono da sempre orientate, attratte da quelle parti che pensano, credono, ritengono più affidabili e capaci di soddisfare la loro brama di panem et circences. Notare ci sono plurimi e diversi panem e circences. Tutto il resto gli indispensabili corollari dei vari mezzi di seduzione usati da chi usa le platee pro domo sua. Non sono mica anomalie extraterrestri: sono le regole del gioco politico. Regole che hanno le loro ragion d’essere nella feconda capacità di ingannare noi stessi che ci portiamo dentro. E’ necessario far finta che non sia così? Può darsi, sembra di sì. Poi Grillo incita “Votate con la pancia!” Come no? E’quella la vera sede della Morale.

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  • DBartalesi

    16 Gennaio 2018 - 15:03

    Populismo digitale, una categoria che sembra poter spiegare meglio l'oggi rispetto a quella di un improbabile ritorno dei fascismi nati cento anni orsono. E i demoni di oggi,più che le sembianze di Mussolini, sembrano avere quelle ben più oscure dei "dissennatori" dei racconti di Harry Potter. Creature mostruose che, non avendo vita propria, succhiano sensi ed emozioni agli sventurati esseri umani, lasciandoli senza anima e in balia all'impazzimento. Ecco, io credo che il mercato globale, con la sua necessità di ecumenizzare il mondo al valore d'uso, eliminado quelli cui era abituato l'uomo, agisca su questi come i "dissennatori" della Rowling. E ciò tramite i l'impero dei media, che stanno rimpiazzando scuole, chiese, sezioni di partito, stati, ma trattano pensiero e anima come intermezzo tra le pubblicità. Insomma, cirticare il pifferaio magico sembra facile, chiedersi perchè tanti uomini ridotti a topi senza cervello lo seguano, forse più interessante ed euristico.

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