Della Vedova spiega perché per battere Salvini serve più Europa

Il sottosegretario agli Affari Esteri, animatore con Emma Bonino di +Europa, racconta al Foglio perché, nonostante le incomprensioni, gli avversari sono M5s e centrodestra, non il Pd di Renzi

14 Dicembre 2017 alle 20:30

Della Vedova spiega perché per battere Salvini serve più Europa

Benedetto Della Vedova (foto LaPresse)

Roma. Va di moda nel dibattito pubblico non parlare bene dell’Europa, anzi dirne proprio male. Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Affari Esteri, vorrebbe essere in controtendenza. E’ uno degli animatori di +Europa, il nuovo movimento nato dalla convergenza di Forza Europa e i Radicali, che dovrebbe far parte della coalizione di centrosinistra lanciata dal Pd. Al centro del programma, come dice già il nome del partito, c’è la difesa del’Europa. Contro gli sfascisti che invece vorrebbero smantellarla.

 

“L’Europa è il terreno di scontro vero che c’è oggi, uno scontro tra apertura e chiusura”, dice Della Vedova al Foglio. Uno scontro insomma tra chi sceglie il protezionismo economico e commerciale e chi invece la sfida del libero mercato. “Salvini ha egemonizzato culturalmente il centrodestra, al di là di poche figure come Tajani, e fino a maggio diceva che l’euro è un’operazione sostanzialmente criminale”. Il leader della Lega Matteo Salvini non è il solo, naturalmente. Ci sono anche i grillini, c’è Luigi Di Maio, c’è Alessandro Di Battista, che proprio ieri alla Stampa diceva nuovamente di volere un referendum sull’euro, dimenticandosi che servirebbe una legge costituzionale per farlo (raggiungibile con una maggioranza putiniana?). Lo scontro “fra protezionisti ed europeisti” non è solo interno all’Italia, naturalmente. Polonia, Austria sono protagoniste di questo duello. 

 

Della Vedova con l’Europa c’è cresciuto. “Nel 1994 feci la mia campagna elettorale da militante agitando un libretto con scritto Stati Uniti d’Europa”. Un’Europa che va migliorata, persino riformata, certo, “ma oggi sotto attacco non sono i difetti dell’Unione bensì i suoi successi, come aver garantito la pace e il mercato unico”. Quindi oggi la sfida è proprio su “come stare in Europa”, a partire dalle politiche di contenimento del debito pubblico, “e non perché ce lo chiede il fiscal compact, che pure io difendo, ma perché necessario per il futuro dell’Italia. La lista +Europa con Emma Bonino rompe un monopolio di discussione pubblica, o meglio: noi vogliamo introdurre un elemento nuovo, che è la positività. Per un’Italia da protagonista in Europa e non da antagonista. A chi racconta balle nazionaliste noi racconteremo che da soli non conteremmo un tubo, saremmo poveri e insicuri. In tanti hanno capito invece che l’euro è la miglior polizza assicurativa sul futuro delle loro pensioni e chi parla di doppia moneta scherza con il fuoco”.

 

Gli avversari insomma sono il M5s e il centrodestra, “dove ci sono programmi antieuropei”. Anche con il Pd ci sono delle incomprensioni, ma Della Vedova non le ha mai negate. “Io ho polemizzato con Renzi. Tutte le volte che lui diceva ‘Europa sì, ma non così’, io rispondevo ‘Europa sì, anche così’. Quando Renzi ha tolto la bandiera europea ha fatto un errore, poi ci ha ripensato e l’ha rimessa; non penso che il fiscal compact sia un nemico dell’Italia e non condivido il ritorno a Maastricht”. Nonostante questo però “c’è una cornice di compatibilità programmatica con il Pd, che riguarda Paolo Gentiloni e altre personalità del partito, come Giorgio Tonini, presidente della commissione bilancio. Il Pd è insomma un interlocutore anche se non ho mai taciuto e lesinato prese di posizione e, naturalmente, io chiederò i voti per +Europa”.

 

Della Vedova è convinto che ci sia “un bacino elettorale per una reazione convinta che rifiuti categoricamente l’antieuropeismo e non si accontenta dell’europeismo tiepido e critico di chi un po’ ammicca alla demagogia. Noi abbiamo l’ambizione di rappresentarlo, a partire dalla storia di Emma Bonino, tutta europea e federalista per convinzione, che è ricordata per essere stata un ottimo commissario europeo”. Della Vedova su questo tema dice di essere partito “prima che Macron diventasse il plausibile candidato e poi il presidente della Francia, però mi si è aperto il cuore quando ha vinto, senza per questo farne un santino”. Macron ha fatto ciò che uno non si aspetta da un presidente francese - sapete, la grandeur - perché ha fatto dell’Europa un vessillo. “Lui vuole una Francia grande ma ha capito che per averla deve stare in una Europa unita e forte. Questo vale anche per l’Italia”. A lui Macron come modello piace, così come qualche presidente degli Stati Uniti, non necessariamente democratico ma anche tra i conservatori, altri invece - M5s e Lega - “hanno in Putin il loro statista di riferimento”. E lo scelgono perché “il loro punto è il nazionalismo, non la libertà; è la forza il loro obiettivo. Il loro modello politico non è lo stato di diritto o la democrazia dell’informazione ma l’etnia e il protezionsimo”. Insomma, “noi vogliamo avere il monopolio del messaggio positivo. L’Europa non è il capro espiatorio così come l’Italia non è un deserto di distruzione. Ci sono problemi da affrontare, però un paese che ha un export così significativo testimonia una significativa vitalità imprenditoriale delle piccole e medie imprese, visto che noi di multinazionali ne abbiamo poche. Anche perché è stato fatto un lavoro importante, da Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e da Calenda come ministro”.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    15 Dicembre 2017 - 22:10

    Della Vedova. L’uomo per tutte le stagioni. Se i 5S vincono lo si deve anche a Della Vedova. Della Vedova uguale arco costituzionale. Con tutti e contro tutti ma sempre con tutti se tutti servono ad un disegno di galleggianento più che ad un progetto politico. Io sono e voglio l’Europa ma senza i Della Vedova. Parla bene si ma non basta se non si hanno punti fermi e se destra e sinistra per lui pari sono. Contro Berlusconi con attacco alla giuculare e via con Fini, poi via Fini e viva a chi tocca e conviene. Moretti disse dei sinistrosi che con quelli non si sarebbe mai vinto. Con i Della Vedova non solo non si vince ma si perde ma con l’aggiunta che si perde male, senza la soddisfazione di continuare a credere che anche se perso eravamo nel giusto. Come i compagni che sbagliano e mai ci hanno capito na minchia.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    15 Dicembre 2017 - 17:05

    Che faccia di bronzo: all'elenco nell'ultima riga aggiungere, prima della serie snocciolata: candidato eletto nelle elezioni del parlamento del nord, indetto dalla Lega Nord, quindi con Forza Italia. Oserei dire + Partiti che + Europa ( Grand Total= + Lega, F I, Scelta civica, PD/Letta/Renzi/Gentiloni....e domani.. bè domani un altro partito. Naturalmente, mi raccomando..censura (oggi un record, 3 con questa).

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    • Nambikwara

      Nambikwara

      16 Dicembre 2017 - 11:11

      Ritiro l'accusa di censura (solo 1 e capisco).

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  • lorenzolodigiani

    14 Dicembre 2017 - 22:10

    Caro Della Vedova, non capisco perche’ I radicali non possano chiamarsi radicali, comunque piu’ europa Va benissimo e, ovviamente, meno Salvini,

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