Berlusconi va veloce verso l'assoluzione finale: le elezioni

Giuliano Ferrara

Il Cav. ha davanti a sé due vie promettenti: allearsi con Salvini&Meloni e vincere, o fingere di farlo (e vincere)

Altro che la prescrizione, sembra che Berlusconi vada verso l’assoluzione finale per aver commesso il fatto, per eccesso di prove, perché alla fine l’antiberlusconismo non sussiste. Fino a ieri, a monte della legge elettorale in via di approvazione definitiva con il voto del Senato e ratificata dalla Camera a scrutinio segreto, il Cav. era destinato a una competizione incerta nel suo campo e oltre. Lui fuori personalmente, Salvini dentro come candidato roboante, liberi tutti. Lui accusato di inciucio con Renzi, Salvini alla riscossa in nome del popolo.

 

Il Consultellum integralmente proporzionale prevedeva questo scenario quasi obbligato. Tot liste, tot leadership. Ora è diverso. Con questa legge, che fomenta per così dire le coalizioni, e all’approvazione della quale Salvini arriva già vittima di un preaccordo nazarenico, con l’aiutino del furbo Maroni, Berlusconi ha di fronte a sé due vie entrambe promettenti. In coalizione con il signor Salvini e la signora Meloni, come lui dice sempre galante, il suo partito e lui stesso sono il frontrunner storico di un centrodestra rinato dalle sue ceneri. Non sarà formalizzata una testa di lista presidenziale, ma una coalizione di centrodestra ha una forza trainante naturale che è lui, basti pensare alla performance televisiva in agguato, per non dire altro. Con l’entusiasmo di Renato Brunetta, sempre più vicino al premio Nobel, i centrodestra possono dire di aspirare a quel 40 per cento, in un confronto ripolarizzato con il centrosinistra di Renzi e Pisapia e Bonino e altri, che secondo i calcoli darebbe una maggioranza autosufficiente. E questa è la prima via. La seconda, più realistica, “diciamo” dalemianamente, parla di una galoppata, di una nuova remuntada personale, con ripulitura di sgabelli odiosi, alla fine della quale Berlusconi avrà un numero sufficiente di parlamentari per contrattare un governo di coalizione con il Pd di Renzi, Gentiloni, Minniti e compagnia, con salviniani a bocca asciutta e grillozzi alle prese con l’ira vendicativa dei padri pelidi, come è successo a Ale Dibba a Montecitorio dopo l’incidente dei fischi, dei forconi e del generale Pappalardo (sembrava un fumetto di Sto). Due forni. Mica male.

 

Dunque tutti si stracciano le vesti, nei circoli della gente che piace, per il ritorno di Berlusconi. Mica solo in Italia. Dall’Economist, recidivo, al Nouvel Observateur, non c’è tribuna benpensante che non si mostri stordita per l’inaudita ricorrenza del Cav. “invincibile”. E si capisce. Ha festeggiato il suo compleanno venerabile, e le ha azzeccate tutte. Dove doveva cucire, ha cucito, con il filo perfino di Antonio Tajani, un bijoux del complesso popolar-liberale europeo. Cucù!, si è sentita fare la signora Merkel, e non era la prima volta. D’altra parte, Berlusconi fa sapere di adorare Macron e il macronismo. Dove doveva evitare strappi, poi, li ha evitati, e può fare con il ruspante Salvini, senza dimenticare la signora di Fratelli d’Italia (oh, Dio mio), una finta corsa insieme, salvo mollarlo/i per approdare di nuovo al governo con il nemico in nome dell’emergenza nzionale. Il pastiche come al solito è venuto gustoso. E ora? Ora bisogna vedere che cosa faranno gli elettori. Sono loro, e non le leggi elettorali, a votare. Mancano un po’ di mesi. Qualcosa può succedere, anche niente. I siciliani si apprestano ai loro inutili, soliti Vespri. Passata la botta, sotto Natale, comincerà la vera giostra. Seduto sul cavallo a dondolo del suo charme inaudito, della sua imprevedibilità, della sua assurda tenacia, il Cav. farà il suo giro dell’assoluzione con formula piena, e non è detto che sia l’ultimo.

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.