"Il limite dei due mandati non si discute, per ora". Parla Davide Bono

Il portavoce di M5s al consiglio regionale piemontese condivide il punto di vista del sindaco di Pomezia, "ma sempre ribadendo che per noi la politica è un servizio a termine”

"Il limite dei due mandati non si discute, per ora". Parla Davide Bono

Roma. Per sintetizzare ciò che pensa, ripropone la vecchia massima di Benjamin Franklin: “Nulla è scolpito nella pietra, a parte la morte e le tasse. E dunque, ovviamente, neppure le regole del Movimento sono immutabili. Ma al momento, il limite dei due mandati non è in discussione”. Poi subito, con un garbo un po’ lezioso, un po’ sospetto, s’affretta a precisare: “Il mio non è che il parere di un umile consigliere regionale”. Understatement eccessivo: perché Davide Bono è molto più di un semplice portavoce di M5s al consiglio regionale piemontese. Del Movimento, a Torino e dintorni, il trentasettenne Bono è stato uno dei primi attivisti, ha saputo costruire intorno a sé una complessa rete di relazioni con militanti e amministratori a cinque stelle. Chi lo apprezza lo considera un punto di riferimento; gli altri lo descrivono come una sorta di capobastone. Sia come sia, nel 2010 e poi nel 2014, è stato lui a correre alle regionali piemontesi come candidato governatore. E dunque, se nulla cambierà nel famigerato regolamento interno di M5s, a maggio del 2019 la sua esperienza politica finirà. “Rivestirò il camice da medico, e l’idea mi piace. Così come Chiara Appendino, conclusa la sua esperienza da sindaco, tornerà al suo precedente lavoro”. A meno che, ovviamente, non si decida di ridiscuterla davvero, questa norma sui due mandati, così come ha proposto di fare Fabio Fucci. A metà giornata, Bono confessa di non aver ancora letto l’intervista rilasciata al Foglio dal sindaco di Pomezia. “Del resto – dice – non sono un vostro lettore affezionato”. Si capisce. Ma in fondo il ragionamento di Fucci si riassume facilmente.

 

Bono ascolta e medita: “Il primato dell’esperienza sulla purezza? In linea di principio condivido, ma sempre ribadendo che per noi la politica è un servizio a termine”. Inutile, quindi, dilungarsi troppo sulla meritocrazia che verrebbe mortificata dalle logiche del sacro blog, in base alle quali il merito maggiore resta ancora quello di non essersi sporcati le mani con incarichi troppo lunghi. “Noi le competenze le valorizziamo, eccome. Gli assessori delle nostre giunte sono scelti sulla base dei curriculum, i portavoce in generale devono dimostrare la loro aderenza ai valori del Movimento. Poi certo, tutti i metodi sono perfettibili. Ma io sono orgoglioso delle nostre regole, se penso che nelle istituzioni c’è gente che vive di politica da quarant’anni”. E va bene, ma il Davide Bono di oggi non è un consigliere più preparato e affidabile, di quello che muoveva i suoi primi passi a Palazzo Lascaris sette anni fa? “Sì, però attenzione: sulla base di questo concetto i professionisti della politica non verrebbero mai rimpiazzato dalle nuove leve? E il ricambio?”. Il ricambio, certo. Eppure questa norma dei due mandati finisce spesso per creare più paradossi di quanti ne prevenga: “Sì, lo sappiamo bene che alcuni nostri portavoce preferiscono, dopo aver completato un primo mandato in comune o in regione, saltare un turno nella speranza di candidarsi, in futuro, in Parlamento”.

 

Non solo. C’è anche il rischio che a breve, tutti quelli che termineranno i due mandati, punteranno ad accaparrarsi cariche tecniche, non elettive. Con buona pace del ricambio. “Dobbiamo stare attenti alle eventuali contraddizioni, ma in quel caso si tratta di scelte fiduciarie di un sindaco o un premier, che ha diritto di nominare i suoi consulenti. Io, comunque, sono per la rotazione sempre e comunque”. E insomma, “la discussione del limite dei due mandati non è all’ordine del giorno, almeno in Piemonte. E poi ci tengo a precisare che rilasciare dichiarazioni ai giornali non mi pare il modo migliore di aprire un dibattito così delicato”. Aria di espulsione, dunque, per Fucci? “Non credo proprio. Porre il problema è legittimo, ma andrebbe fatto in sedi più opportune. Ma comunque non spetta a me stabilirlo, io non sono tra i probiviri”. Già, Bono è solo un umile consigliere regionale. In scadenza, peraltro.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    11 Ottobre 2017 - 11:11

    Quello che nessuno dei pentastellati, la cui mente è ormai ottenebrata dal grande fratello Grillo-Casaleggio ed associati, riesce a comprendere è che si rischi di essere espulsi solo per aver avanzato l'ipotesi di mutare una norma del partito. Ormai non si rendono conto di essere schiavi di qualcosa che nulla ha a che fare con la democrazia. Il grande fratello ordina di stare zitti e loro stanno zitti, ordina di urlare e strepitare e loro urlano e strepitano, ordina di espellere uno di loro che ha osato pensare con la propria testa e loro votano per espellerlo.

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