Il garantismo di Grillo su Raggi è la naturale evoluzione di uno squadrismo digitale

Non ci cascate. Non è la spia di una doppia morale ma l’ennesima testimonianza della folle direzione di un partito cesarista che considera i princìpi della democrazia rappresentativa solo una fastidiosa e insopportabile cintura di castità

28 Settembre 2017 alle 20:36

Il garantismo di Grillo su Raggi è  la naturale evoluzione di uno squadrismo digitale

Beppe Grillo e Virginia Raggi (foto LaPresse)

La notizia della richiesta ufficiale di rinvio a giudizio per Virginia Raggi – l’accusa è di “falso” per la nomina di Renato Marra e dovrebbe essere facilmente accolta dal gup – è arrivata ieri dalla procura di Roma e ha prodotto una serie di reazioni, tra coloro che non amano il sindaco della Capitale d’Italia e il Movimento 5 stelle, più o meno così sintetizzabili: ma guarda un po’ che buffoni questi grillini, quando l’indagato ha cinque stelle sono tutti garantisti, quando l’indagato non ha cinque stelle sono tutti giustizialisti.

 

Il tema dei due pesi e delle due misure ha certamente una sua centralità quando un moralizzatore improvvisamente viene moralizzato (ieri il Movimento cinque gogne, senza avere alcun senso del ridicolo, ha accusato i giornali di aver montato una campagna di stampa infamante contro il sindaco di Roma per via di un’accusa, quella di abuso d’ufficio, per la quale Raggi non è più indagata: “L’ha fatta franca”, avrebbe detto il 5 stelle qualora l’indagato in questione non fosse stato un grillino). Ma il tema della doppia morale è un tema che va maneggiato con cura e che forse andrebbe messo da parte perché porta con sé un ragionamento tipico da fake news: l’idea cioè che il problema del Movimento 5 stelle, come ha suggerito sabato scorso su Repubblica Roberto Saviano, sia il tradimento delle origini, e non invece la conferma costante e quotidiana che le origini non sono state mai tradite, ovverosia che oltre il vaffa, nel grillismo, non esiste nulla. Al contrario di quello che qualcuno potrebbe credere, non c’è nulla di garantista nel considerare innocente fino a prova contraria solo chi si trova vicino ai microchip della Casaleggio, perché la logica in base alla quale la banda dei Manettari e Associati considera non colpevole un indagato come Virginia Raggi è l’essenza pura del grillismo, la perfetta sintesi del maoismo digitale: i princìpi della democrazia diretta contano più dei princìpi della democrazia rappresentativa e di conseguenza un post di un clown conta più di un articolo della Costituzione.

 

Nessuno sembra averci fatto caso, ma le ragioni per cui i “dirigenti” del Movimento 5 stelle sono autorizzati a considerare Virginia Raggi innocente fino a prova contraria non hanno nulla a che fare con l’articolo 27 della nostra Costituzione – che prevede che ogni imputato, anche quelli senza microchip, debba essere considerato non colpevole sino alla condanna definitiva – ma hanno a che fare solo ed esclusivamente con un permesso provvisorio concesso dal blog di Beppe Grillo. Il quale, lo scorso gennaio, ha offerto ai propri militanti la seguente chiave per applicare l’articolo ventisette della Costituzione: chi è innocente fino a prova contraria – e chi può quindi essere risparmiato dalle manganellate morali dei cadetti della gogna – non lo dice la Costituzione ma lo dice il movimento.

 

Le motivazioni per cui il Movimento 5 stelle non condanna Virginia Raggi – pur essendo Virginia Raggi a un passo dalla richiesta di rinvio a giudizio per un reato grave per il quale in caso di condanna in primo grado sono previste pene anche superiori ai due anni, che qualora si manifestassero, in base alla legge Severino, farebbero scattare automaticamente la sospensione dell’incarico da sindaco – non hanno nulla a che fare con il garantismo, e non hanno nulla a che fare con il “tradimento dei valori delle origini”. Ma sono l’ennesima testimonianza della folle direzione di un partito cesarista che considera i princìpi della democrazia rappresentativa solo una fastidiosa e insopportabile cintura di castità e che anche per questo sogna tra le altre cose di superare l’articolo 67 della Costituzione, che prevede che ogni membro del Parlamento debba esercitare le sue funzioni senza vincolo di mandato rappresentando la nazione prima ancora che la Casaleggio Associati. Il principio è dunque semplice e spaventoso. Un blog viene prima dello stato. Un clown viene prima della Carta. Rousseau viene prima di Calamandrei. Voi chiamatelo pure garantismo. Noi continueremo a chiamarlo squadrismo digitale.

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Commenti all'articolo

  • Silvius

    01 Ottobre 2017 - 09:09

    Squadrismo è il termine appropriato, e gli squadrismi sono prodromici di derive autoritarie. Ma siamo sicuri che questo squadrismo sia solo digitale?

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  • luigi.desa

    29 Settembre 2017 - 15:03

    Bisogna ricoscerglielo, nell'eloquio i grilleschi sono aggressivi e ben addestrati tanto che sembra che le parole escano dalla loro bocca attivate da un meccanismo. Di più ,sarà un fatto inconscio ma alla tivvù i conduttori concedono più tempo al loro girotondo di parole che ad altri ospiti anche se più autorevoli. A 8emezzo ospite della Gruber l'altra sera era tale Bonafede ( nomen omen?? ) che in due sparate ha occupato quasi tutto il tempo della trasmissione. Tra gli ospite era anche una bella signora che ascoltava con occhi sgranati. Quando è intervenuta ho tolto l'audio desiderando disperatamente che plagiasse la battuta tratta da una vignetta nella quale era rappresentato un comizio e due vecchiette che mentre applaudivano una diceva all'altra " Ha parlato molto ma non ha detto niente ,però lo ha detto molto bene, Bravo !".

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  • Giovanni

    29 Settembre 2017 - 08:08

    Bravo Cerasa, ha colto esattamente la vera natura del grillismo: nient'altro che una scadente riedizione del fascismo. Purtroppo gli italiani amano i demagoghi, gli arruffapopolo, gli imbroglioni, i maghi e i fattucchieri.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Settembre 2017 - 03:03

    Al direttore . “Non ci cascate!” Ho ascoltato Alfonso Bonafede a Otto e Mezzo. Quello non è uno squadrista digitale, tuttalpiù un secondario gerarchetto rionale, querulo e imbeccato. S’è parlato addosso per tutto il tempo. Non ci dovrebbe essere bisogno di alcun achtung. Il M5S è lontano anni luce non solo dalla visione culturale e di società del fascismo, ma pure del comunismo, del nazismo, del maoismo, dello chavismo, del liberismo e, non l’ha mai nascosto, detesta la democrazia rappresentativa. La sua cultura è quella del “Vaffa”, la sua visione di società coincide con quella di un bottegaio che vuole vendere la sua merce, e che, quanto più è scadente, tanto più la manipola. Un non sense assoluto, ma non possiamo ignorare la “rendita” che dà ai media e che, non è estraneo al nostro modo d’intendere e praticare la politica. Dove sono finiti i Guardiani della Costituzione? Già, ma ora si vota e, nel TTR, fanno comodo: tutto fa brodo.

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