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Giù la maschera: ecco il M5s delle procure

Claudio Cerasa

Da “portavoce dei cittadini” a portavoce dei pm pronti a fare politica senza smettere di fare i giudici. Di Matteo, Davigo e il programma grillino che “coincide con le proposte dell’ex pm di Mani Pulite”. Appunti sulla repubblica giudiziaria

Basta scemenze. La maschera di Beppe Grillo, da oggi, non esiste più. E la storia dei grillini puri, duri, romantici e genuini che interpretano il loro ruolo con lo spirito dei semplici e angelici “portavoce dei cittadini attivi ed esecutori del programma” è una storia che, se mai ci fosse ancora qualche dubbio, sta diventando sempre più una magnifica barzelletta. E al disegno del dolce e ingenuo grillino portavoce delle istanze dei cittadini si sta sostituendo un profilo diverso, sempre più chiaro, sempre più evidente, sempre più raccapricciante: la figura del burattino grillino impegnato a essere prima di ogni altra cosa il portavoce delle procure, o quantomeno di alcuni magistrati. La maschera di Beppe Grillo, come dicevamo, non esiste più e il dato spettacolare di questa operazione verità sulla natura grillina è che nel magnifico teatrino della politica il vero volto del Movimento cinque stelle viene ora mostrato senza paura dagli stessi protagonisti della sceneggiata grillina. E di questo dobbiamo essere infinitamente grati al partito del clown genovese, senza il quale l’Italia non avrebbe capito fino in fondo quali sono alcuni orrori della repubblica giudiziaria. Bisogna dire grazie al Movimento cinque stelle per aver contribuito a mostrare con grande chiarezza la presenza non secondaria nel nostro paese di magistrati che tendono a mettere al servizio di una parte politica il proprio curriculum costruito all’interno delle procure. Bisogna dire grazie al Movimento cinque stelle per aver contribuito a mostrare con grande chiarezza la presenza non secondaria nel nostro paese di magistrati che riescono a condizionare la politica, e a dettare letteralmente legge, senza essere neanche costretti a scendere in campo e a fare direttamente politica. Bisogna dire grazie al Movimento cinque stelle per aver contribuito a mostrare con grande chiarezza la presenza non secondaria nel nostro paese di uomini vicini alle procure che, magari con l’utilizzo di indagini manipolate o l’uso sapiente di fughe di notizie ben calibrate, offrono materiale utile ad alcune forze politiche per alimentare campagne diffamatorie contro altri soggetti politici. Bisogna infine dire grazie al Movimento cinque stelle per aver contribuito a mostrare con grande chiarezza la presenza non secondaria nel nostro paese di magistrati smaliziati che accettano di mettere al servizio di alcuni partiti (in realtà parliamo sempre dello stesso partito) il consenso mediatico costruito grazie a spettacolari indagini costruite per arrivare nei talk show più che per arrivare a sentenza.

 

E’ grazie al Movimento cinque stelle, per essere più chiari, che un magistrato naturalmente scomodo come Nino Di Matteo, volto simbolo dell’inchiesta sulla trattativa stato mafia e idolo dei presunti paladini dell’onestà, arriva a dire con grande nonchalance, lo ha fatto ieri in un’intervista alla Stampa, di “non essere pregiudizialmente contrario all’impegno di un magistrato in politica, soprattutto se questo significasse la naturale prosecuzione del lavoro svolto con la toga addosso”, e che, pensando probabilmente anche a se stesso, “a determinate condizioni un magistrato può contribuire in maniera positiva all’elaborazione di linee politiche che rappresentazione la prosecuzione dell’impegno in toga”. E’ grazie al Movimento cinque stelle che, per essere ancora più concreti, è possibile rendersi conto che esistono magistrati che fanno politica senza fare davvero politica e dobbiamo ringraziare in questo caso anche il Fatto Quotidiano che ieri ci ha informato con grande enfasi su un punto non secondario: il programma sulla giustizia del Movimento cinque stelle, ma chi lo avrebbe mai detto, “in larga parte coincide con le proposte dell’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo”. Ed è ancora grazie al Movimento cinque stelle – movimento gestito dalla stessa azienda privata, la Casaleggio Associati, che ha tentato, non con grande fortuna, di aiutare un altro magistrato, Antonio Di Pietro, a scalare le vette della politica italiana con il suo partito dei valori presunti – se oggi possiamo fare i conti, a viso aperto, con magistrati spettacolari come l’ex pm di Trani Michele Ruggiero che dopo aver costruito inchieste appunto molto spettacolari, quantomeno per i media, non ha trovato niente di meglio da fare che affiancare il suo percorso a quello del Movimento cinque stelle.

 

La maschera di Beppe Grillo, e più in generale quella di un partito guidato da un blog solo al comando teleguidato da un’azienda privata che ha trasformato la truffa della democrazia diretta in una forma di maoismo digitale che non può che andare a nozze con il totalitarismo delle repubbliche giudiziarie, oggi non esiste più, e questo è pacifico. Ma accanto alla trasformazione progressiva dei “portavoce dei cittadini” in “portavoce delle procure” grazie all’involontaria operazione verità portata avanti dal Movimento 5 stelle abbiamo potuto capire qualcosa in più anche rispetto a un principio che in teoria dovrebbe essere garantito dalla nostra Costituzione. Un principio che ricorda il Consiglio superiore della magistratura sul suo sito: “Terzietà e imparzialità sono assunte come le caratteristiche che consentono di distinguere i giudici dagli altri organismi che esercitano funzioni statali diverse”. Grazie al Movimento 5 stelle, e ai suoi portavoce delle procure, ogni giorno ciascuno di noi potrà rendersi conto se questo principio in Italia viene costantemente rispettato oppure viene costantemente calpestato. In questi giorni abbiamo avuto qualche indizio per orientarci sul tema. Tra una settimana esatta, quando Palermo ricorderà con dolore il venticinquesimo anniversario dell’omicidio di Paolo Borsellino e quando magistrati con grande passione politica come Antonino Di Matteo (che con straordinario tempismo il prossimo 25 luglio riceverà dal sindaco di Roma Virginia Raggi la cittadinanza onoraria della Capitale) non perderanno occasione per spiegare le proprie idee sull’universo mondo, tutto probabilmente sarà ancora più chiaro.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.