Il sacrosanto 25 aprile senza l'Anpi

Redazione

Il boicottaggio della comunità ebraica romana contro i nuovi mistificatori

"L’Anpi che paragona la Comunità ebraica di Roma a una comunità straniera è fuori dalla storia e non rappresenta più i veri partigiani". Così scrive la presidente della comunità ebraica della capitale, Ruth Dureghello, annunciando il boicottaggio della comunità che presiede al 25 aprile con l’Anpi. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si riunirà in via Balbo, di fronte all’allora sede della Brigata Ebraica, il corpo militare dell’esercito inglese composto da ebrei che vivevano sotto il mandato britannico nell’odierna Israele. Si riuniranno in nome di quei partigiani e sionisti, come Emmanuele Artom, seviziato a morte dai nazisti. "A causa dell’impossibilità di partecipare al corteo del 25 Aprile a seguito della scelta dell’Anpi di cancellare la storia e far sfilare gli eredi del Gran Mufti di Gerusalemme che si alleò con Hitler con le proprie bandiere e delle ripetute aggressioni, avvenute negli anni passati, ai danni dei rappresentanti della Brigata Ebraica, il mondo ebraico ha deciso di organizzare una propria manifestazione". Sacrosanto. Come è sacrosanta la decisione pure del Pd di sfilarsi dall’Anpi.

 

Vecchia storia, ma eco di fantasmi ideologici attualissimi. Nel 2003 esponenti della Comunità ebraica furono costretti ad abbandonare la manifestazione in Campidoglio, dopo gli slogan che urlavano "Israele sei il primo della lista". Al congresso di Rifondazione, l’immagine di Anna Magnani uccisa dai nazisti fu accostata a quella di un bambino palestinese. "Roma città aperta" si riferiva al passaggio dei nazisti nel ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943. Furono presi più di mille ebrei. Ne tornarono sette. Gli altri sono passati per il camino di Auschwitz. A Ramallah dove sono le camere a gas? E’ un misto di ignoranza e delle peggiori dottrine largamente in circolazione a fare di Israele il “nuovo nazismo”. Un morbo che ha contagiato anche tanti esponenti della cultura (Dario Fo raccoglieva fondi fuori dai teatri per i “partigiani palestinesi”). Nei giorni scorsi il New York Times ha pubblicato un editoriale a firma Marwan Barghouti, leader dell’Intifada. Ma si è “dimenticato” di scrivere che Barghouti sconta cinque ergastoli per avere ucciso numerosi civili israeliani, fra cui un sacerdote. Ai mistificatori dell’Anpi andrebbe ricordato ogni giorno che il vero partigiano è Israele, che resiste da settant’anni a chi vorrebbe buttarlo a mare.

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