Beppe Grillo (foto LaPresse)

Il manifesto eversivo di Beppe Grillo

Claudio Cerasa

Con un post contro il Foglio (smack), Grillo ha messo a nudo la vera identità del 5 stelle. Cos’è il progetto anti democratico del M5s e perché centrodestra e centrosinistra hanno il dovere di lavorare a un fronte anti peronista

In un delizioso post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, il capopopolo del Movimento 5 stelle ha commentato l’intervista rilasciata giovedì al Foglio dal capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda. Zanda (Dio lo benedica) ha evocato la necessità di dar vita in futuro a un fronte anti Grillo e ha spiegato perché anche i democratici devono sperare che il centrodestra aiuti i partiti più responsabili a fare muro contro il populismo grillino. Secondo Grillo, le parole di Zanda tradiscono una guerra “non al Movimento 5 stelle ma alla volontà popolare”, e nell’interpretazione offerta dal comico genovese il punto non è, come ha detto Zanda, “trovare punti di collaborazione per un’operazione di interesse nazionale” ma è quella di “contrastare il 5 stelle per impedirgli in tutti i modi e con chissà quali giochetti di andare al governo nonostante la volontà popolare”. In una escalation di comicità, Grillo sintetizza tutto così: quello manifestato da Zanda è “un intento eversivo e pericoloso”. E poi: “La sovranità appartiene al popolo, come stabilisce l’articolo 1 della Costituzione, non ai partiti… La democrazia rappresentativa è in crisi irreversibile… il web però può salvare e migliorare la democrazia… Chi contrasta questa evoluzione lo fa perché vuole tenere il popolo lontano dalle stanze dei bottoni… il Movimento 5 stelle vuole dare una stanza dei bottoni a ogni cittadino… Chi contrasta questa evoluzione lo fa perché vive nel passato… ”. E chi non capisce questo concetto, conclude Grillo, è un “eversore” che fa parte “del fronte anti volontà popolare”.

 

 

Il testo di Grillo contiene molti spunti interessanti e la lettura del post suggerisce alcune riflessioni che vale la pena mettere insieme che riguardano la truffa di cui è portatore (non sano) il Movimento 5 stelle. Il capopopolo – prima truffa – dice che fare appello a un fronte di responsabilità nazionale contro gli irresponsabili nazionali è un atto eversivo, “pericoloso”, che punta a contrastare il movimento “per impedirgli in tutti i modi e con chissà quali giochetti di andare al governo nonostante la volontà popolare”. Ancora una volta Grillo dimostra di non conoscere la Costituzione e fa finta di non sapere cosa prevede l’articolo 1 della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Per limiti della Costituzione si intendono due cose: la legittimità del governo dipende dal voto di fiducia espresso dai due rami del Parlamento (articolo 94) e il presidente della Repubblica (articolo 92) “nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Potrà sembrare bizzarro ma ciò che il comico definisce “eversivo” e “pericoloso” coincide esattamente con la Carta costituzionale che il 5 stelle, certamente a sua insaputa, ha difeso lo scorso 4 dicembre. In quell’occasione, una vittoria del Sì al referendum costituzionale avrebbe permesso di dare agli elettori maggior capacità di incidere sulla scelta del presidente del Consiglio mentre la vittoria del No ha contribuito a rilegittimare pienamente una Repubblica all’interno della quale il giorno delle elezioni politiche gli elettori scelgono non chi sarà a guidare il governo ma chi andrà a rappresentare l’Italia in Parlamento (e spetterà poi al Parlamento dare la fiducia al nuovo presidente del Consiglio scelto non dal popolo ma dal presidente della Repubblica). Dire, come ha fatto Zanda, che le forze politiche responsabili hanno il dovere di costruire un fronte anti Grillo significa appellarsi alla Costituzione augurandosi che il prossimo Parlamento abbia i numeri per dar vita a una maggioranza parlamentare alternativa a quella cialtronesca grillina. Si potrebbe concludere questo ragionamento dicendo che è la democrazia, bellezza, e tu non puoi farci niente. Se non fosse che le parole di Grillo, oltre a mostrare una conoscenza della Costituzione paragonabile solo alla conoscenza che ha Luigino Di Maio della grammatica italiana, ci dicono qualcosa di più. Qualcosa che tradisce la vera natura del 5 stelle. Il fatto che Grillo consideri “eversiva” la possibilità che forze politiche distanti dal movimento diano vita a un’alleanza per governare il paese è infatti la spia di un problema più grande che il grillismo ha non solo con la parola “Costituzione” ma con la parola “democrazia”.

 

Il 5 stelle sputa ogni giorno sulla Costituzione calpestando ciò che è contenuto nell’articolo 67 (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”) ma più in generale sputa ogni giorno su un principio cruciale del nostro sistema democratico. Un principio che Grillo sintetizza con una formula acchiappa clic (“chissà quali giochetti” per “andare al governo nonostante la volontà popolare”) ma che in realtà si dovrebbe sintetizzare in modo più semplice: “Democrazia rappresentativa”. Negare la democrazia rappresentativa, come fa Grillo, non è un atto rivoluzionario ma è un atto sovversivo, da vero estremista (altro che Luigi Zanda!). I nostri ordinamenti, come ricorda spesso su questo giornale Sabino Cassese, sono fondati su un principio chiave che riflette il senso della nostra Costituzione, che non è la più bella del mondo ma che è quella che diciannove milioni di persone (tra cui anche Grillo) hanno chiesto di non toccare neppure cinque mesi fa: “Le democrazie”, ricorda Cassese, “sono rappresentative, cioè indirette, e possono avere alcuni innesti di democrazia diretta. Il 5 stelle vuole rovesciare questo rapporto, previsto dalla Costituzione, e vuole mettere in primo piano la democrazia diretta e realizzare un capovolgimento strutturale: avere la democrazia rappresentativa alle dipendenze della democrazia diretta. E’ una concezione rousseauiana del potere, che è l’opposto di ciò che prevede la nostra Carta, secondo la quale la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, trasferendo cioè il potere a chi viene eletto alle elezioni”.

 

Appello contro il totalitarismo digitale

 

A tutto questo va aggiunto un altro passaggio importante che riguarda un dettaglio sottovalutato dall’opinione pubblica: il già citato articolo 67. Si tratta di un articolo importante della nostra Carta, che i padri costituenti vollero per affermare la difesa dei principi della democrazia rappresentativa contro l’idea secondo cui gli eletti debbano agire esclusivamente a difesa degli interessi dei propri elettori. Il fatto che a essere promotore della distruzione di questo articolo sia un comico che guida un movimento che spaccia per democrazia diretta una democrazia diretta da una società privata (la Casaleggio Associati) non eletta da nessuno ed eterodiretta da un blog solo al comando dovrebbe far riflettere chi gioca a fare il grillino solo per conquistarsi una prima pagina, per ottenere qualche visualizzazione in più in un post su Facebook, per vendere qualche copia di un libro sui vitalizi o sulla casta.

 

In un bellissimo libro intitolato “La via della schiavitù”, Friedrich von Hayek ricorda che in un contesto democratico i totalitarismi arrivano al potere quando qualcuno smette di difendere la democrazia e in particolare quando “si diffonde l’idea che se si vuole che le cose vengano fatte le autorità responsabili devono essere liberate dalle catene della procedura democratica”. Ecco: mai come oggi, di fronte al capo politico di un movimento che definisce i processi della democrazia rappresentativa un intento eversivo e pericoloso, far finta di nulla significa non rendersi conto di quello che rappresenta il 5 stelle: un partito pericoloso che incita alla gogna, che gioca con la cultura del sospetto, che calpesta la Costituzione e che alimenta un pregiudizio anti scientifico per imporre un modello non democratico fondato sull’autoritarismo digitale. Il post di Grillo ha dunque il merito di mettere a nudo il progetto anti democratico e anti costituzionale del 5 stelle. Calpestare la democrazia rappresentativa affermando di voler dare tutto il potere al popolo è il contrario di quello che prevede la Costituzione. E immaginare che gli eletti in Parlamento rispondano non agli input degli elettori, ma a quelli di un deus ex machina chiamato Casaleggio significa far materializzare un incubo segnalato anni fa da Bobbio, citato spesso a caso dai 5 stelle: “Nulla rischia di uccidere la democrazia più che l’eccesso di democrazia”. Per non veder realizzata la profezia di Von Hayek, forse sarebbe il caso di svegliarsi tutti, e fare qualcosa di concreto (domani vi offriremo un’idea) per proteggere la nostra democrazia dai nuovi peronisti della politica.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.