Beppe Grillo e Davide Casaleggio (Foto LaPresse)

Il mostro del governo grillino

Claudio Cerasa

Il garantismo è un gargarismo, no? Lo show della Raggi ci ricorda cosa vuol dire alimentare la bolla grillina

Garantisti sì, fessi no. In un paese normale, un sindaco che riceve un avviso di garanzia, anche in presenza di capi di imputazione gravi, dovrebbe costituire una notizia poco interessante: un politico indagato non è un politico condannato, e fino a che non vi è una sentenza definitiva quel politico, come tutti i cittadini, è innocente fino a prova contraria. Se fossimo un paese normale, la convocazione di Virginia Raggi in procura sarebbe dunque una notizia importante che verrebbe trattata nel pieno rispetto dell’articolo 27 della Costituzione: l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Stop.

 

Grazie al Movimento 5 stelle, invece, l’articolo 27, in nome del moralismo chiodato, è stato definitivamente cancellato dalla Costituzione materiale del paese: il garantismo, come ci insegnano ogni giorno Marco Travaglio e Piercamillo Davigo, è diventato un gargarismo; i politici indagati devono essere sputtanati e scacazzati fino a prova contraria; la volontà dei giudici è infinitamente più importante della volontà degli elettori; le procure sono legittimate a fare e a disfare governi e giunte grazie all’affermazione di una grande democrazia giudiziaria. E così, sotto questa prospettiva, il cortocircuito grillino, il solito caso del moralizzatore moralizzato, promette di essere un grande spettacolo politico all’interno del quale il mostro alimentato dal 5 stelle è destinato a risucchiare il sindaco moralizzatore di Roma e a rendere magnificamente ridicoli coloro che proveranno a improvvisarsi per l’occasione fenomenali garantisti.

 

Il fatto che in un paese democratico sia necessario discutere su come comportarsi di fronte a un sindaco indagato ci dice molto su un dato acquisito della nostra cultura politica: la volontà popolare conta meno della volontà giudiziaria, la gogna è sempre giustificata per raggiungere il fine della delegittimazione del nemico. Negli ultimi anni, la politica ha dato spesso prova di ispirarsi al principio del sospetto generalizzato, che è l’anticamera dell’autoritarismo. E più si alimenta la bolla grillina più si alimenterà un sistema politico anti democratico e autoritario in cui gli anticorpi valgono soltanto quando a essere moralizzato è il moralizzatore di turno. Garantisti sì, fessi no. E ora mi raccomando sotto con l’elogio del garantismo grillino.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.