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La democrazia diretta secondo Grillo

“No al referendum, guardate le facce”. Da Rousseasu a Lombroso come funziona realmente la democrazia diretta spiegata dal leader del M5s esponendo in un comizio le ragioni del no al referendum costituzionale.

11 Agosto 2016 alle 06:14

La democrazia diretta secondo Grillo

Beppe Grillo (foto La Presse)

Fiumi d’inchiostro per decrittare i video apocalittici e parlare dei meetup, tutto per interpretare la democrazia diretta di Grillo e Casaleggio. Complici la crisi della democrazia rappresentativa, il successo elettorale di una forza politica nata sul web, le profezie di Casaleggio su Gaia e le sentenze di Grillo su partiti, tv e giornali che sono tutti morti, tanti intellettuali e commentatori hanno preso sul serio al democrazia diretta grillina: il cittadino ritira la delega in bianco ceduta ai rappresentanti politici e si assume la responsabilità di decisioni libere e consapevoli.

 

Grazie alla rete, la volontà generale di Jean-Jacques Rousseau può ora emergere su vasta scala e non più solo in piccoli contesti. Ma come funziona realmente la democrazia diretta lo ha spiegato Beppe Grillo, esponendo in un comizio le ragioni del no al referendum costituzionale: “E’ inutile che vi spieghi il referendum, non lo capireste. Non lo capisco neanche io. Sono tutte belle parole per il sì e per il no. Voi dovete decidere con l’istinto primordiale che avete ancora. Guardate le facce di chi vi dice votate sì!”. E’ lo stesso metodo che aveva suggerito in occasione del referendum sulle trivelle: “Siamo all’assurdo di andare a votare per un referendum che non si capisce. La gente non lo capirà. L’unica cosa è andare a votare sì sulla fiducia. Oggi o guardi una persona in faccia e ti fidi o non cerchi di capire”. Si vota a occhio, per non dire a capocchia. Ma per chiarezza i grillini dovrebbero cambiare il nome del sistema operativo: da Rousseau a Lombroso.

 

 

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