cerca

Toh, il Non-Statuto si può modificare. Altro passo di realpolitik a 5 Stelle

Zitto zitto, l’annuncio arriva una mattina sul web: si può modificare, anzi si deve modificare, lo Statuto-non Statuto a Cinque stelle (che finora era come dire “le tavole della legge”).

23 Luglio 2016 alle 06:18

Toh, il Non-Statuto si può modificare. Altro passo di realpolitik a 5 Stelle

Auditorium Conciliazione, spettacolo di Beppe Grillo

Roma. Zitto zitto, l’annuncio arriva una mattina (ieri) sul web: si può modificare, anzi si deve modificare, lo Statuto-non Statuto a Cinque stelle (che finora era come dire “le tavole della legge”). Come fosse ordinaria amministrazione, veniva insomma presentata sul blog di Beppe Grillo la novità che rende il percorso del M5s sempre più simile a un percorso da partito-partito, linguaggio notarile compreso (nonostante la nota finale di autorassicurazione che recita: “Il M5s non è un partito e non intende diventarlo”). Con posticipo di una settimana rispetto alla data inizialmente prevista (oggi), dice il post, si potrà procedere alle votazioni “per la conferma delle modifiche di aggiornamento al Non Statuto e al Regolamento del Movimento Cinque stelle. Le votazioni… si chiuderanno il 25 settembre 2016, giorno di chiusura di Italia 5 Stelle a Palermo… e si chiuderanno anticipatamente, ma comunque non prima del 30 luglio 2016, qualora si raggiunga la partecipazione del 75 per cento degli iscritti. Questo per permettere alla stragrande maggioranza degli iscritti del M5s di partecipare all’aggiornamento delle nostre regole comuni”. Si voterà “anche nel weekend”, dice la nota, e la meticolosità del lessico è inversamente proporzionale alla semplicità dei fatti: le regole sono diventate troppo strette, la coperta troppo corta, non si può procedere a colpi di cause in tribunale. Tantopiù che sono i giorni in cui il M5s è assalito dalla realtà multiforme degli indizi che dicono: inutile negarlo, vi state facendo partito (dai ricorsi sulle espulsioni in giù).

 

E i conti con il mondo, infatti, si fanno già in quel di Torino, dove il neosindaco Chiara Appendino, come probabilmente farebbe il sindaco di qualsiasi altra formazione politica, una volta al governo della città non può non dare la propria solidarietà alle forze dell’ordine dopo gli scontri con i No-Tav (solo che il M5s è sempre parso vicino ai No Tav, durante le campagne elettorali e le kermesse di piazza). E il “chi siamo e dove andiamo”? dilaga allora per le vie del web, dove molti attivisti si specchiano in un Movimento che pare diventato altro da sé a chi per anni si era nutrito di illusioni puriste sull’“Uno vale uno”.
Sullo sfondo, l’eterno caso Pizzarotti, sindaco di Parma sospeso che scrive a Grillo per avere risposta certa sulla sua sorte: e il caso Pizzarotti dice anche che la rigidità paga nell’urna, ma non una volta eletti, quando l’ascolto della campana altrui e il compromesso – orrore degli orrori per l’etica ed estetica grillina – diventano in qualche modo via obbligata per l’azione (si può pure restare immobili, ma l’elettore che vuole contare “uno” a quel punto si fa sentire sul web, sotto forma di controllore-censore di qualsiasi mossa e anche delle quisquilie).

 


L’aporia da scontro con la realtà è poi in agguato all’interno del puro annuncio: capita così che nel programma di Chiara Appendino si voglia fortissimamente estendere il wifi ovunque, ma si voglia anche ridurre l’esposizione dei cittadini alle emissioni di cellulari e reti wireless.

 

E ieri, mentre in Senato infuriava il gioco di maschere sul “chi ha aiutato Silvio B.” sulle intercettazioni (con accuse reciproche Pd-M5s), e mentre la senatrice Paola Taverna sdoganava su Repubblica il concetto di “esperienza” come valore (in caso il suo compagno e deputato e attivista di lungo corso Stefano Vignaroli entrasse nel mini-direttorio romano), l’annuncio sul Non-Statuto provocava un certo sconcerto. Intanto sul blog di Grillo, dove c’era anche chi, come tal Roberto, faceva notare che “… il Non-Statuto non è mai stato votato dall’assemblea”. Ma anche fuori dal blog, dove Lorenzo Borrè, il legale che segue in tutta Italia i ricorsi dei grillini espulsi, preannunciava grane per la futura votazione: “… Grillo passa dalla padella alla brace… Cambiare regole lasciandole votare alla Rete? Non è questo che prevede il codice civile all’articolo 21. Certo nel 1942, quando è stato redatto il codice, il web non esisteva, ma i telefoni c’erano già: eppure l’articolo in questione non contempla modalità di voto alternative. Dal mio punto di vista il momento assembleare, con i membri presenti in carne e ossa per dare il loro parere, è insostituibile: la Rete non può rimpiazzarlo…”. C’è vita oltre la Rete e magari non è un male (il problema è dirlo pubblicamente).

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi