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Passeggiate romane

Elenco ragionato di tutti i sabotatori del Pd

Dall’inconsapevole all’esodato, dal riservista al moderato. Chi studia con vivacità il post Renzi.

28 Giugno 2016 alle 11:02

Elenco ragionato di tutti i sabotatori del Pd

Dario Franceschini (foto LaPresse)

Chi sono i sabotatori del Partito democratico? Se si scorre l’elenco (lunghetto anzichenò) si trovano delle sorprese. E delle conferme. Tralasciamo il fatto che la minoranza interna accusa per primo Matteo Renzi del sabotaggio del Pd, nel suo “spirito originario”, sebbene quello spirito non si sia ben capito quale sia, dal momento che il partito di Walter Veltroni era una cosa e quello di Pier Luigi Bersani l’opposto. E andiamo al sodo.

 

Sabotatori soft. E’ la categoria più insidiosa (per Matteo Renzi). A muovere le fila di questo schieramento è Dario Franceschini. Il ministro dei Beni culturali, che aveva sciolto la sua corrente, adesso l’ha rimessa in piedi. E’ sua l’idea di far tornare indietro Renzi rispetto al suo annuncio “se perdo il referendum me ne vado”. Secondo Franceschini il premier dovrebbe rimangiarsi quello che ha detto e annunciare che, invece, anche in caso di vittoria dei “no” lui non se ne andrà. Il ministro è stato talmente abile che è riuscito a far scrivere ad alcuni giornali che Renzi meditava di tornare sui suoi passi rispetto a quell’annuncio. Falso, ma qualcuno ci ha abboccato. I renziani pensano che questa di Franceschini sia una mossa per logorare il presidente del Consiglio e per candidarsi alla sua successione. Un Franceschini delle larghe intese insediato da un Sergio Mattarella che è stato sempre suo buon amico. Un Franceschini che rassicuri il Pd, coinvolga una parte dell’opposizione di centrodestra e, con il suo governo, prepari una bella legge elettorale proporzionale per evitare che i Cinque stelle vincano le elezioni in caso di tracollo del Pd. Ma la manovra è diventata talmente scoperta che Renzi sta prendendo le sue contromisure. Nel novero dei sabotatori soft va incluso anche il perdente Piero Fassino, che, da quando ha perso le elezioni, ha scoperto delle pecche del premier di cui prima non si era accorto.

 

Concorso esterno in sabotaggio soft. Qui il campo si allarga. Metà del Nuovo centrodestra è d’accordo con Franceschini. E spera, grazie a un governo retto dal ministro dei Beni culturali, di avere il tempo di riorganizzare le (scarse) forze e di avere il modo di contare qualcosa grazie a una bella riforma elettorale in senso proporzionale. Uno dei pochi Ncd che non è affatto convinto di compiere questo passo è Angelino Alfano, ma i margini di manovra del ministro dell’Interno rispetto al suo partito si stanno assottigliando. Magari non verrà fuori un vero centrodestra in grado di governare, ma così si garantirà la sopravvivenza alla maggior parte dei dirigenti Ncd (il che, viste le aspirazioni della maggior parte di loro, non è affatto poco).
Sabotatori riservisti. Sono quelli che fanno fatica ad andare in pensione. Massimo D’Alema, per esempio, che dice di occuparsi di vino e di Europa, ma che si interessa persino degli assessorati di Virginia Raggi, pur di vedere Renzi fuori dall’agone politico. E poi c’è Romano Prodi, che dispensa buoni consigli, non potendo più dare cattivo esempio. E, ancora, Pier Luigi Bersani, il quale ha chiesto di riunire il Pd per decidere del dopo-Brexit, nonostante il suo partito non sia in grado nemmeno di decidere a che ora tenere un’assemblea.

 

Sabotatori esodati. Il leader di questo gruppo è senz’altro Enrico Letta, troppo vecchio per sperare in un ritorno, troppo giovane per accettare l’ineluttabilità del suo prepensionamento.

 

Sabotatori light. Sono i quarantenni del Pd che vengono (per la maggior parte) dai Ds. Si chiamino Roberto Speranza o Gianni Cuperlo, hanno solo un’idea fissa in mente: far cadere Renzi. Solo che non ci provano direttamente, perché si rendono conto di essere dei pesi piuma e si affidano agli accadimenti esterni (elezioni o referendum).
Sabotatori inconsapevoli. Tutti quei renziani più realisti del re che per attaccare gli avversari politici fanno più danni che altro. E qui la lista sarebbe fin troppo lunga.

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