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Il fronte anti Italicum ha un nuovo leader nel governo: Franceschini

“Lo schema nuovo è populisti-sistemici, bisogna ragionare sulla possibilità di far esistere le coalizioni”, ha detto il ministro della Cultura nella direzione Pd.

4 Luglio 2016 alle 20:27

Il fronte anti Italicum ha un nuovo leader nel governo: Franceschini

Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali (foto LaPresse)

Nel suo intervento nella direzione del Pd Dario Franceschini ha dichiarato che, dopo il referendum costituzionale, “bisogna ragionare” sulle modifiche all’Italicum in modo da garantire “la possibilità di far esistere le coalizioni”. Il ministro dei Beni culturali ha spiegato che “siamo vissuti in uno schema destra-sinistra, ma siamo finiti in fretta in uno schema diverso: populisti da una parte, sistemici dall'altra”. E in questo nuovo panorama politico “i populismi sono diversi e lontani, ma tendono a incontrarsi ai ballottaggi contro la coalizione che governa il Paese”, è l’osservazione di Franceschini, che allarga le considerazioni sul sistema partitico alla composizione dell’attuale maggioranza di governo: “E' il residuo di una grande coalizione, o è tenere insieme le forze contro i populismi? Lo schema nuovo è populisti-sistemici, e dobbiamo tenere insieme quelli che con storie diverse sono contrapposte ai populismi. E' una transizione, o è una prospettiva?”.

 

E la risposta del ministro è che si tratta di “una prospettiva, e allora bisogna fare le scelte conseguenti”, a partire dalla legge elettorale rispetto alla quale “ragionare sulla possibilità di far esistere le coalizioni non sinigifica tornare ai 14 partiti dell'Unione. Ma se lo schema è questo bisogna allargare al campo: qualcosa al nostro centro, e qualcosa alla nostra sinistra, sinistra di governo ovviamente”. Le modifiche all’Italicum che ha in mente Franceschini servirebbero ad agevolare il consolidamento “di qualcosa di moderato nel centrodestra, con una destra che non sia solo risucchiata nell'estremismo”.

 

Nei giorni scorsi il Foglio aveva parlato delle manovre e delle acrobazie politiche dell’ex segretario del Partito democratico, per preparare il terreno nel caso di un possibile dopo Renzi

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