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La prima sconfitta del Pd di Renzi

Il Partito democratico perde Roma e Torino ma tiene Milano e Bologna. A Napoli De Magistris sconfigge Lettieri. Ma se nella Capitale la vittoria dei Cinque stelle era prevedibile, è la sconfitta di Torino, con Fassino battuto da Appendino, che deve preoccupare Matteo Renzi.

20 Giugno 2016 alle 00:42

La prima sconfitta del Pd di Renzi

Chiara Appendino, a sinistra, è il nuovo sindaco di Torino. Virginia Raggi, a destra, il nuovo sindaco di Roma (LaPresse)

Il primo a parlare è stato il candidato del centrosinistra a Roma, Roberto Giachetti. Gli exit poll e le prime proiezioni davano Virginia Raggi ormai imprendibile: la candidata del M5s sarà il prossimo sindaco della Capitale, su questo non c’è dubbio, grazie a una percentuale che doppia quella del rivale. Giachetti ha fatto i complimenti e il suo in bocca al lupo a Raggi, fatto le promesse di prammatica sull’opposizione che adesso il suo partito farà in Campidoglio, e si è preso tutte le colpe della sconfitta. Un bel gesto, ma se è vero che è difficile individuare un trend nazionale dai risultati di questi ballottaggi, si può dire senza dubbio che il Pd renziano è il grande sconfitto.

 

 

A Napoli certamente, ma si sapeva, con Luigi De Magistris riconfermato al secondo turno. Non a Bologna, dove però la vittoria di Virginio Merola è più risicata di quel che si pensasse. Non a Milano, dove Beppe Sala ha battuto Stefano Parisi con una percentuale di poco superiore al 51 per cento. Sicuramente a Torino, con un risultato inatteso da molti: la vittoria della grillina Chiara Appendino e la sconfitta del sindaco uscente Piero Fassino, da molti definito come un ottimo amministratore negli ultimi cinque anni. Il grido “onestà! onestà” che riecheggiava nella piazza del municipio del capoluogo piemontese in attesa dell’investitura ufficiale di Appendino segna un momento storico per la storia della città, governata da 23 anni dal centrosinistra, e lancia un segnale di allarme che Matteo Renzi non dovrà sottovalutare: come scritto dal Foglio ieri, la sconfitta di Torino potrebbe significare un cedimento strutturale del consenso attorno al premier.

 

Renzi si consola con Milano, che qualche giorno fa aveva segnalato come vero banco di prova del Pd, si prepara a mesi tesi in vista del referendum e – in attesa di analisi più approfondite sui voti, soprattutto a Roma e Torino – farebbe bene a concentrarsi su cinque leve da azionare in fretta per lasciarsi alle spalle i ballottaggi.

 

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