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Perché non bisogna avere paura di liberalizzare le funzioni dei notai

Liberalizzare alcune delle funzioni oggi riservate ai notai potrebbe spalancare le porte alla mafia? Lo sostiene il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Ma i numeri – e certe innovazioni – raccontano un’altra storia.

18 Gennaio 2016 alle 14:55

Perché non bisogna avere paura di liberalizzare le funzioni dei notai

Liberalizzare alcune delle funzioni oggi riservate ai notai potrebbe spalancare le porte alla mafia? La curiosa tesi che, per ostacolare la criminalità organizzata, sia necessario mantenere le rendite di questa categoria professionale è stata fatta propria dal Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, intervenuto nel corso della lunga maratona di audizioni sul Ddl Concorrenza, fortemente voluta dal Presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti. Nel mirino di Roberti (e del notariato, che ne ha prontamente rilanciato le parole) c’è la norma che prevede la restrizione del monopolio legale affidato ai notai sugli atti di costituzione delle società. Si tratta della facoltà, per le srl che scelgono di costituirsi con atto tipizzato, di presentare direttamente la documentazione presso il conservatore del registro delle imprese, il quale sarà chiamato ad effettuare i controlli per la normativa antiriciclaggio attualmente in capo ai notai.

 

Secondo Roberti, tale misura "azzera le maglie dei sistemi di controllo e apre un varco formidabile per l'ingresso delle organizzazioni mafiose negli appalti". La ratio del provvedimento è quella di facilitare l’autoimprenditorialità in un paese con un tasso di disoccupazione giovanile al 39,8 per cento e di creare un clima più favorevole alle imprese. D’altro canto la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione è una necessaria precondizione per uno sviluppo economico duraturo: c’è dunque una contraddizione ineliminabile tra le politiche di semplificazione e il controllo sui capitali di provenienza illecita? E’ lecito avere, quanto meno, dei dubbi.

 

E' possibile trarre qualche evidenza analizzando la base dati (sfortunatamente non più online) dell’Agenzia dei Beni confiscati: alla fine del 2012 erano state sequestrate 1.705 aziende di cui 795 sono società a responsabilità limitata, la stragrande maggioranza concentrate in Sicilia, Campania, Lazio e Lombardia. Seppur con molta cautela nell'interpretazione è difficile concludere che l’attuale sistema di controlli, con il notaio nel ruolo di pubblico ufficiale e garante della legge, sia stato tanto efficace nel contrastare quello che Roberti stesso ha definito “il sistema di aggressione delle organizzazioni mafiose all'economia legale (che) passa per le società".

 

Le imprese sequestrate sono state regolarmente costituite con l’assistenza di un notaio che non ha mai avuto gli strumenti per distinguere i mafiosi dalle persone perbene o per rilevare la provenienza illecita dei capitali iniziali che quasi sempre sono pari solo a poche migliaia di euro. Va aggiunto che spesso le operazioni di immissione di capitali illeciti nelle società avvengono in momenti successivi alla costituzione e, non a caso, il legislatore ha posto gli obblighi di segnalazione antiriciclaggio in capo ad altri soggetti quali le istituzioni finanziarie (che con più del 95 per cento delle segnalazioni sono di gran lunga i principali segnalanti al sistema) e i professionisti che assistono le società, proprio per tentare di monitorare e controllare i movimenti finanziari anomali e non giustificabili.

 

Non è dato sapere  per quale motivo Roberti consideri il conservatore del registro delle imprese meno efficiente dei notai nelle verifiche antiriciclaggio, a meno a che non voglia considerare per definizione come corruttibile e incline all’illecito tutto ciò che è privato e irreprensibile tutto ciò che è pubblico (seppure i notai siano pubblici nelle funzioni, ma privatissimi nel reddito, non essendo soggetti ai tetti salariali che si applicano alle pubbliche amministrazioni).

 

[**Video_box_2**]In ogni caso le cronache della corruzione restituiscono un quadro completamente diverso. I notai hanno storicamente svolto un ruolo di garanzia della veridicità delle informazioni contenute negli atti da loro stipulati. Oggi questa esigenza si è affievolita grazie alle innovazioni tecnologiche che favoriscono la trasparenza e riducono i costi di accesso. Il loro ruolo deve dunque cambiare perché il mondo è cambiato. L’alta incidenza dei fenomeni corruttivi e criminali sullo sviluppo economico italiano è un problema noto e, certamente, i notai che hanno costituito le società oggi sotto sequestro  sono persone perbene. Quello che però appare altrettanto certo è che non è possibile in alcun modo prevedere l’effetto delle liberalizzazioni sulla situazione futura come invece sembra in grado di fare il procuratore Roberti. Non tutti i cambiamenti sono per forza negativi: specie quando investono meccanismi che non hanno finora dato prova di essere impeccabili.

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