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Meglio un’altra Europa con la Troika (e con Merkel) che un’altra Europa con Varoufakis

La vittoria di Tsipras in Grecia è una grande lezione offerta alla sinistra bla bla dei Curzio Maltese, delle Barbara Spinelli e dei Podemos da Teatro Valle.

21 Settembre 2015 alle 08:28

Meglio un’altra Europa con la Troika (e con Merkel) che un’altra Europa con Varoufakis

Alexis Tsipras (LaPresse)

Mentre procedono gli scrutini in Grecia appare sempre più certa la vittoria di Syriza, il partito del premier uscente Alexis Tsipras, che avrebbe ottenuto il 35,5 per cento dei voti. I conservatori di Nuova Democrazia si fermano attorno al 28,1 per cento dei consensi, mentre Alba Dorata risulta essere il terzo partito con i 7 per cento delle preferenze. Alleandosi con i Greci indipendenti, che hanno preso meno del 4 per cento dei voti, Tsipras dovrebbe riuscire a formare un nuovo governo nei prossimi giorni.


Ci sarà tempo per commentare con precisione i risultati e capire quale sarà la futura composizione del governo. Ma ora che la nuova vittoria di Alexis Tsipras è diventata realtà la storia delle elezioni greche ci consegna uno scenario da urlo in cui gli elettori non hanno solo premiato il presidente del consiglio uscente ma hanno detto con forza che dovendo scegliere tra un’altra Europa con la Troika e un’altra Europa con Varoufakis la prima scelta batte la seconda senza storia. La conversione di Alexis Tsipras e la sua vittoria di oggi significa anche questo ed è una parabola che si capisce che non riesca ad eccitare fino in fondo e in modo sincero la grande coalizione delle sinistre alla Corbyn, alla Fassina, alla Podemos, alla Grillo perché Tsipras è arrivato alle elezioni anticipate nel modo che tutti ricordiamo: da primo capo del governo d’Europ che dopo aver illuso la sinistra bla bla con la scemenza della democrazia diretta (ricordate il referendum?) una volta trovatosi di fronte al precipizio, dovendo scegliere se l’austerity è bene combatterla dentro il perimetro dell’Euro oppure fuori, ha capito perfettamente che rompere gli schemi sarebbe stato un dramma senza fine per il suo popolo e che se un paese in difficoltà vuole ottenere qualche concessione dell’Europa brutta e cattiva non ha scelta di accettare uno schema semplice: aiuti finanziari in cambio di cessione parziale della propria indipendenza economica.

 

Con la vittoria di oggi, nonostante l’abbraccio ricevuto qualche giorno fa dal capo di Podemos in Grecia. Tsipras diventa non più il simbolo di una sinistra rivoluzionaria che vuole scassare il sistema ma diventa il simbolo di una nuova sinistra costretta a immergersi in un duro bagno di realtà per poter essere non solo vincente ma anche governativa. Lo schema della vittoria di Tsipras – nonostante le apparenze e le ipocrisie che ascolterete in questi giorni da parte della sinistra bla bla che ora prova a dimostrare che vittoria di Syriza è una vittoria dell’Europa che dice non all’austerity – è una vittoria che avvicina il nuovo capo del governo greco al perimetro delle nuove socialdemocrazie europee e la dinamica con cui sono avvenute le elezioni in Grecia potrebbe suonare familiare anche dalle nostre parti. Non tanto per il fatto che Tsipras governerà il paese grazie a una legge elettorale maggioritaria che gli consegnerà la Grecia senza avere ottenuto alle urne la maggioranza assoluta ma quanto per un altro fatto: Tsipras è andato al voto anticipato sfidando la minoranza di Syriza e accettando di presentarsi di fronte agli elettori con una scissione del proprio partito in corso.

 

Risultato: la minoranza scissionista a vocazione Varoufakis esce sconfitta dal voto greco e Syriza acquista una centralità nel suo paese senza la parte sinistra del Pd. Pardon, di Syriza. Un messaggio non male. Con un abbraccio forte a tutte le Barbara Spinelli e ai Curzio Maltese che proveranno a dimostrare che la vittoria di Tsipras è la vittoria della sinistra bla bla del Teatro Valle.

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