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Marino, Salvini e Meloni, la banda del “nun se pò più senti’ né vede’”

Bocciati il (vice)sindaco di Roma, che non va alla riunione del governo sul Giubileo, il leader leghista e la sorella d’Italia che sull’immigrazione sono rimasti indietro. Promossa Vera Casamonica che ha rottamato il giornalista collettivo. Bocciati i due ministri francesi, promosso Guccini. Il Pagellone fogliante della settimana politica di Lanfranco Pace

12 Settembre 2015 alle 06:00

Marino, Salvini e Meloni, la banda del “nun se pò più senti’ né vede’”

Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Non c’è solo la mitologia dell’impossibile, c’è anche il racconto dell’inenarrabile: cose che non si possono più sentire né vedere.

 

“Nun se pò più senti’ né vede’” er vice sindaco che dice di non essere andato alla riunione del governo sul giubileo di Roma per non essere sospettato di influenzarne la decisione: tanta boria e così mal riposta ricorda colui che non riuscendo ad inventarsi il post comunismo si riproponeva di trasformare la socialdemocrazia europea in Ulivo. Ignazio Marino, voto 3.

 

“Nun se pò più senti’ né vede’” colei che per fermare l’invasione dice giustamente che bisogna fare la guerra alla guerra ma poi non dice né dove né con chi né contro chi. E’tempo di studiare, signora. O di circondarsi di qualcuno che studi e sappia di cosa si parla. Giorgia Meloni: voto 5.

 

Non si può nemmeno più sentire il capo leghista  che sparacchia a salve mentre la situazione dei profughi cambia di ora in ora ed è irreversibilmente mutata l’attitudine dell’Europa. Il balletto interregionale sulle quote, animato dai governatori per lo più del centro destra, è surreale: chi raglia e sbraita, cazzeggia a difesa di valli e piane e non vuole far fronte alla legge dei grandi numeri, è automaticamente fuori dalla politica che conta e si condanna all’irrilevanza. E’ tempo che l’opposizione cambi linguaggio e dica cose credibili su come governare il fenomeno. Il corridoio umanitario e gli aiuti economici a casa loro sanno di rancido. Salvini: voto 5.

 

 


STELLINE

 

Non è un bene che un movimento esteso e nuovo non riesca a far emergere leader nazionali credibili. Ma è ancora peggio se, quando per caso ne escono fuori un paio, questi cominciano a schermirsi, rifiutano la base della politica e della democrazia moderna, la vera non quella finta delle rete: la dichiarazione di pubblico impegno per ambizione privata. Dio ci protegga da quelli che ce l’hanno ma non la manifestano per paura di affrontare battaglie che credono premature o perché non sopportano l’invidia. Di solito hanno lo sguardo sfuggente, arrossiscono facilmente e si torcono le mani, buttano la palla fuori dallo stadio sparando fregnacce, genere noi siamo al servizio dei cittadini, i cittadini sono i nostri portavoce. Di Maio, Di Battista, Fico: voto da 5 a 3, per l’ordine fate voi, è indifferente.

 


SHOW DELLA PAROLA 1

 

A Otto e mezzo, qualche sera fa, Lilli Gruber chiede se il cambiamento della Merkel sulla questione dei profughi possa essere stato influenzato anche dalla posizione dell’Italia e di  Renzi. Giovanni Floris tornato bronzeo dalle vacanze la butta lì: non credo, semmai dalla Boldrini. La Boldrini? Quella che è il remake di Irene Pivetti, cuoio in meno, ed è pregnante quanto il Carlino Scognamiglio? Va bene detestare Renzi ma c’è un limite al ridicolo.  A Floris, per questo, voto 4.

 

 

SHOW DELLA PAROLA 2

 

Il merito di Vespa? E’ stato il primo giornalista a dare la parola a un Casamonica, invitandolo a sedersi nel conforto di uno studio televisivo: prima di lui solo collegamenti esterni, raffazzonati, con i reprobi in piedi e frequentemente interrotti da dileggi e battute.

 

La colpa di Vespa? Non aver capito che il contraddittorio con Vera Casamonica è la classica battaglia che non devi combattere perché non puoi vincerla. Non può che uscirne trionfatrice e così è stato. A meno che il buon Bruno non l’abbia fatto scientemente: come si dice, fra abruzzesi.

 

Alla signora Vera del clan, voto 10. Al  giornalista Vespa 9. Ai tanti che si sono lamentati perché questo cose il servizio pubblico non deve farle, l’invito ad andare a vedersi un qualsiasi servizio di un qualsiasi TG regionale su un qualsiasi assessore: è quello il servizio pubblico ed è incommensurabilmente più osceno.

 

C’è poi uno che si è spinto decisamente più in là: ha detto che Vespa è da rottamare e Porta a Porta da chiudere: è Ignazio Marino, il vicesindaco: rivoto, 0.

 

 

ARTISTA 1

 

Ma perché si immischiano? Alessandro Gassman chiede ai romani di non aspettare che sia l’Ama a pulire la città, di farlo da soli ma siccome al momento dell’appello sta in America latina, si mette a ramazzare davanti casa sua solo al ritorno. E’ fuori tempo massimo, fuori contesto. Ovviamente non se lo fila nessuno e del sacro fuoco rimane solo un onanistico selfie. Peccato perché è un bravissimo attore comico, meno come drammatico. Tutto suo padre, insomma. Voto 6.

 

 

ARTISTA 2

 

Ma perché si immischiano? Alcuni, pare da Venezia, hanno lanciato la marcia a piedi scalzi  “per un mondo accogliente, senza confini”. A migliaia, da Palermo in su, si sono tolti le scarpe e hanno marciato. Quando escono dal seminato artisti e intellettuali fanno solo che danni. Per memoria, i compagni di strada e i volontari per la pace degli anni cinquanta. Vivere senza confini, muoversi liberamente senza controlli in questo mondo affatto buono è una colossale minchiata.  Renato Accorinti, da due anni sindaco di Messina, ha detto addirittura che il permesso di soggiorno è un insulto, un’offesa alla dignità dell’uomo. E’ indubbiamente uno splendido anarchico (voto 10). Ma gli splendidi anarchici non dovrebbero fare i sindaci (voto 4).

 

 

ARTISTA 3

 

Che Marchionne abbia detto che quello che sta facendo Renzi ha del fenomenale, che l’economia stia accelerando, che i dati siano viepiù incoraggianti e che l’auto, compresa la vituperata ex Fiat, si sia rimessa a tirare, pare che non fotta un cazzo a nessuno. Grande interesse invece per l’orizzonte visto con gli occhi del senatore Gotor e gli otto referendum otto di Pippo #Civoti.  Scarso interesse se cinquecento mila italiani destinano il 2 per mille al partito del premier, maggiore se in 44 mila lo danno hanno a Rifondazione comunista. Siamo fatti così, non cambieremo mai, nessuno se ne vuole andare a casa, tutti pensano di aver il diritto di fare politica e di parlare. Non saprei proprio che dire.

 

 

E PER FINIRE

 

Prendete nota di questi nomi: Vincent Peillon e Najat Vallaud-Belkacem. In quanto successivi ministri della pubblica istruzione francese, sono responsabili della più formidabile truffa ideologica dei nostri tempi, della più terribile mutazione genetica della specie. Hanno imposto che il bambino sia educato senza tenere conto della razza, della religione, della famiglia e del sesso, vogliono che il suo animo cresca sgombro da pregiudizi e superstizioni. Pasdaran del laicismo, sono genitore 1 e genitore 2 dell’esercito di replicanti che verranno. Dio è morto. Voto 10, a Guccini naturalmente.

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