Il premier Matteo Renzi con Pietro Grasso, presidente del Senato (foto LaPresse)

Quanto può fare male Grasso al governo Renzi

Claudio Cerasa
Il principe dell’annacamento, sulla riforma costituzionale, ha l’occasione di diventare l’alternativa di palazzo al renzismo di governo. La moral suasion del Quirinale e la trasformazione politica del magistrato di Palazzo Madama.

Prima ancora di Matteo Renzi o di Sergio Mattarella o di Matteo Salvini o di Silvio Berlusconi il protagonista assoluto delle prossime settimane di politica parlamentare sarà senza dubbio Pietro Grasso, presidente del Senato, seconda carica dello stato e principe assoluto dell’arte dell’annacamento, quella formidabile disciplina che permette ai politici di muoversi senza muovere in realtà un solo passo ma spostando leggermente o di qua o di là il proprio bacino. Il re degli annacati, Grasso, sarà il protagonista assoluto delle prossime settimane perché, senza voler esagerare, ha in mano le chiavi della legislatura: a settembre a Palazzo Madama dovrà essere votata la riforma chiave del governo Renzi, la riforma costituzionale, ed esiste solo una persona che formalmente può permettere alla minoranza del Pd di rompere le famose uova nel paniere al presidente del Consiglio e quella persona è proprio Grasso. Tecnicamente la questione è semplice, politicamente è più complicata. Problema: l’articolo numero due del testo di riforma costituzionale sull’elettività diretta dei senatori è emendabile oppure no? Se l’emendabilità sarà consentita, per Renzi potrebbero esserci guai e sull’emendamento della minoranza del Pd potrebbe formarsi a Palazzo Madama una maggioranza momentaneamente alternativa a quella di Renzi.

 

Viceversa, se Grasso interpreterà in modo rigoroso l’articolo 104 del regolamento del Senato, che sostanzialmente vieta di rendere emendabile un testo che sia stato già approvato due volte alla Camera, darà a Renzi la possibilità di avere meno problemi nell’approvazione della riforma. Sulle modalità con cui Pietro Grasso arriverà alla scelta sulla giusta strada da imboccare nel valutare gli emendamenti alla riforma costituzionale pesa però un problema politico importante legato anche al percorso seguito dal 2013 a oggi dal principe degli annacati: riuscirà Pietro Grasso, presidente del Senato che da mesi si muove come presidente dei sindacalisti del Senato, a resistere alla tentazione di sfruttare una battaglia solo apparentemente tecnica e formale per provare a diventare in modo plastico la più credibile alternativa al renzismo? Il magistrato presidente del Senato, da molti punti di vista, costituisce il garante di molti poteri politici e non contro i quali si sta muovendo il presidente del Consiglio e se esiste un’occasione per mettere in campo una rivoluzione civile guidata dai Landini di Palazzo Madama l’occasione è senz’altro questa. Grasso dovrà decidere che strada imboccare. E su questa strada un ruolo importante lo avrà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che incontrerà Grasso nelle prime settimane di settembre. Di fronte a lui Grasso capirà se la moral suasion del nuovo inquilino del Quirinale ha lo stesso effetto del precedente. Chissà.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.