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Partite milanesi

A Milano per Renzi il dopo Expo e la scelta del candidato sono una doppia sfida. Intrecciata e difficile. Domenica il presidente del Consiglio sarà a Milano a chiudere la Festa nazionale dell’Unità, che quest’anno il Pd ha voluto proprio nella città in cui in pochi mesi si giocheranno due partite cruciali per il governo.

1 Settembre 2015 alle 06:28

Partite milanesi

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Milano. “Expo volata finale. Ultimi 60 giorni. Intanto, 400 mila presenze nel weekend. #ciaogufi #goodnews”. Il tweet di Matteo Renzi scivola sul velluto, nel giorno in cui Expo certifica 861.553 ingressi solo nella scorsa settimana, a chiudere un agosto trionfale. Sono arrivati persino i cinesi. Ma i tweet di Renzi vogliono sempre dire di più, preparano cose. Domenica il presidente del Consiglio sarà a Milano a chiudere la Festa nazionale dell’Unità, che quest’anno il Pd ha voluto proprio nella città in cui in pochi mesi si giocheranno due partite cruciali per il governo. Distinte ma intrecciate, e anche assai complicate. La prima sono le elezioni per il sindaco. Perdere Milano, dopo Venezia e con Roma e Napoli messe come sono messe, sarebbe un disastro. Confermarsi, nella città culla del centrodestra, non è così facile. Soprattutto rischiando divisioni a sinistra, con l’incognita delle primarie e senza poter più contare sull’effetto Pisapia. Tant’è vero che il pressing del Pd per far cambiare idea al sindaco rinunciatario prosegue. Un po’ alla disperata. Nel frattempo Renzi manda anche altri segnali, senza tweet: le primarie non sono un obbligo, meglio trovare il famoso candidato condiviso. Se poi fosse l’ad di Expo, Giuseppe Sala, imminente “triumphator” su tutti i gufi, sarebbe uno difficile da battere.

 

L’altra partita che il governo deve affrontare e in fretta – a fianco della giunta ormai “anatra zoppa” di Pisapia e avendo sull’altro fianco un simpatico alleato-competitor come il governatore Bobo Maroni – si chiama “dopo Expo”. Partita difficile quanto il pre Expo. Ora tutto va bene, e fa bene Renzi, fanno bene tutti, a godersi il successo. Ma il primo novembre si chiude. E, secondo le regole del Bureau International des Expositions (Bie), si smonta e si “riqualifica”. Altrove, nelle altre Expo, sarebbe già stato deciso tutto da un pezzo. Qui l’advisor (Arco Tecnica Group e F&M Ingegneria) per la valorizzazione del sito, nominato da Arexpo – la Spa partecipata da comune di Milano e regione Lombardia con la maggioranza delle quote, più Fondazione Fiera – ha appena iniziato a lavorare. C’è un’area di proprietà pubblica da usare. E siccome, per una serie di scelte su cui giudicherà la storia, è costata un occhio della testa all’acquisto, bisogna utilizzarla bene. Vale sulla carta circa 300 milioni, peccato che sia gravata da un mutuo di 160 milioni e che lo scorso novembre il bando per la vendita ai privati (stadio di calcio? Edilizia residenziale? Aziende?) sia andato deserto. Manco un euro di offerta. Addio sogni di business. E peccato che i tempi tecnici siano stretti. L’area sarà libera solo da metà 2016, il rischio di degrado e perdita di valore se rimarrà a lungo senza destinazione è enorme.

 

[**Video_box_2**]Per fortuna esiste il piano B. Anzi, sarebbe tutt’altro che un piano B. A cavare le castagne dal fuoco, mesi fa, è stata l’Università Statale. Che ha proposto di trasferire nel sito tutte le facoltà scientifiche, costituendo un polo ad altissima innovazione tecnologica e un campus universitario capace di attrarre cervelli, aziende e business. Ovviamente interverrebbero soldi pubblici. Il comune sta convergendo su questa idea e il governo pure, coinvolgendo il demanio e – soprattutto – la Cdp. Solo che precedenti accordi hanno già destinato il 50 per cento dell’area di Rho-Pero a parco, una quota all’housing sociale, più la permanenza della Cascina Triulza come sede per le attività delle ong e del Padiglione Italia (per farne che, ancora non si sa). E i tempi sono maledettamente stretti, tanto che il rettore della Statale, Gianluca Vago, ha già fatto sapere informalmente che non aspetterà oltre fine anno. Ma una giunta in scadenza e con una maggioranza divisa sarà in grado di decidere entro 3-4 mesi una partita così importante? Un po’ per buon senso pratico, e un po’ scommettendo che no, Maroni ha iniziato a sparigliare: proponendo con la regione un piano d’emergenza “Fast post Expo”, cioè un parziale riutilizzo immediato di alcune strutture (le “stecche” di servizio e altro) da adibire a uffici pubblici. Mentre Giulio Gallera, coordinatore milanese di FI ha lanciato pure l’idea di creare sul sito una sorta di distretto dell’arte sul modello del “798 Art” di Pechino. In attesa che il governo, e la sua giunta comunale di riferimento, cavino dal cilindro l’idea giusta. Così ora il problema di Renzi, e del Pd, è quello di trovare un candidato che si possa presentare a Milano con in tasca il progetto giusto e vincere le elezioni. E battere i nuovi #gufi del dopo Expo.

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