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Monica Maggioni è il presidente della Rai, e Renzi fa la spendig review a sua insaputa

Il presidente c'è, è Monica Maggioni. Il nome del direttore di Rai News è quello che mette d'accordo sinistra e destra e non c'è più tempo per tirare fuori un altro coniglio dal cilindro. Il braccio di ferro, infatti, costerebbe un rinvio che Renzi non vuole e non può neppure permettersi.

5 Agosto 2015 alle 14:26

Monica Maggioni è il presidente della Rai, e Renzi fa la spendig review a sua insaputa

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Il presidente c'è, è Monica Maggioni. Il nome del direttore di Rai News è quello che mette d'accordo sinistra e destra e non c'è più tempo per tirare fuori un altro coniglio dal cilindro. Il braccio di ferro, infatti, costerebbe un rinvio che Renzi non vuole e non può neppure permettersi. Le complicazioni sono già ampiamente oltre la soglia d'allarme. Pasticci compresi. E' rotolato perfino sul taccuino del cronista un Renzi fermato dalla rottamazione. E’ arrivato non a caso in agosto, mese degli spiaggiati. Il presunto affondamento di quattro nomine su sette viene impaginato dall’Unità che ricorda una norma varata dal ministro Marianna Madia che per “svecchiare” la pubblica amministrazione aveva introdotto un po’ di paletti. Dice l’Unità: i pensionati possono assumere incarichi dirigenziali solo per un tempo limitato (un anno) e gratis.

 

Panico nella commissione di Vigilanza, tutto da rifare? A questo punto tutto è possibile. “Er cda è come lo yogurt”, commenta il dirigente che da un paio di giorni tira bracciate nel mare di “Sabbaudia”. Tra i cubicoli di Viale Mazzini si tirano di gomito, uno di quelli che la sa lunga mi chiama: “Che t’avevo detto? Qui niente è scontato”. In effetti, questa non s’era mai vista.

 

Riepiloghiamo: la commissione di Vigilanza elegge sette consiglieri, non c’è nessun accordo tra i partiti, il consiglio è balcanizzato (3+2+1+1), sul presidente arriva un accordo in extremis che ha il nome della Maggioni, ma il prezzo pagato dal Pd è grande: sulla Rai si è spaccato come un'auguria in spiaggia mentre tutti ballano la taranta. Secondo l’Unità, quattro consiglieri (Guelfo Guelfi, Arturo Diaconale, Carlo Freccero e Giancarlo Mazzuca) sarebbero in pensione. Tutto da rifare? Panico in Parlamento, fibrillazione a Palazzo Chigi, slittano tutte le riunioni, quella del cda e quella della Vigilanza. Epic fail.

 

“Prima il problema del fuso orario, ora questo casino della compatibilità delle nomine”, dice un componente della Vigilanza ancora sotto choc per il SamuRai. E per lui non è finita: ora deve evitare colpi di mano sulla candidatura della Maggioni alla presidenza. In Rai non è mai fatta finché non c'è la firma. Qualche volta, come abbiamo visto, anche dopo la firma.

 

E così torniamo al problema di sempre, quello che Renzi non risolve e (forse) non risolverà mai: lo staff. La mano destra non sa quello che fa la sinistra, a Palazzo Chigi si fanno norme che vengono dimenticate. Nel caso del cda Rai, è mancato tutto: coordinamento con le Camere (il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che anticipa il Parlamento sulla nomina con la vecchia legge Gasparri), valutazione dei curricula, controllo delle compatibilità dei candidati. Mi fermo qui.

 

[**Video_box_2**]Andiamo alla ciccia. I consiglieri eletti dalla commissione di Vigilanza possono stare in carica o no? C’è un escamotage pronto per l’uso? Qual è lo stato dell’arte? Che succede? Mandiamo in onda l’intervallo con le pecorelle? Apro l’agenda. Calma e gesso. “La Rai è una esse-pi-a”, mi dice al telefono uno che mangia pane e diritto amministrativo e parlamentare da quando aveva i calzoni corti. E quindi? “Quindi si applica la norma Madia del decreto 90/2014, ma con una novità introdotta in questi giorni dal Senato”. Suspence. Quale? “I pensionati lavorano gratis, ma fino alla fine del mandato, non c’è più il vincolo di un anno”. Clic.

 

Wow! Renzi ha fatto la spending review a sua insaputa.

 

Post pasticcio

 

Drin! Al telefono c’è ancora la fonte “Tripla A”, al lavoro su codici e codicilli. Che succede? “La legge approvata ieri dal Senato dice che gli incarichi che le pubbliche amministrazioni possono conferire ai pensionati non sono più soggetti al limite di un anno stabilito dalla precedente legge, sempre della Madia. Però fa eccezione per gli incarichi dirigenziali o direttivi. Naturalmente, occorrerà capire se quello di consigliere d’amministrazione della Rai è un incarico dirigenziale o direttivo. Serve una circolare interpretativa del ministero della Funzione Pubblica”. Mamma mia. Altro su cui cavillare? “Sulla retribuzione un altro dubbio ci potrebbe essere perché la legge parla di incarichi conferiti da pubbliche amministrazioni e naturalmente l’incarico in cda nella Rai è conferito dall’assemblea dei soci, come in ogni Spa”. Horror legis.

 

Questo articolo è stato aggiornato alle 16,16

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